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Fascismo

Verso la fine degli anni 10 ci fu una pesante crisi economica dovuta ad una alta inflazione: infatti, il 1919 e il 1920 sono detti Biennio Rosso, anche a cause dei diversi scioperi e manifestazioni.
Nel novembre del 1919 si tengono in Italia le prime votazioni politiche del primo dopoguerra. Le elezioni avvengono tramite il metodo proporzionale a scrutinio di vista, mentre prima si usava il sistema maggioritario (i seggi sono tutti ottenuti dal partito che ottiene la maggioranza). Con questo nuovo metodo, l’attribuzione dei seggi avviene in modo proporzionale ai voti ottenuti dai vari partiti.
Tra i partiti italiani troviamo il Partito Popolare Italiano che, nel secondo dopoguerra, diventerà la Democrazia Cristiana. Il segretario del partito era Don Luigi Sturzo. Il Partito Popolare Italiano era democratico, anti-marxista e di ispirazione cattolica; infatti voleva attuare in politica le idee cattoliche, come diffondere la scuola cattolica e frenare la legge sul divorzio. Il partito accolse un grande consenso.

Nelle elezioni del 1919, il partito socialista ottiene 156 seggi in parlamento, il partito liberale perde la maggioranza assoluta e ottiene 200 seggi in parlamento e il partito popolare ne ottiene 100. I vecchi liberali e il Partito Popolare Italiano si coalizzano per contrastare la maggioranza e poter passare delle leggi.
L’impresa di Fiume - Sulla base del concetto di vittoria mutilata, nel 1919 i nazionalisti occuparono la città di Fiume, sul confine con la Iugoslavia, grazie ad un contingente di ex militari guidati da Gabriele d’Annunzio, proclamandone l’annessione all’Italia. La questione fiumana sarà infine risolta da Giolitti, che firmerà con la Iugoslavia, nel 1920, il Trattato di Rapallo, con il quale Fiume diventò uno stato libero e indipendente.
L’Italia sembrava sull’orlo di una rivoluzione socialista simile a quella avvenuta in Russia. È in questo ambiente che nasce il Fascismo. Esso nasce a Milano nel 1919, quando un centinaio di persone tra reduci, futuristi, industriali e altri creano un documento, il Manifesto dei Fasci, pubblicato alcuni mesi dopo sul Popolo d’Italia, giornale di Mussolini. Il documento da origine ai Fasci di Combattimento e contiene le idee originali del fascismo: i fascisti sono contro la Chiesa, vogliono il suffragio universale, anche per le donne, chiedono la giornata lavorativa di 8 ore e la nazionalizzazione dei beni delle congregazioni religiose (diventa tutto dello stato) à sembra un programma socialista.
Il partito nazionale fascista, tuttavia, nasce solo nel 1921.
I militanti fascisti, le cosiddette Camicie Nere, svolgono azioni di disturbo nei confronti del partito socialista: per esempio prendono la sede del giornale L’avanti. Ma il fatto più eclatante accadde a Bologna nel 1920, precisamente a Palazzo d’Accursio, sede del comune di Bologna, dopo che l’amministrazione comunale di Bologna era stata appena eletta. Essa era socialista; dunque i fascisti si mobilitarono per disturbarne la cerimonia di inserimento. Ci furono molti spari, anche sulla folla, che provocarono una decina di morti. Questo fatto ha dato il via a una serie di ritorsioni in tutta l’Emilia, promosse dalle Camicie Nere, con l’obiettivo di punire i socialisti per aver causato la morte di diverse persone.
La prima comparsa dei fascisti all’interno del parlamento si ha nel 1921. Nel congresso del partito socialista di Livorno, l’ala massimalista si stacca dal partito socialista e fonda il PCdI - Partito Comunista d’Italia: esso voleva ripetere l’esperienza russa in Italia.
Nelle nuove elezioni, i fascisti si raccolgono nel Blocco Nazionale, una lista per fermare l’avanzata del partito socialista. Ma in realtà i seggi dei socialisti diminuirono appena, mentre il Blocco Nazionale ottenne solo 35 seggi à Il fascismo sale al potere gradualmente.
La marcia su Roma - Il governo di Orlando era entrato in crisi. Gli succedono Nitti (fino al 1920), Giolitti (1920), Bonomi (1921) e Facta (1922). Facta era il primo ministro ai tempi della marcia su Roma.
La marcia era un progetto organizzato da Mussolini: egli voleva realizzare una grande mobilitazione di Camicie Nere a Roma, per dimostrare quanto le Camicie Nere fossero numerose. La marcia avvenne il 27 ottobre 1922.
Facta voleva dichiarare lo stato di assedio e fare così intervenire l’esercito, ma il re non firmò il documento perché temeva una guerra civile e per una serie di altre ragioni. Facta si dimette e le Camicie Nere agiscono indisturbate.
La mattina del 30 ottobre, il re decide di ricevere Mussolini e di assegnargli l’incarico di formare un nuovo governo. Nel 1922 nasce il primo governo di Mussolini, anche se i fascisti sono ancora la minoranza in parlamento.
A quei tempi, i due intellettuali più famosi erano Croce e Gentile. Croce era un oppositore, ma veniva tollerato, mentre Gentile fu chiamato da Mussolini per esserne affiancato. Nel 1923 viene varata la riforma scolastica ideata da Gentile, che istituisce l’esame di stato al termine di ogni ciclo di studi e rende obbligatorio l’insegnamento della religione fin dalle elementari (scuola pubblica e scuola cattolica poste sullo stesso piano). Inoltre, si ha una supremazia della cultura umanistica rispetto a quella scientifica, perché l’unico liceo a permettere l’accesso all’università è il classico.
Per le nuove elezioni viene proposta una nuova legge elettorale, la Legge Acerbo, che permette ai partiti che raggiungono almeno il 25% dei consensi di ottenere 2/3 dei deputati in parlamento. Tuttavia, non ebbe alcuna utilità nelle elezioni del 1924, in quanto la Lista Nazionale (ex Blocco Nazionale) ottenne il 65% dei consensi. Molti credevano che le elezioni fossero state manomesse: tra questi, Matteotti, allora segretario del partito socialista, denunciò gli imbrogli, ma fu rapito dalle Camicie Nere e ucciso a pugnalate. Questo fatto mostrò al pubblico italiano l’aspetto duro del fascismo e molti parlamentari, per denunciare questa situazione, decisero di abbandonare il parlamento: questo episodio di “abbandono di massa” fu chiamato Aventino.
Il 3 gennaio 1925 Mussolini fa destituire i partiti oppositori, dichiarandoli fuori legge. Molti antifascisti furono costretti ad esiliare, tra cui don Luigi Sturzo. Così inizia la dittatura fascista, che durò fino al 1943; l’Italia venne completamente liberata nel 1945. Lo stesso anno, Mussolini venne fermato mentre cercava di scappare in Svizzera, fucilato e appeso in Piazzale Loreto.

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