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Il congresso di Vienna (1814) – La Restaurazione

La Restaurazione inizia con la fine dell’impero napoleonico e col congresso di Vienna. Questo fu organizzato per ridisegnare la carta geopolitica (i confini) dell'Europa dopo le guerre napoleoniche. A esso intervennero i rappresentanti di ben 216 paesi, ma la parte più importante dei lavori fu eseguita quasi esclusivamente dai rappresentanti delle quattro potenze che sconfissero la Francia: la Gran Bretagna, la Russia, l'Austria e la Prussia. A Vienna si decise di seguire due principi fondamentali: il primo tendeva a restaurare sui troni d'Europa i sovrani legittimi costretti alla fuga dall’avanzata di napoleone (principio della legittimità); il secondo tendeva a creare un clima di compromesso tra gli Stati, tale da garantire la pace (principio dell'equilibrio). Poco dopo la fine del Congresso i monarchi assoluti suggellarono la Santa Alleanza (cui aderiranno in seguito tutti gli Stati europei, tranne la Gran Bretagna e lo Stato Pontificio), e la Quadruplice Alleanza (Gran Bretagna, Austria, Prussia e Russia ) e per salvaguardare l'Europa e i propri troni da nuove rivoluzioni furono creati degli Stati Cuscinetto intorno alla Francia. Per quanto riguarda l’Italia la penisola fu divisa in 4 zone d’influenza : lo stato pontificio con a capo il papa in stretta alleanza con la Francia,l’aria veneta possedimento austriaco, il Regno di Napoli e di Sicilia sotto il potere dei Borboni , il Regno di Savoia con Vittorio Emanuele I di Savoia.

I moti degli anni 20’

Il congresso di Vienna causò un malcontento generale da parte dei liberali di ogni singola nazione che portò allo scoppio di innumerevoli rivolte. I liberali non volevano l’azzeramento di tutti i progressi avvenuti sin ad allora, e in nome della libertà, proclamavano l’abolizione delle monarchie assolute. La reazione a queste richieste fu il rafforzamento dei regimi polizieschi da parte dei governi. Non potendo esprimere liberamente il proprio dissenso i liberali si riunirono in organizzazioni clandestine: le società segrete. I moti del 1820-1821 furono tentativi di insurrezione nati in Spagna che si diffusero poi in diversi altri paesi.
Anche in Italia come in altre parti d’Europa i Liberali chiedevano una costituzione al fine di garantire i loro diritti, con questo scopo nacque la Carboneria. I più importanti esponenti furono Mazzini e Gioberti. Mazzini puntava alla creazione di un’ Italia “ unica, libera, indipendente e repubblicana”. Mazzini affidava tutto il potere al popolo, egli riteneva che il popolo fosse il rappresentante di Dio in terra, che Dio gli desse il potere per meglio governare. Egli , inoltre, fonda la Giovane Italia con lo scopo di educare le masse popolari. Questa società era molto più salda rispetto alla stessa carboneria perché si basava su un programma preciso, era aperta a tutti senza distinzioni di classi sociali o religione. Egli era un uomo d’azione, pronto ad insorgere in qualsiasi situazione. Mazzini tentò varie insurrezioni che lo portarono ad essere esule in Svizzera, ma neppure lì si diede per vinto e fondò la Giovane Europa. Gioberti scrisse “ il primato morale e civile degli italiani” nel quale l’autore richiamava gli italiani, dopo secoli di schiavitù, alla presa di coscienza del loro primato sugli altri popoli ( primato dovuto alla chiesa cattolica presente sul territorio, e al grande passato caratterizzati dall’ impero romano, dunque un primato politico e religioso). Gioberti, a differenza di Mazzini, non credeva nella repubblica ma nello stato federale,formato da tanti piccoli governi in modo da rispettare le disuguaglianze locali e da un governo centrale sotto il potere del pontefice. La politica di Gioberti sarà chiamata neoguelfismo. Gioberti non credeva nella repubblica perché l’Italia sin ad allora non aveva mai avuto un carattere unitario: non c’era un’unità politica o religiosa o linguistica(la lingua era caratterizzata dai dialetti locali). L’azione di Gioberti fallì perché egli più che uomo d’azione era un teorico.

In Piemonte i liberali speravano che Vittorio Emanuele I concedesse spontaneamente la costituzione, ma così non fu. Scoppiato il moto l’attuale re abdica in favore del fratello Carlo Felice, in attesa del rientro di questi, Carlo Alberto usurpa il trono e da la tanto attesa costituzione (di Cadice, città spagnola che diede il via ai moti). Molti altri moti,però, fallirono a causa delle stesse società segrete, perché a causa della loro segretezza il popolo, parte consistente del paese, non vi partecipò;non parteciparono neanche i borghesi i quali potevano dare un aiuto finanziario consistente; e perché molti adepti non erano ben informati sul da farsi e perché si divisero in liberali e radicali.

I moti del 48’

Nel 1848 una nuova ondata rivoluzionaria si abbatté sull'Europa dopo i moti del '20 e del '30. Se i fatti degli anni precedenti fallirono quasi dappertutto a causa dello scarso coinvolgimento delle masse, questa volta esse ricoprirono un ruolo di primo piano. L’epicentro dei moti fu la Francia. Quando il governo rifiutò di concedere una moderata riforma elettorale, le opposizioni reagirono prontamente. Il loro malcontento si concretò nell'organizzazione di banchetti di protesta (libere e legittimate riunioni di contadini). Quando il governo decise di vietarne uno a Parigi scoppiò la rivoluzione a opera di studenti e operai. Dopo uno scontro che provocò 23 morti, il re fuggì e fu proclamata la Repubblica .Un governo provvisorio, democratico, introdusse il suffragio universale e altri importanti provvedimenti. Due le correnti del governo: una liberale, l'altra socialista. La lotta adesso era tra borghesia e proletariato. La borghesia vide negli operai degli ateliers una classe di parassiti così fu eletta la nuova Assemblea Costituente. Su 900 deputati i radicali e socialisti erano solo un centinaio. Delusi, gli operai insorsero proclamando un governo socialista ma, intervenne la Guardia nazionale che soppresse il movimento e gli ateliers. Fu la goccia che fece traboccare il vaso: si ribellarono 70 mila operai parigini. Il ministro della guerra , ottenuti pieni poteri dall'Assemblea Costituente, soppresse la rivolta nel sangue (3 mila morti e 4 mila deportati). La borghesia aveva battuto il proletariato.

Anche l’Italia meridionale fu investita da moti insurrezionali. A Palermo scoppiò una rivolta che costrinse Ferdinando II a concedere la Costituzione. La rivolta si propagò anche in altre città italiane costringendo i sovrani a concedere anch’essi la Costituzione. Venezia scacciò il dominio austriaco e si proclamò Repubblica. La rivolta milanese (conosciuta anche come le cinque giornate di Milano) portò all’instaurazione di un governo provvisorio costituto dagli insorti. La vittoria milanese spinse Carlo Alberto (sul trono dal 1831) a dichiarare guerra all’Austria. A lui si unirono anche il papa ed altri sovrani italici; inizia la I Guerra di Indipendenza (1848-1849).Per i personali interessi di Carlo Alberto l’intesa si ruppe presto ( lo scopo di Carlo Alberto era quello di riunire tutta l’Italia sotto il dominio della famiglia dei Savoia). Rimase così solo il Piemonte sabaudo a combattere contro l'Austria. Il regno sabaudo, dopo qualche successo contro l’Austria, fu pesantemente sconfitto e costretto a firmare l’armistizio con gli austriaci. La prima guerra d'indipendenza si concluse nel marzo del 1849, con la sconfitta di Novara, cui seguì l'abdicazione di Carlo Alberto in favore del figlio Vittorio Emanuele II .

II Guerra di Indipendenza

Camillo Benso conte di Cavour da semplice deputato in Parlamento diventò ministro dell’agricoltura, del commercio e dell’industria fino a diventare nel 1852 primo ministro. Cavour portò una ventata innovativa nella pianificazione dell'unità, trasforma il Piemonte in uno stato moderno e crede che il Piemonte con l'appoggio di una potenza europea può sconfiggere l'impero Asburgico. Iniziò ad attirare le attenzioni delle potenze continentali sulla questione Italiana. Presto Cavour si accorse che in nessuno stato europeo si aveva coscienza della gravità della situazione italiana; così in occasione dello lo scoppio della ; Guerra di Crimea,Cavour spinse il Regno a prendervi parte a fianco di Gran Bretagna, Francia e Impero Ottomano. L'intento era quello di rendere sempre più stretti i legami tra il regno sabaudo e le grandi potenze europee. L'iniziativa ebbe i frutti sperati dallo statista piemontese: al congresso di Parigi ebbe l'occasione di esporre di fronte ai rappresentanti dei maggiori stati europei l'importanza della questione italiana per il mantenimento della pace, tutti sostennero la tesi di Cavour. Il consenso ottenuto dopo la guerra di Crimea portò all'incontro segreto a Plombièrs tra Cavour e Napoleone III. Il patto prevedeva l'intervento francese a fianco del Regno di Sardegna in caso di aggressione da parte dell'Austria e, in caso di vittoria, l'annessione al regno sabaudo del Lombardo-Veneto; il sogno di Napoleone III era di prendere Vienna. Ora Cavour disponeva di un forte alleato; doveva però spingere l'Austria ad attaccare per prima. Cavour inizia opere di guerriglia sul confine austriaco, l'Austria cade nella trappola e fa giungere un ultimatum . Scaduto l'ultimatum, l'Impero asburgico attacca facendo scattare la clausola del patto e costringendo la Francia ad intervenire. La seconda guerra d'indipendenza italiana vede schierati da un lato la Francia e il Regno di Sardegna e dall'altro l'Austria. Gli eserciti franco-piemontesi, guidati da Napoleone III, sconfiggono gli austriaci in alcune battaglie Successivamente, però, Napoleone III abbandonò la guerra, per il bilancio catastrofico di alcuni scontri e avviò trattative con l'Austria, con la quale firmò l'armistizio . La Francia ottenne dall'Austria, che assolutamente non voleva trattare con i piemontesi, la Lombardia. Cavour deluso dalla condotta francese, che non aveva rispettato i patti, e amareggiato dall'umiliazione di ricevere la Lombardia dalla Francia e non direttamente dall'Austria si dimise dall'incarico di primo ministro. Nel 1860, a seguito di plebisciti, si ebbe l'annessione, al Regno di Sardegna, ( di vari ducati ) del Ducato di Parma e Piacenza, della Legazione delle Romagne, del Ducato di Modena e Reggio e della Toscana. Tali annessioni contrastavano però con quanto stabilito alla fine della guerra tra Austria e Francia nella Pace di Zurigo ( trattato che concluse la Seconda guerra d'indipendenza italiana. L'Austria cedeva la Lombardia alla Francia, che l'avrebbe assegnata al Regno di Sardegna, mentre conservava il Veneto e le fortezze di Mantova e Peschiera. I sovrani di Modena, Parma e Toscana avrebbero dovuto essere reintegrati nei loro Stati, così come le Legazioni pontificie avrebbero dovuto essere restituite alla Santa Sede. Tutti gli stati italiani, incluso il Veneto ancora austriaco, avrebbero dovuto unirsi in una confederazione italiana, presieduta dal papa).La Francia e il Piemonte convennero infine che quanto promesso e non mantenuto dall’alleanza sardo-francese, e cioè l’annessione dell’intero Lombardo-Veneto, poteva essere sostituito con l’annessione dei territori suddetti. Per cui il 24 marzo 1860 il Regno di Sardegna cedette alla Francia quanto previsto dai patti in cambio del Lombardo-Veneto: la Savoia e la provincia di Nizza (1859). Venezia rimane sotto il controllo austriaco, lo Stato Pontificio, amputato delle Romagne, sotto il governo del Papa e il Regno delle due Sicilie sotto la monarchia assoluta dei Borbone. Intanto, nel 1859, era morto Ferdinando II, re delle Due Sicilie, ed era salito al trono il figlio Francesco II; nel regno sabaudo fu richiamato al governo Cavour.

La spedizione dei Mille

Il 5 maggio 1860, Giuseppe Garibaldi salpò con i Mille da Quarto, nei pressi di Genova, dando avvio alla famosa Spedizione dei Mille. Egli sbarcò in Sicilia e subito piegò la resistenza delle armate dei Borboni. Iniziò a occupare tutti i territori circostanti in nome di Vittorio Emanuele II, risalì vero Napoli fino al celebre incontro a Teano con il re a cui consegnò tutti i territori conquistati. L’unificazione nazionale prendeva così corpo, anche se essa non era ancora completa perché il Lazio rimaneva territorio papale e il Veneto era in mano austriaca. Il 17 marzo 1871 Vittorio Emanuele fu proclamato re di Italia.

III Guerra di indipendenza

Con lo scoppio della guerra austro-prussiana del 1866, l’Italia si schierò con la Prussia con il premeditato intento di sottrarre il Veneto all’Austria. La guerra ebbe esito negativo per l’Italia, ma, grazie alle vittorie prussiane e alla pace di Vienna, il Veneto fu annesso al regno d’Italia. Per il completamento del processo d’unificazione mancava soltanto l’annessione dello Stato pontificio, operazione questa di difficile attuazione in quanto Pio IX non era in alcun modo intenzionato a rinunciare al potere temporale. Di fronte a questo rifiuto del papa, Garibaldi e i suoi volontari tentarono per due volte di occupare Roma ma Napoleone III, protettore dello Stato pontificio, glielo impedì. Con la caduta di Napoleone III a seguito della guerra franco-prussiana, truppe italiane guidate dal generale Cadorna entrarono a Roma dopo essersi aperti un varco presso Porta Pia (20 settembre 1870), ponendo fine al potere temporale del papa. L’unità d’Italia si era finalmente realizzata.“ l’Italia è fatta, bisogna fare gli italiani” questa frase di D’Azeglio (predecessore di Cavour alla guida del governo sabaudo), intendeva mettere in evidenza l’importante e difficile compito che spettava al nuovo governo del Regno d’Italia. L’Italia unita era un paese di 22 milioni di abitanti ed era molto arretrata sia socialmente che economicamente. L’80% della popolazione era analfabeta, l’economia si basava ancora sull’agricoltura e vi era un enorme divario tra Nord e Sud che originò la questione meridionale. Il nuovo governo, quindi, oltre a risolvere i problemi economici dell’Italia, doveva anche cementare un’identità nazionale ancora inesistente. Questa assenza di identità nazionale si manifestò nell’Italia meridionale con il brigantaggio e con rivolte popolari per la mancata distribuzione delle terre ancora nelle mani dei latifondisti.

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