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L’Europa verso la II guerra mondiale:

L’italia fascista negli anni 30:
Il fascismo fu un movimento che seppe tener conto delle esigenze delle masse popolari che i regimi liberali non riuscivano più a controllare e guidare. Fu un sistema politico che appoggiando sempre più le grandi organizzazioni di massa tendeva ad integrare tutta la società nello Stato. Fu soprattutto dopo la grande crisi del 29, negli anni trenta che tutte le associazioni operaie e padronali, in merito alla Carta del Lavoro del 1927, furono inquadrate nelle Corporazioni:ciò permise al fascismo di controllare le masse operaie e contadine. Anche il tempo libero fu regolato dal fascismo il quale fondò l’Opera Nazionale Dopolavoro (OND). Lo strumento attraverso cui il fascismo intendeva trasformare la società e creare un “uomo nuovo” era il Partito Nazionale Fascista (PNF); la sua dottrina finiva in una mistica, mistica Gentile, secondo la quale il partito esigeva un impegno totale al fine di realizzare i valori supremi della nazione. Ai sommi capi del partito c’era il Gran Consiglio del Fascismo presieduto dal Duce. L’iscrizione al partito era considerata volontaria ciò nonostante molti furono costretti con la forza ad iscriversi e spesso erano tenuti a tesserarsi in quanto il tesseramento era requisito per trovare un lavoro. La crescita del piccolo fascista iniziava fin dalla giovane età nelle associazioni “figli della Lupa” e i “balilla” e man mano che i giovani crescevano passavano nel “gioventù del littorio”.

Propaganda e cultura in Italia:
Si diffusero negli anni trenta mezzi attraverso cui il fascismo veniva esaltato agli occhi della popolazione. Si utilizzavano il cinema e la stampa per esaltare l’opera del duce, i suoi discorsi e le sue imprese. Nella cultura prevalse il mito di Roma, si ripristinarono vecchi detti e furono indetti scavi archeologici nella città. La storia del medioevo e del rinascimento fu lasciata nell’ombra mentre insieme a quella dell’impero romano fu ripreso il Risorgimento considerato come l’anticipazione della rinascita nazionale fascista e Garibaldi fu visto come un precursore di Mussolini. La vita collettiva negli ani 30 degli italiani cambiò: si riscoprirono gli sport,gli spettacoli teatrali, il cinema, si ebbe il boom automobilistico, si diffuse l’abitudine delle vacanze estive e il weekend.
Stato imprenditore: opere pubbliche e politica rurale in Italia:
La fine degli anni venti ,che abbiamo visto prosperosa per l’Italia fascista tanto che il numero degli addetti all’industria raggiunse quasi quello degli addetti all’agricoltura portando a vedere un Italia non più come un paese del tutto rurale, segnò l’entrata in Italia della grande crisi proveniente dall’America. Crisi che portò ad un aumento della disoccupazione e alla chiusura di numerose industrie. Il governo per far fronte alla crisi dovette autorizzare nuovamente la giornata lavorativa di 9 ore e ridurre gli stipendi del 12%. Ciò comportò il declino del turismo e dei beni di lusso nel paese. Per far fronte alla crisi Mussolini portò avanti un programma di oper pubbliche accentuando l’intervento dello stato a sostegno delle imprese pericolanti. A questo fine fu creato l’Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI) che controllava i criteri di gestione di alcune banche e di salvare le industrie in crisi. Facendo ciò lo stato controllava la finanza pubblica.Ricorderemo che nel 1925 il fascismo aveva portato avanti un processo di ruralizzazione del paese con la battaglia del grano voluta per soddisfare il fabbisogno cerealicolo a tutto il paese al fine di non dipendere dal resto del mondo e le opere di bonifica che permisero di popolare e creare nuovi campi per la coltivazione in zone che un tempo erano paludose come la Sabaudia e Littoria. Con la politica rurale il fascismo cercò di correggere la tendenza all’industrializzazione che aveva caratterizzato il mondo moderno esaltando la campagna. L’esaltazione della campagna veniva però da un esigenza di una politica di forza e di espansione: era anche basata sulla constatazione della prolificità della famiglia contadina per cui ricorderemo”il numero è potenza”. Per cui alle famiglie numerose vennero stanziati premi e tasse per i celibi.
La prima e la seconda fase della politica estera di Mussolini:
La politica estera di Mussolini fu spesso molto contraddittoria alternando a improvvisi gesti bellicosi a frequenti aperture di pace. Inizialmente il fascismo si mosse seguendo la propaganda di “vittoria mutilata” ma allo stesso tempo condivise il rispetto dei trattati di pace fatti a Parigi. A partire dal 1927 il fascismo divenne decisamente più revisionista; nel 1932 il Duce assunse il potere di ministro degli Esteri adottando un atteggiamento decisamente aggressivo: il fascismo contestava l’assetto moderno Europeo dopo la fine della guerra e la politica pacifista che aveva come simbolo nella Società delle Nazioni. Questa presa di posizione fascista fu accolta soprattutto dai paesi usciti sconfitti dalla guerra come la Germania, l’Austria,l’Ungheria in cui si affermarono regimi di tipo fascista. Si andò creando quindi un blocco di paesi vinti e poveri che si andò a contrapporre a quello dei paesi vincitori e ricchi. Il fascismo inoltre appoggiò le rivendicazioni austriache e ungheresi verso gli stati cuscinetto della piccola Intesa. Il revisionismo fascista fu rivisto quando tra il 1933 e il 1934 il revisionismo nazista di Hitler, più agguerrito, intendeva invadere e annettere L’Austria alla Germania minacciando le frontiere Italiane stabilite a Versailles. Mussolini dispose 4 divisioni sul confine del Brennero e partecipo agli Incontri di Stresa (aprile 1935) dove i rappresentanti condannarono il riarmo tedesco garantendo l’indipendenza all’Austria e confermando l’impegno a dover mantenere la pace nel continente. Si dice che in una clausola segreta il l’Italia ebbe il consenso dalla Francia per un possibile intervento militare in Etiopia; fatto sta che tra il 1935 e 1937 l’italia diede vita alle operazioni militari in Abissinia. L’aggressione italiana in Etiopia, la rottura con la società delle nazioni, la guerra in Spagna e l’alleanza con Hitler segnarono l’inizio di una svolta irreversibile che si sarebbe conclusa con lo scoppio della II guerra Mondiale.
L’Italia antifascista:
Gli antifascisti possiamo classificarli sue due fronti: quelli interni ossia quelli che predicavano la lotta contro il fascismo nella clandestinità nel nostro paese, e quelli invece esterni i quali combattevano il fascismo dalla Francia dove si erano rifugiati e avevano fondato associazioni internazionali. Nel 1927 nacque la concentrazione antifascista che intendeva strappare la maschera di rispettabilità che il regime si era creato e mostrare agli europei la natura profondamente reazionaria del fascismo. A differenza della Concentrazione nel 1929 nacque “Giustizia e Libertà” dei fratelli Rosselli che seguendo la lezione di Gobetti avanzava un programma nel quale le esigenze della democrazia politica si fondevano con quelle della giustizia sociale e a differenza della concentrazione gli affiliati di qst associazione si proponevano di agire sul piano rivoluzionario preparando la lotta armata. Nel paese invece erano molti i gruppi clandestini che si professavano antifascisti e rischiavano la condanna da parte del Tribunale. Essi si concentrarono soprattutto a Milano e Torino mentre da Napoli scriveva sulla “Critica” Benedetto Croce che portava avanti una serrata lotta al fascismo richiamando gli ideali della libertà e della tolleranza.
Germania di Hitler prepara la guerra:
Sin dalla sua venuta al potere Hitler si preoccupò principalmente del riarmo della Germania. Infatti nel 1933 si sottrasse dai vincoli imposti alla Germania dal trattato di Versailles riorganizzando un esercito in Germania e abbandonando clamorosamente la società delle nazioni. Sul piano politico si susseguirono avvenimenti minacciosi: nel 1934 un gruppo di nazisti tentò il colpo di stato in Austria assassinando il cancelliere austriaco Dollfuss rivendicando la vecchia unione dell’Austria alla Germania. La reazioni di Mussolini però portò Hitler a rinunciare a questo proposito. Nel 1935 i nazisti invasero la regione della Saar che tornò sotto il controllo del 3 Reich, nel 1936 Hitler ordinò alle forze armate di rimpossessarsi delle basi in Renania. Nell’ottobre 1936 si formò l’asse “roma-Berlino” un alleanza tra il regime fascista e quello nazista e nel novembre essa fu allargata col Patto di Antikomintern al Giappone. Hitler si propose di combattere la minaccia bolscevica e intendeva costituire un grandioso esercito per schiacciare l’URSS. Egli delineò le linee essenziali del suo piano nel Piano quadriennale che, al fine di un organizzazione militare efficiente, richiedeva la riorganizzazione dell’economia: bisognava raggiungere l’autosufficienza per prepararsi a quella guerra che sarebbe giunta in Europa nel corso di 4 anni!
La diffusione in Europa dei regimi di ispirazione fascista:
Negli anni venti e trenta si affermarono in Europa sul modello fascista e nazionalsocialista una serie di regimi. Questi a differenza del Nazismo e del Fascismo non riuscirono ad imporsi come stati totalitari ma si limitarono a seguire un modello dispotico-autoritario rimanendo intatte le strutture e le istituzioni tradizionali accrescendo solo il potere dell’esecutivo e sopprimendo il Parlamento. Abbiamo assistito ai regimi autoritari nella penisola Iberica con Rivera in Spagna e Salazar in Portogallo. In Austria seguendo il modello fascista, Dollfuss, sciolse nel 1933 il Parlamento e mise a bando tutti i partiti, pose sotto controllo la stampa e represse nel sangue le proteste dei socialisti. Sappiamo che nell’estate del 34 morì per mano di sicari nazisti. Anche in Jugoslavia il sovrano Alessandro I della dinastia serba dei Karagjorgjevic ricorse ad un colpo di stato. Liquidò il Parlamento nel 1929 sopprimendo le opposizioni imponendo una dittatura serba. In tale occasione si consolidò intorno a Ante Pavelic il movimento separatista degli Ustasa che incoraggiati da Mussolini proclamarono la lotta per l’indipendenza della Croazia attraverso azioni terroristiche che costarono la vita al Re Alessandro. Data la giovane età del discendente Piero II fu instituito un consiglio di reggenza.
In Ungheria, che durante il biennio rosso si era formata la Repubblica sovietica di Bela Kun, salì al potere Miklos Horthy che governò fino al 1944 col titolo di reggente giovando dell’appoggio ufficiale di Mussolini. Un forte programma antitradizionalista,antisemita e anticomunista caratterizzò il regime autoritario di Corneliu Codreanu che nel 1927 costituì nel regno di Romania la legione della camicie verdi dette guardie di ferro. La vittoria di Corneliu delle elezioni portò al sovrano Carlo II al ricorso alla forza sciogliendo tutti i partiti e l’assassinio di Corneliu.
In Grecia il generale Ioannis Metaxas nel 1936 instaurò un regime dittatoriale e nel 1938 si fece nominare capo del governo a vita. In Polonia il partito dei contadini ottenne una decisiva vittoria elettorale che costrinse Jozef Pilsudki, a protezione degli interessi della grande proprietà terriera, nel maggio 1926 a impadronirsi di Varsavia e a governare tra il 1930-1935 con metodi autoritari.

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