L'esodo


Gli Ebrei si fermarono in Egitto fino a quando, mutato nei loro confronti gli atteggiamento degli egizi, che gli avevano privati loro della libertà, i loro discendenti decisero di fare ritorno nella terra di Canaan. Il compito di ricondurre in Palestina il popolo ebraico fu affidato da Dio a Mosè, secondo il racconto biblico contenuto nel libro dell'esodo (dal latino Exodus cioè uscita). Probabilmente questa fuga dall'Egitto si può situare storicamente nell'arco del 13º secolo, infatti con la morte di Tutankamon e l'avvento della XIX dinastia, i faraoni ripresero la politica espansionistica riappropriandosi dei territori palestinesi. Gli ebrei, fino ad allora trattati come lavoratori liberi al servizio del faraone, furono obbligati a prestazioni di lavoro coatte: uno Stato fortemente centralizzato mal tollerava del resto la presenza al proprio interno di gruppi autonomi e potenzialmente destabilizzanti. La migrazione di una tribù nomade doveva essere un evento consueto, pertanto le fonti egizie non fanno alcun cenno alla fuga degli ebrei, mentre tale avvenimento assunse per questo popolo i contorni di un avere propria epopea, come ci attesta la Bibbia.

In generale l'esodo è il principale evento descritto nel libro sacro ovvero la Bibbia. Secondo questo racconto il popolo ebraico, che si trovava in schiavitù presso Egitto, uscì verso la Palestina attraverso la penisola del Sinai sotto la guida di Mosè, inviato da Dio. Questa liberazione viene ricordata nel rito del Pesach (cioè del "passaggio") e corrisponderebbe alla Pasqua ebraica.

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