La dittatura stalinista

Quando nel 1924 il fondatore del comunismo sovietico (Lenin) venne a mancare, il vuoto da lui lasciato fu colmato con l’unico esponente del partito che lo stesso Lenin aveva sconsigliato di mandare al potere: il georgiano Josif Stalin. Stalin aveva già ricoperto ruoli importanti nel governo comunista come direttore del quotidiano del partito, la”Pravda”, prima (1912) e come segretario generale del Comitato centrale del Partito comunista poi (1922). Il nuovo capo del Partito era molto interessato al processo d’industrializzazione e vedeva in esso l’unico modo per lanciare la Russia e trasformarla in uno stato moderno. Al fine di attingere ingenti capitali per dare il via a questo sviluppo, Stalin si rese responsabile di un eccidio spaventoso, la soppressione dell’intera classe contadina di ceto medio (i kulaki, che morirono in otto milioni) che deteneva le terre che lui riteneva di dover possedere. Tali terreni furono in parte ridistribuiti e in parte venduti per incamerare denaro.

Avvenuta la redistribuzione, che per Stalin era necessaria, ebbe inizio la strategia dei piani quinquennali, studiati per ottimizzare lo sviluppo industriale. Già il primo di questi piani evidenzia il tipo di politica che il georgiano attuerà di lì a poco: esso, infatti, abolisce tutti i privilegi della Nep (per info leggere capitolo rivoluzione russa), costringendo i lavoratori a sopportare orari devastanti di lavoro senza la possibilità di scioperare pena la repressione. In questo periodo nacque il termine”stacanovismo”che oggi ancora identifica un lavoratore instancabile e immarcescibile. Questa impronta che fu data al lavoro e alla produzione industriale (N.B.: le industrie erano per lo più industrie pesanti,quindi metallurgiche e siderurgiche)si esasperò fino a riportare in atto il”comunismo di guerra”attuato già in precedenza da Lenin,e con esso e la soppressione di ogni diritto si giunse alla dittatura stalinista. Ma se con i lavoratori Stalin fu esigente,nei confronti di molti esponenti del partito e dell’esercito fu addirittura spietato:egli decise che l’unico modo per assicurarsi il potere assoluto era eliminare fisicamente tutto l’alto quadro dirigenziale del partito comunista,incluso il suo secondo,Trotskij,che fu ritrovato nel suo appartamento in Messico,dove era fuggito nel 1929 dopo essere stato espulso dall’URSS,con il cranio sfondato a picconate(facile intuire che fu opera della Gpu). La stessa polizia segreta di stato (Gpu appunto) fu epurata da individui non affidabili secondo il dittatore, per non parlare dell’esercito, dove tutti gli ufficiali di grado medio o alto (circa 35000) furono fucilati perché accusati di sostenere ancora idee reazionarie. Per coloro per i quali”mancavano le pallottole”, Stalin si premurò di far costruire nel bel mezzo della sperduta Siberia i cosiddetti”campi di lavoro coatto”, più solitamente conosciuti come gulag, campi lavorativi dove i prigionieri (politicidi guerra ecc) trovavano la morte tra atroci agonie. Di tutto questo il popolo russo ebbe ben poco da dire, poiché la propaganda comunista distorceva o ometteva direttamente tutte le tragiche azioni compiute dal regime. Ben più allarmate erano le nazioni europee(tra tutte Francia e Inghilterra)che tuttavia,in seguito al riarmo teutonico,decisero che Stalin sarebbe stato più utile come alleato che non come nemico. Ecco perché l’URSS fu accettato nella Società delle Nazioni.

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