Distruzione di Pearl Harbor

Il 7 dicembre del 1941, senza notificare alcun ultimatum, l'aviazione giapponese attaccò la flotta statunitense del Pacifico, ancorata nella base di Pearl Harbor nelle Hawaii distruggendola quasi completamente. Una volta annientata la presenza statunitense nel Pacifico, l'esercito giapponese può realizzare i suoi piani di espansione occupando facilmente la Thailandia, Indonesia, la Malesia, la Birmania, le Filippine e la Nuova Guinea, che né gli olandesi né i britannici negli americani adesso sono realmente in grado di difendere. Peraltro subito dopo Pearl Harbor le residue resistenze dell'opinione pubblica nordamericana vengono superate e il presidente Roosevelt dichiara guerra al Giappone, e contestualmente anche all'Italia e alla Germania, direttamente minacciato nei suoi possedimenti coloniali (ovvero Birmania, India), anche il Regno Unito dichiara guerra al Giappone. E dunque dal 1941 la guerra diventa davvero "mondiale".

Sebbene abbiano subìto un gravissimo colpo a Pearl Harbor, gli Stati Uniti dispongono di un apparato industriale capace di produrre a ritmi molto rapide gli armamenti necessari per ricostituire la flotta nel Pacifico e per sostenere l'intero sforzo bellico. Anzi la capacità produttiva statunitense capovolge definitivamente il quadro relativo alla disponibilità di armi dei due schieramenti, così per esempio già nel 1942 gli USA producono una quantità di aerei due volte superiore a quella prodotta dalla Germania e dal Giappone messi insieme, il rapporto per i carri armati è di 2,5 a 1; e per le navi da guerra è di 6 a 1. E il divario si amplia anche negli anni seguenti. Particolarmente paradossale è che la partecipazione alla guerra e la crescita della domanda per materiale bellico consentono all'economia e alla società statunitensi di superare definitivamente gli effetti della crisi del 29, riassorbendo completamente la disoccupazione che ancora gravava sul suo mercato del lavoro, questo nuovo ciclo economico legato all'ingresso in guerra stimolò anche una netta ripresa dei salari industriali, la cui crescita è assai più rapida di quella dei prezzi, ciò che garantisce alle famiglie una buona prosperità per tutto il periodo della guerra. Con una cronologia sfasata succede negli Stati Uniti ciò che avvenuto in Germania dal 1933 al 1939: l'industria bellica trascina la ripresa economica e garantisce consenso alle istituzioni politiche. La differenza fondamentale è che la Germania persegue questa politica per la realizzazione del suo obiettivo primario, cioè l'attuazione di una guerra di aggressione; mentre gli Stati Uniti, invece, la promuovono come una risposta difensiva, che serve a proteggere gli ideali democratici sostenuti con convinzione da Roosevelt e a salvaguardare i propri interessi imperiali nel Pacifico.

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