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Il crollo di Wall Street del 1929: cause e conseguenze


Il crollo della borsa di New York avvenne in un solo giorno, il 24 ottobre 1929, senza preavviso e viene ricordato come “giovedì nero”, iniziato, comunque due giorni prima. Nei quattro anni precedenti, le quotazione dei titoli azionari si erano impennate, a seguito degli acquisti fatti dalle società finanziarie e anche dai piccoli e medi risparmiatori che speravano ottenere grossi guadagni rivendendo ad un prezzo più alto i titoli azionari comprati.
A partire dal 22 ottobre, una notevole quantità di azioni furono messe in vendita, creando così la sensazione che i tempi d’oro stavano finendo per gli speculatori. Pertanto tutti coloro che fino ad allora avevano comprato azioni, cominciarono a rivenderle con l’intenzione di disfarsene prima che fosse troppo tardi. La quotazione delle azioni subì un calo notevole ed in tre anni il livello medio scese ad 1/3 di quello iniziale. Addirittura per alcune azioni il costo della carta e della stampa diventò addirittura superiore al loro valore. Il panico fu generale. Ogni giorno dal 22 ottobre in poi, la gente affollava Wall Street, davanti al palazzo della borsa per ricercare, affannosamente delle notizie. Gli speculatori cercavano di frenare inutilmente la caduta delle azioni e cominciarono a diffondersi la notizia di suicidi di banchieri e finanziari. IL 24 ottobre, addirittura, furono undici agenti di borsa che si suicidarono. Correva voce che il personale degli alberghi chiedesse ai clienti se desideravano una camera per dormire o per suicidarsi, gettandosi dalla finestra. Molti finanzieri furono costretti a vendere i loro beni personali ed era frequente vedere nelle strade lussuose macchine messe in vendita a prezzi stracciati. I numero di americani coinvolti nella crisi furono pochissimi (meno dell’ 1%), ma gli effetti furono pesanti per tutti e costituì l’inizio di una crisi mondiale. All’interno degli USA, un gran numero di banche dovette dichiarare fallimento e numerose aziende, ormai prive di finanziamento, furono costrette a chiudere; la produzione e gli scambi commerciali subirono quindi una grave battuta d’arresto. Le conseguenze della riduzione degli scambi e la conseguente discesa dei prezzi delle materie prime si fece sentire anche in Africa, in America latina e in Asia.

Effetti molto pesanti ebbe anche nell’Europa occidentale la cui economia era particolarmente legata a quella statunitense. La caduta della produzione causò ovunque anche un aumento della disoccupazione e portò alla convinzione che il capitalismo era ormai destinato al fallimento. Il malcontento ed il malessere favorirono il rafforzamento di alcuni partiti di sinistra che però non ebbe alcuna conseguenza politica perché la paura dell’avvento del comunismo come era già avvenuto in URSS, spinse le classi sociali più toccate dalla crise a sostenete movimento di destra.
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