Wall Street - Crollo delle azioni nel '29

Nell'autunno del 1929 si viene a creare una situazione di grande preoccupazione negli Stati Uniti per la crisi. Gli operatori si accorgono che non c'è più alcuna relazione tra l'andamento economico e delle vendite, non troppo positivo, e il valore delle azioni che invece è follemente positivo, in effetti cominciano a vendere le azioni. La valanga prende il via lentamente e poi all'improvviso accelera. Il 21 ottobre del 1929 gli operatori della Borsa di New York (Wall Street, il nome della strada newyorkese che ospita la sede Borsa) comincia a vendere assai più del solito (i titoli azionari venduti quel giorno ammontano a 6.000.000 di dollari), il 24 ottobre le vendite sono il doppio di quelle effettuate tre giorni prima. L'onda anomala delle vendite eccezionali dissemina il panico tra tutti i possessori di azioni. Il valore delle azioni comincia a scendere a rapidità vertiginosa per effetto dell'insolito aumento delle vendite. I risparmiatori sembrano impazziti dallo spavento: vedendo andar giù il valore delle azioni cominciano a vendere tutti insieme e allora il valore delle azioni crolla del tutto. Ecco che cosa succede il 29 ottobre del 1929, il "martedì nero" della Borsa di Wall Street: in un colpo solo vengono venduti titoli azionari per un valore complessivo di 16.500.000 dollari e la caduta dei valori azionari continua a rotta di collo fino al 1932.
Questo è un cataclisma che si ripercuote subito sulle banche soprattutto. I portafogli azionari delle banche (cioè l'insieme dei titoli che le banche hanno acquistato come forma di investimento e che contengono anche titoli azionari) ne sono travolti, come quelli di tutti gli altri operatori. Qualche piccola banca si trova subito in difficoltà: i prestiti che ha concesso risultano ora di un valore superiore a quello del suo portafoglio, portafoglio che la crisi di Wall Street ha drammaticamente svalutato. I prestiti concessi sono a medio-lungo termine quindi nell'immediato non c'è speranza di ottenere i soldi indietro dai debitori. La piccola banca comincia ad avere difficoltà a pagare gli interessi sui depositi cioè sui soldi che i risparmiatori hanno messo sui loro libretti o sui loro conti corrente. I risparmiatori, quando vedono che la banca ritarda il pagamento degli interessi, si allarmano. Quando poi si accorgono che la banca è in difficoltà non solo a pagare gli interessi ma anche a restituire i soldi depositati, ecco che subito si creano le file davanti agli sportelli bancari, con i risparmiatori, sopraffatti dalla paura di perdere i propri risparmi, che vogliono i propri soldi indietro subito, senza ulteriori indugi. Quando qualche banca, magari qualche piccola banca, comincia a dichiarare fallimento, cioè dice non possiamo più darvi indietro i vostri soldi, il panico esplode e diventa totale, tutti i risparmiatori anche i clienti di banche ancora solide si precipitano agli sportelli per avere indietro il proprio denaro. È una catastrofe perché a quel punto le banche più solide, che pure riescono a resistere all'ondata di panico e a restituire o risparmi ai correntisti senza fallire, poi non hanno più risorse per il prestito alle imprese.

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