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La crisi della Borsa di New York del 1929: cause e conseguenze

Gli anni ‘20 del XIX secolo, chiamati anche anni del jazz, sono molto felici per gli USA per diversi motivi. Innanzitutto gli Stati Uniti, pur avendo partecipato alla Prima guerra mondiale, avevano subiti pochi per cui problema della ricostruzione era molto marginale. Inoltre la diffusione di certe innovazioni tecnologiche quali il telefono, i macchinali per l’agricoltura, l’automobile, l’industria discografica e cinematografica aveva contribuito all’aumento del Prodotto interno lordo e del benessere in generale. In una situazione così prospera, le banche concedevano facilmente dei prestiti e coloro che avevano iniziativa e coraggio avevano quindi la possibilità di arricchirsi facilmente. Questa situazione così ottimale cominciò ad attirare negli USA molti stranieri in cerca di lavoro, a tal punto che con la presidenza di Warren Hardin, proveniente dal partito repubblicano, arrivato alla presidenza nel 1920, furono approvate delle leggi che limitano l’ immigrazione, imposte delle tasse sulle merci provenienti dall’estero (protezionismo) e per paura che il comunismo dilagasse, molte richieste degli operai furono rifiutate. Nello stesso periodo, per moralizzare il paese fu proibita la fabbricazione e la vendita delle bevande alcoliche (probizionismo). Tuttavia questa misura non ebbe l’effetto sperato perché favorì la corruzione, la delinquenza organizzata e il contrabbando. Ad un certo punto però la floridezza dell’economia americana si trasforma in crisi a seguito di una una serie di concomitanze. Quali ne sono le cause?

In quegli anni, l’economia europea attraversava un periodo favorevole e la produzione agricola aumentava, pertanto la domanda di prodotti USA stava subendo una flessione e per essere venduti, i prodotti americani subirono una diminuzione di prezzo. Nonostante questa misura, si ebbe la sovrapproduzione (cioè uno squilibrio fra le grandi capacità produttive dell’industria e dell’agricoltura e la capacità del mercato di assorbire le merci); le industrie incontrarono difficoltà a piazzare sul mercato tutti i loro prodotti ed il potere di acquisto diminuì: i contadini e le aziende cominciarono a guadagnare molto meno e non furono più in grado di pagare i debiti contratti con le banche qualche anno prima. Automaticamente, molte banche ed imprese cominciano a fallire. Coloro che avevano investito i loro risparmi in Borsa, magari anche chiedendo prestiti alle banche, furono presi dal panico e cominciarono a vendere rapidamente le azioni in loro possesso: fu il crollo della Borsa di New York (24 ottobre 1929, chiamato anche giovedì nero) che significò la rovina di milioni di risparmiatori, delle industrie e della banche americane. Le perdite furono ingenti molti arrivarono fino a togliersi la vita. Produzione e commercio entrarono in una profonda crisi, crisi che diffuse rapidamente in tutto il mondo e soprattutto nell’Europa occidentali molto più legata all’economia americana. Le conseguenze della riduzione degli scambi e il conseguente calo dei prezzi delle materie prime si fecero sentire anche in Asia, Africa ed latina in cui i raccolti invenduti furono ammassati nei depositi; addirittura il caffè veniva usato come combustibile per le locomotive. La caduta della produzione ridusse anche l’occupazione con un amento enorme del n° dei disoccupati. Quello che stava succedendo, fu interpretato come una crisi del mondo capitalista la cui alternativa valida era rappresentata solo dal socialismo. Il malcontento ed il malessere favorirono il rafforzamento di alcuni partiti comunisti che guardavo con simpatia al regime sovietico. Tuttavia la prospettiva di un rovesciamento del sistema capitalistico tramite la rivoluzione si rivelò un’utopia perché per paura del comunismo, una gran parte dei ceti medi, interessati dalla crisi, cominciò a dare il proprio sostegno ai partiti autoritari che in Europa stavano nascendo un po’ ovunque.
I vari governi reagirono alla crisi con enormi investimenti e con la programmazione di opere pubbliche senza preoccuparsi troppo del disavanzo fra entrate ed uscite. Furono concessi aiuti e riduzioni fiscali alle imprese, aumentate le pensioni e introdotte le indennità a favore dei disoccupati. Queste misure, tutto sommato, ebbero delle conseguenze positive perché già a partire dal 1933, le economie stavano riprendendosi.

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