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La crisi del '29

Nonostante la grave crisi del dopoguerra, le grandi potenze occidentali avevano dimostrato una buona capacità di ripresa giungendo ad una "stabilizzazione capitalistica".
Lo spostamento del centro degli affari in America, però, fu una delle cause per cui, il crollo della borsa di New York nel 1929, diede inizio alla grande depressione, oltre che in Italia, anche in gran parte dei Paesi Europei.
L'Europa raggiunse i 15 milioni di disoccupati, di cui ben 6 milioni solo in Germania.
Dal '29 ci fu una caduta del 55% degli investimenti del mondo e un calo del commercio internazionale con la diminuzione del 60%. Ciò causò la disoccupazione e la povertà. In Germania in 3 anni la produzione calò del 40%.
Vi fu una vera e propria febbre borsistica; un milione e mezzo investiranno in borsa, compresa la piccola e media borghesia, affascinata dal fare guadagni subito ed in modo facile (la parola d'ordine del capitalismo era "consuma!").

Si credeva che il progresso non avesse fine ed il modello capitalistico fosse quello vincente. Molti per investire in borsa arrivarono al punto di richiedere un prestito alle banche.

L’aumento della produttività deve essere necessariamente accompagnato dall'aumento del consumo. A ciò,però, non corrispose un aumento dei salari, che vennero contenuti, come vennero contenuti anche i prezzi. Si creò quindi un sistema che aumentò la produzione ma non il salario, arrivando al punto in cui solo il 5% della popolazione poteva accedere ai beni di consumo.

Avvenne quindi una sovrapproduzione e i prezzi scesero.
Nel libro “The Great Crash” (il grande crollo) lo studioso John Kenneth Galbraith mette in rilievo i 5 punti deboli dell’economia statunitense:

1. Cattiva distribuzione del reddito e aumento della ricchezza . Il solo 5% della popolazione ha il monopolio dei 2/3 di quello che si produce.
2. Cattiva struttura delle aziende industriali e finanziarie. Le banche americane investono i soldi in borsa, ma il valore reale di quelle aziende è inferiore rispetto al valore nominale.
3. Non esiste una banca centrale e vi è quindi un cattivo sistema bancario. In America non esiste una banca centrale, ma solo gruppi privati. Quindi il fallimento di uno di essi comporta il fallimento a catena degli altri.
4. Un dubbio stato della bilancia estera dovuto ai prestiti e alla speculazione.
5. Uno stato infelice della scienza economica; non era adeguata e non era in grado di interpretare le trasformazioni del capitalismo.


La crisi ebbe risvolti sociali e politici ed il capitalismo e la scienza economica vennero rifondati. Nel mondo si affronteranno due concetti: quello liberale capitalistico e quello marxista.

Franklin Delano Roosevelt,capì che per uscire dalla crisi si doveva da un lato, contenere e ridurre la miseria e la disoccupazione, dall'altro imporre un intervento dello Stato nell'economia fino ad allora lasciata all'iniziativa privata.
Questa politica anti-crisi di Roosevelt fu chiamata New Deal. Quest'uomo capì che l'”effetto comunicazione” è il fondamento della cosiddetta “società di massa”. Senza l'appoggio delle masse popolari, non si può far nulla. Egli comprese che lo Stato deve intervenire nei processi economici, perché senza il suo intervento attivo, esso non è in grado di auto-regolarsi.
Roosevelt fu appoggiato dalle forze progressiste e fu l'unico Presidente degli Stati Uniti ad essere eletto per ben 3 volte.
Egli svalutò il dollaro per sostenere le esportazioni. Fece un piano di ricostruzione industriale (Nira) per promuovere accordi tra grandi gruppi industriali e mantenere l'equilibrio dei paesi.
Realizzerò anche un'opera pubblica finanziata dallo Stato: una diga per produrre energia idroelettrica a basso costo.

Un'altra figura importante, che emerse in questo periodo fu Keynes, uno dei più brillanti economisti del secolo. Egli riconobbe i limiti dell'economia politica classica. Disse che in un momento di crisi lo Stato deve investire e sostenere la domanda e far in modo che aumenti il lavoro, che ci sia un sussidio di disoccupazione e che il salario non sia basso. In questo modo ci sarà si un indebitamento dello stato, ma ciò non deve spaventare, perché è l'unica soluzione per uscire dalla crisi.

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