Concetti Chiave
- L'Italia fascista promosse lo stato corporativo come soluzione alla crisi economica, unendo sotto un'unica organizzazione tutti gli attori di un settore produttivo.
- Il fascismo abolì il diritto di sciopero e sciolse le organizzazioni sindacali esistenti, istituendo nuovi sindacati che divennero organi dello stato per garantire l'armonia sociale.
- La Carta del Lavoro del 1927 rappresenta un documento chiave che enuncia i principi del corporativismo, subordinando i diritti personali all'interesse pubblico.
- La politica economica fascista, sotto A. De Stefani, mirava a limitare l'intervento statale per valorizzare l'iniziativa privata, ma portò a inflazione e svalutazione della lira.
- Fu creata una speciale magistratura del lavoro per risolvere i conflitti tra datori di lavoro e lavoratori, evidenziando l'intento di mantenere l'ordine sociale.
Qual è l'idea dello stato corporativo?
L'Italia fascista si era fatta credere portatrice di esperienze particolari, con le quali la via d'uscita per la crisi economica occidentale.
Queste esperienze si riassumono nello Stato corporativo.
Lo stato corporativo:
Idea di corporazione: organismo che raccolga unitariamente tutti coloro che operano in un determinato settore produttivo, dal Medioevo e poi ripreso dai Cattolici e Nazionalisti, per evitare gli incerti della concorrenza e superare la lotta di classe.
- stesse esigenze sentite dal fascismo
- sciolte antiche organizzazioni sindacali
- abolito il diritto di sciopero
- i nuovi sindacati fascisti divenuti organi dello stato (per armonia sociale, per supremi interessi della produzione nazionale)
Speciale magistratura del lavoro per risoluzione dei conflitti tra datori di lavoro e lavoratori
Luglio 1926 - creato il ministero delle corporazioni
Principi e documenti del corporativismo
21 aprile 1927 documento della carta del lavoro che conteneva l'enunciazione ufficiale dei nuovi principi corporativi
- Gioacchino Volpe storico fascista: opera più originale della rivoluzione fascista
- si trattava di una concezione dello stato che subordinava al l'interesse pubblico ogni diritto personale, opposta alla concezione liberale
- non si sapeva come all'interno delle corporazioni venne raggiunta l'armonia sociale
- per il momento rimase però tutto fermo
Politica economica fascista
Politica economica del fascismo:
Da De Stefani a Volpi
Prima del 1925 A. De Stefani, ministro delle finanze (1922-25) - ministro del tesoro (1923-25)
- Sierra cercato di valorizzare l'iniziativa privata limitando l'intervento dello stato:
Stimolata la produzione
Riaccesa l'inflazione
Ribassi valore della lira sui mercati internazionali
Domande da interrogazione
- Qual è il concetto centrale dello stato corporativo nell'Italia fascista?
- Quali furono le principali misure adottate dal fascismo riguardo ai sindacati?
- Quali erano le caratteristiche della politica economica fascista prima del 1925?
Lo stato corporativo si basa sull'idea di creare organismi che uniscano tutti gli attori di un settore produttivo, per superare la concorrenza e la lotta di classe, come evidenziato nel testo.
Il fascismo sciolse le antiche organizzazioni sindacali, abolì il diritto di sciopero e istituì nuovi sindacati fascisti come organi dello stato, per garantire l'armonia sociale e gli interessi della produzione nazionale.
Prima del 1925, la politica economica, sotto A. De Stefani, cercò di valorizzare l'iniziativa privata limitando l'intervento statale, ma portò a un aumento dell'inflazione e a un ribasso del valore della lira sui mercati internazionali.