Concetti Chiave
- Negli anni '20, gli Stati Uniti emergono come leader nel capitalismo mondiale, mentre Woodrow Wilson promuove una politica di democrazia e autonomia, ma senza il supporto domestico desiderato.
- Warren Harding ripristina l'isolazionismo e il protezionismo, limitando l'immigrazione e alimentando un clima di violenza xenofoba, culminato nel caso di Sacco e Vanzetti.
- La crisi del 1929 scaturisce da un'eccessiva speculazione e da politiche economiche restrittive, portando al crollo della borsa e a una grave crisi di sovrapproduzione.
- Il New Deal di Franklin Delano Roosevelt segna un cambio di rotta verso un'economia guidata dallo Stato, introducendo misure per stimolare investimenti e proteggere i salari.
- Le politiche di Roosevelt, sostenute da Keynes, mirano a un controllo statale dell'economia, contribuendo a una ripresa industriale e alla riduzione della disoccupazione.
Indice
Ascesa degli Stati Uniti
All’inizio degli anni ’20 gli Stati Uniti si andavano affermando come Stato guida nel mondo capitalistico in sostituzione della Gran Bretagna. Il presidente democratico Woodrow Wilson cercò di consolidare il suo ruolo attraverso una politica di difesa della libertà, della democrazia e dell’autonomia in tutti i popoli contro i nazionalismi europei attraverso i Quattordici punti, ma non ottenne in patria i consensi sperati.
Politica isolazionista e protezionismo
Nell’elezione del 1920, infatti, durante la quale le donne poterono esercitare il diritto al voto, fu eletto Warren Harding. Egli restaurò la politica isolazionista e conservatrice, senza partecipare alla Società delle Nazioni. All’isolazionismo politico si affiancò quello economico. Si pensava che sfruttando il rientro degli ingenti prestiti concessi agli alleati, gli Usa avrebbero potuto promuovere lo sviluppo del mercato interno lasciando libertà di iniziativa alle imprese (liberismo), ma allo sesso tempo adottando una rigida difesa del prodotto nazionale tramite il protezionismo. L’isolazionismo politico ed economico comportarono una serie di provvedimenti contro l’immigrazione straniera, sull’onda di un crescente timore di infiltrazioni comuniste dall’Europa che sfociò in violenza xenofoba e razzista (Ku Klux Klan). Due immigrati italiani Sacco e Vanzetti, accusati ingiustamente di omicidio, furono giustiziati, malgrado l’inconsistenza delle prove a loro carico.
Proibizionismo e repressione interna
Il governo in politica interna manifestò una tendenza al rigido controllo e alla repressione. Fu emanata una legge sul proibizionismo, che vietava la produzione e la vendita di alcolici; fu poi abrogata nel 1933 perché finì per favorire il traffico illegale praticato da numerose bande criminali, dette gang.
Ripresa economica e piano Dawes
La politica conservatrice di Harding fu proseguita dal suo successore Calvin Coolidge. La politica conservatrice dell’isolazionismo favorì la ripresa dell’economia americana e il superamento della crisi di sovrapproduzione, verificatasi in seguito al cessato flusso delle esportazioni di guerra verso l’Europa. Il ceto capitalistico avvertiva l’esigenza di ampliare il mercato, che significava di riprendere l’esportazione di prodotti in direzione degli Stati europei. Per far sì che l’Europa fosse in grado di pagare i debiti di guerra fu attuato il piano Dawes, basato sull’affluire dei capitali statunitensi soprattutto verso la Germania e i paesi vinti. Attraverso gli aiuti si cercava inoltre di allontanare da questi paesi il pericolo di una rivoluzione di stampo bolscevico. Il denaro americano rivitalizzò l’economia europea e permise ai paesi visti di ripagare i prestiti bellici e i capitali così ottenuti vennero reinvestiti nel vecchio continente, favorendo un vero boom economico. Gli anni Venti furono definiti gli “anni ruggenti” in cui nasceva l’American way of life, caratterizzato da larghi consumi, ma anche dalla ricerca di svaghi e divertimenti per il tempo libero. Queste novità riguardarono però prevalentemente la popolazione bianca, mentre ancora nel paese vi era una profonda intolleranza e un radicato razzismo nei confronti delle minoranze e della popolazione nera.
Speculazione e crisi del 1929
Il liberismo ad oltranza e il capitalismo più selvaggio permisero lo sviluppo dell’economia e comportarono un giro di prestiti e di speculazioni di gigantesche dimensioni, tanto che la borsa non si ritrovò più a rappresentare quella che era l’economia reale. Il grosso volume di affari spingeva anche i piccoli risparmiatori a giocare in Borsa alimentando la “febbre speculativa”. La politica protezionistica stava iniziando a creare diverse difficoltà in quanto comportava una progressiva restrizione della possibilità di acquisto da parte di singoli mercati. Inoltre, i governi dei singoli paesi, per combattere l’inflazione monetaria avevano imboccato la strada della deflazione riducendo la moneta in circolazione. Questa scelta però limitava e condizionava il libero spostamento dei capitali, abbassava il potere d’acquisto dei salari e rendeva oneroso il prestito bancario. L’incontrollata produzione industriale e agricola, tuttavia, comportarono una grave crisi di sovrapproduzione. Visto che i cittadini americani non erano in grado di consumare da soli i loro prodotti, molti di essi rimasero invenduti. I prezzi diminuirono drasticamente e numerose fabbriche si ritrovarono nelle condizioni di dover chiudere. Per paura di perdere il denaro investito, gli speculatori corsero alla vendita dei titoli, che causò nel 24 ottobre 1929, il cosiddetto giovedì nero, il crollo della borsa di Wall Street. La produzione industriale calò vertiginosamente mentre crebbero disoccupazione e povertà. La catastrofe economica americana si propagò in tutto il mondo dando inizio ad una crisi generale, una “grande depressione”, che si poté essere considerata conclusa soltanto dopo la seconda guerra mondiale.
In Germania Hitler instaurò una politica di accordo con i grandi gruppi capitalistici che permise la diminuzione della disoccupazione ed una ripresa economica a scapito della mancanza di libertà e della totale subordinazione dell’economia allo Stato. In Italia furono danneggiati soprattutto gli agricoltori e il settore industriale. Alcuni industriali ebbero modo di sfuggire alle conseguenze della crisi, favoriti dalla politica protezionistica del governo fascista.
New Deal e intervento statale
Il nuovo presidente Franklin Delano Roosvelt elaborò un piano d’emergenze detto New Deal, che comportava l’introduzione di limiti precisi alla crescita senza controlli e all’eccessiva libertà concessa all’iniziativa individuale. Il New Deal portò al passaggio da una economia libera ad una economia guidata, basata su un energico intervento dello Stato. Per favorire l’incremento degli investimenti e dei consumi, Roosvelt adottò un sistema di inflazione controllata svalutando il dollaro per rialzare i prezzi, immettendo cartamoneta, controllando il sistema bancario. Roosvelt intervenne anche a livello sociale attraverso la difesa dei salari minimi e dei contratti di lavoro, la presenza dei sindacati nelle aziende e l’obbligo per gli imprenditori di trattare con essi. Anche a costo di aumentare il deficit dello Stato, egli realizzò una vasta serie di opere pubbliche favorendo la ripresa dell’industria e riuscendo a combattere la disoccupazione. Per far ciò applicò una rigida politica fiscale verso i ceti più abbienti. Roosvelt venne eletto per la seconda volta e procedette al consolidamento della propria azione di governo sostenuto sul piano teorico dall’economista Keynes che ribadiva l’assoluta necessità di un controllo da parte dello Stato sull’attività produttiva e sulla politica monetaria a esclusivo vantaggio degli investimenti.
Domande da interrogazione
- Qual è stato il ruolo degli Stati Uniti nel contesto mondiale degli anni '20?
- Come si manifestò l'isolazionismo politico ed economico negli Stati Uniti?
- Quali furono le conseguenze del proibizionismo negli Stati Uniti?
- In che modo il piano Dawes influenzò l'economia europea?
- Quali misure adottò Roosevelt con il New Deal per affrontare la crisi economica?
Negli anni '20, gli Stati Uniti si affermarono come Stato guida nel mondo capitalistico, sostituendo la Gran Bretagna, ma la politica di Wilson non ottenne il consenso sperato in patria.
Sotto la presidenza di Warren Harding, gli Stati Uniti adottarono una politica isolazionista e protezionista, limitando l'immigrazione e temendo infiltrazioni comuniste, culminando in atti di violenza xenofoba.
Il proibizionismo, che vietava la produzione e vendita di alcolici, portò a un aumento del traffico illegale e fu abrogato nel 1933 a causa dell'inefficacia della legge.
Il piano Dawes, attuato per aiutare l'Europa a ripagare i debiti di guerra, portò capitali statunitensi in Germania e nei paesi vinti, rivitalizzando l'economia europea e contribuendo a un boom economico.
Roosevelt introdusse il New Deal, un piano che prevedeva un intervento statale attivo nell'economia, con misure per aumentare investimenti e consumi, proteggere i salari e realizzare opere pubbliche, anche a costo di aumentare il deficit.