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La grande crisi


Crisi e trasformazione

Alla fine degli anni 20 l’Europa e il mondo sembravano avviati a superare i traumi della prima guerra mondiale. Il problema tedesco sembrava andare verso una soluzione equilibrata, le relazioni tra le potenze erano in una fase di distensione e l’economia dell’Occidente capitalista era trainata dall’espansione produttiva degli Stati Uniti e stava iniziando a svilupparsi.
Nel 1929 scoppiò però un’improvvisa e catastrofica crisi economica negli Stati Uniti; la crisi coinvolse anche la politica e la cultura, le strutture sociali e le istituzioni statali. Segnò una netta cesura nello sviluppo storico delle società occidentali. Diede la spinta definitiva alla decadenza dell’Europa liberale e compromise gli equilibri internazionali, scatenando una serie di eventi che portarono poi allo scoppio di un secondo conflitto mondiale.
Nel corso degli anni trenta vennero in primo piano problemi che improntarono la società del secondo dopoguerra: compenetrazione tra economia e apparati statali, capitalismo diretto, mezzi di comunicazione di massa, sviluppo classi medie etc.

Gli Stati Uniti e il crollo del 1929

Durante la Guerra Mondiale gli Stati Uniti erano il maggior esportatore di capitali.
Il dollaro era la nuova moneta forte dell’economia mondiale e l’importanza del mercato finanziario di New York cresceva sempre più.
Con la diffusione della produzione in serie e con la razionalizzazione del lavoro in fabbrica, aumentò la produttività e salirono la produzione industriale e di conseguenza il reddito nazionale.
Inoltre, la diffusione dell’automobile e degli elettrodomestici fecero sperimentare negli Stati Uniti un nuovo modo di vita.
In questo periodo i repubblicani attuarono una politica rigidamente conservatrice ed alimentarono le più ottimistiche aspettative sui destini della prosperità americana senza però preoccuparsi dei gravi problemi sociali.
Infatti la distribuzione sperequata dei redditi portava a forti emarginazioni; si diffuse un conservatorismo ideologico che investì le minoranze razziali; leggi limitative sull’immigrazione vennero introdotte. Il tutto culminò con la condanna a morte dei due anarchici italiani Sacco e Vanzetti nell’anno 1927, accusati di omicidio.
Si inasprirono le pratiche discriminatorie verso la popolazione di colore e la setta espressione del razzismo più isterico, il Ku Klux Klan raggiunse le dimensioni di un’organizzazione di massa.
Tutto ciò non intaccava però l’ottimismo della borghesia nordamericana, fiduciosa di una continua moltiplicazione della ricchezza e di un indefinito processo di crescita.
La conseguenza fu la frenetica attività della Borsa di New York, Wall Street; i risparmiatori acquistavano un numero sempre maggiore di azioni per rivenderle a prezzo maggiorato. Tutto il processo aveva però fondamenta fragili.
La domanda sostenuta di beni di consumo durevoli aveva fatto sì che nel settore industriale si formasse una capacità produttiva sproporzionata alle possibilità di assorbimento del mercato interno.
L’industria statunitense aveva ovviato a questa difficoltà con l’aumento delle esportazioni nel resto del mondo, soprattutto con l’Europa, in questo modo il rapporto tra economia europea e statunitense era un rapporto di interdipendenza (= afflusso di prestiti finanziava la ripresa europea e questa alimentava lo sviluppo degli S.U.) Nel 1928 molti capitali americani furono dirottati verso le più redditizie operazioni speculative di Wall Street e ciò si fece subito sentire sull’economia europea e di conseguenza sulla produzione industriale americana.
Il crollo della Borsa di New York nel 1929 fu la spia di malessere dell’economia preesistente e l’avvio di una catastrofica crisi.
Il crollo del mercato azionario colpì in primo luogo i ceti ricchi e benestanti ma si ripercosse poi sull’economia di tutto il paese e mondiale, in quanto questa dipendeva in gran parte da quella statunitense.
Gli S.U. inasprirono il protezionismo e arrivarono a sospendere l’erogazione dei crediti all’estero. All’estero vennero adottate misure analoghe. Il valore del commercio mondiale si ridusse notevolmente.
La contrazione degli scambi fece sì che la recessione economica si diffondesse in tutto il mondo (eccezione Unione Sovietica), le industrie chiudevano i battenti e i lavoratori rimasti senza occupazione dovevano ridurre i loro consumi, il mercato si faceva sempre piu asfittico e provocava il crollo di altre imprese.
I prezzi caddero bruscamente e il numero dei disoccupati raggiunse cifre elevatissime (14/15 milioni); uno stato di impoverimento colpì la massa dei lavoratori urbani e rurali e lo stato di diffusa incertezza fu all’origine di profondi mutamenti politici.

Roosevelt e il New Deal

Nel novembre del 1932 si tennero le elezioni presidenziali, il repubblicano Hoover venne sconfitto dal democratico Franklin Delano Roosevelt, il quale non aveva un programma organico da contrapporre a quello dei repubblicani. Egli aveva però capito che era fondamentale infondere speranza e coraggio nella popolazione, instaurò così un rapporto basato su doti di comunicativa.
Già nel suo discorso per la candidatura Roosevelt aveva annunciato di volere iniziare un New Deal, un nuovo stile di governo che prevedeva un più energico intervento dello Stato nei processi economici. Il piano fu attuato subito con provvedimenti che dovevano servire ad arrestare la crisi:
• Ristrutturazione del sistema creditizio
• Svalutazione del dollaro
• Introduzione di sussidi di disoccupazione
• Prestiti ai cittadini indebitati per estinguere ipoteche sulle case

Il governo affiancò inoltre dei provvedimenti più organici e qualificanti:
• Agricultural Adjustment Act (Aaa), limitare la sovrapproduzione nel settore agricolo, con premio in denaro a chi riducesse le coltivazioni e gli allevamenti

• National Industrial Recovery Act (Nira), codici di comportamento per industrie con tra le altre cose scopo di tutelare i diritti dei lavoratori e i loro salari
• Tennessee Valley Authority (Tva), sfruttare le risorse idroelettriche del bacino del Tennessee producendo energia a buon mercato a vantaggio degli agricoltori.

Mentre la Tva rappresentò un successo sia economico che propagandistico per Roosevelt, gli altri progetti ebbero effetti più lenti e contraddittori.
Il governo potenziò ulteriormente l’iniziativa statale varando vasti programmi di lavori pubblici e allargando il flusso della spesa pubblica; si intensificò anche l’impegno del governo nel campo delle riforme sociali, vennero attuate una riforma fiscale e una legge sulla sicurezza sociale.
La politica progressista portata avanti da Roosevelt portò da una parte l’appoggio dei sindacati, dall’altra la formazione di una ampia coalizione antirooseveltiana. Persino la Corte suprema dichiarò, nel 1935-36, l’incostituzionalità del Nira e dell’Aaa.
Roosevelt rispose presentando le leggi bocciate con lievi modifiche.
Se il New Deal rappresentò un’importante innovazione e dimostrò che l’intervento dello Stato era indispensabile per arrestare la crisi, non riuscì tuttavia a ridare uno slancio all’iniziativa economica dei privati e a determinare una piena ripresa dell’economia americana, che si sarebbe verificata solo con la guerra.


Il ruolo dello Stato


La soluzione del complesso di problemi sorto dopo la crisi del 1929 andava oltre le capacità di recupero delle forze economiche individuali.
In quasi tutti i paesi la grande crisi favorì quindi l’adozione di nuove forme di intervento dello Stato in campo economico: tendenza in radicale contrasto con i principi del liberalismo. (Si adottarono misure di controllo più radicali e lo Stato assunse un ruolo di vero e proprio soggetto attivo dell’espansione economica).
Quanto i governi fecero solo empiricamente, venne teorizzato da Keyenes, che in particolare, sottolineò il ruolo della spesa pubblica ai fini dell’incremento della domanda e del raggiungimento della piena occupazione. Attribuì allo stato il compito di accrescere il volume della domanda effettiva manovrando in senso espansivo la spesa pubblica.

Nuovi consumi

Dopo il 1929 il processo di impoverimento colpì l’intero Occidente, ciò non impedì però che nuove abitudini di vita si affermassero anche in Europa.
Il processo di urbanizzazione si accelerò anche a causa della crisi che attraversava il settore agricolo.
Lo sviluppo edilizio migliorò le condizioni di vita dei cittadini e ciò rese necessario anche lo sviluppo di trasporti pubblici, le case destinate ai ceti medi si trovavano infatti nelle zone più periferiche.
In Europa si svilupparono tutti quei consumi di massa che si erano affermati negli Stati Uniti durante gli anni 20.. Aumentò la diffusione delle automobili e degli elettrodomestici, in particolare la cucina a gas e la radio.

Le comunicazioni di massa

Dopo la fine della prima guerra mondiale, la radio si trasformò da mezzo di comunicazione tra singoli soggetti in strumenti di irradiazione di programmi destinati ad un pubblico.
I primi programmi regolari si ebbero negli Stati Uniti nel 1920. La radio divenne presto un mezzo fondamentale di svago e di informazione per le classi popolari. Verso la fine degli anni 20 anche il cinema divenne un intrattenimento popolare e nacque il fenomeno del divismo di massa. La radio ed il cinema costituirono un formidabile moltiplicatore, capace di trasformare in spettacolo di massa qualsiasi manifestazione della vita sociale. Si svilupparono anche riviste illustrate.

La scienza e la guerra

La rivoluzione della scienza applicata iniziata a fine 800, ebbe i suoi effetti sulla vita quotidiana, sulla salute, sui progetti di pace e su nuovi metodi bellici.
Un gruppo di fisici portò avanti lo studio del nucleo dell’atomo e scoprì che attraverso la divisione artificiale di un nucleo di un atomo di materiale radioattivo si può ottenere una grande fonte di energia. Nel 1942 venne realizzato il primo reattore nucleare. La scoperta dell’energia nucleare portò poi alla costruzione della bomba atomica. Tra le applicazioni belliche della scienza, furono fondamentali anche i grandi sviluppo dell’aeronautica, sia civile che militare. Gli aerei militari erano sempre più veloci e più potenti.
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