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Contesto coloniale, a partire dal 1492 con la scoperta delle Americhe, data che da inizio alla storia moderna occidentale.
Periodo in cui si affacciano al piano internazionale tutte le grandi potenze come: SPAGNA, PORTOGALLO, FRANCIA e REGNO UNITO.
Il processo coloniale si sviluppa in due fasi principali:
1. Esplorazione, come scoperta del Luogo da colonizzare.
2. Conquista, intesa come il radicarsi della cultura colonizzante, lo sfruttamento delle risorse economiche del Paese. Sfruttamento economico e politico, che con il 1900 tramonta.
La differenza tra Colonialismo ed Imperialismo, consiste che quest’ultimo è la parte più aggressiva del primo, infatti per Colonialismo si intende dal latino “colere”- abitare, coltivare.
Il Colonialismo in Inghilterra si ha a partire dal 1600, sotto il regno di Elisabetta I, periodo in cui viene istituita la West India Company, con lo scopo di istituire una seria di monopoli con l’India. Successivamente questo intento commerciale diventa presto una soppressione economica, politica e militare (1700 circa).

Le prime grandi colonie inglesi si sviluppane in America, come i Caraibi, e coste orientali del continente, per poi conquistare il Canada assieme alla Francia. In una seconda fase, l’impero coloniale Inglese si estende anche nell’altro emisfero con la conquista di Australia e Nuova Zelanda (fine 1700). Più tardi nel 1885 durante il Congresso di Berlino gli Inglesi focalizzarono la loro attenzione al continente africano, per la spartizione a tavolino delle colonie (the partition of Africa).
Oltre al continente americano, l’Inghilterra si interessa anche all’India, grande ambizione coloniale che divenne colonia inglese ufficialmente nel 1858. L’india infatti era il cosiddetto cuore dell’impero coloniale inglese .
Nel 1776 con la dichiarazione d’indipendenza americana, con a capo George Washington, l’Inghilterra si diede ad una vera e propria corsa coloniale (a causa della perdita dei possedimenti americani) dando inizio al processo imperialistico ( Imperialismo - 1800), occupando circa ¼ del mondo.
Il ruolo delle colonie era ormai diventato fondamentale per la politica inglese, ritenute metaforicamente come delle valvole di sfogo, il luogo dove è possibile asportare i problemi interni del Paese: non c’è lavoro? si va a lavorare nelle colonie; oppure ad esempio l’Australia era usata come prigione naturale data la lontananza dalla Madre Patria.

“Il fardello dell'uomo”: Sempre nel contesto coloniale inglese, nasce l’idea che l’uomo bianco ha il dovere di “purificare i popoli”, imponendo la propria cultura, idee, istruzione, lingua. Si sente in una situazione di potere, di superiorità: la colonia è niente, come una tavola bianca da colorare con i colori della bandiera inglese. Tutto ciò emerge anche dal test/saggio del ‘800 di Darwin “The origin of the speces” in cui espone la teoria della sopravvivenza delle specie più forti. Il popolo inglese assume quindi un sentimento imperialistico, dovuta anche all’analogia che si crea con il grande impero romano, per entrambi i popoli il culmine dello splendore culturale inoltre, ad esempio i Romani crearono le strade, mentre gli Inglesi le ferrovie. Da qui nascono dunque antipatie razziali, il colone viene chiamato “the other”.

Sempre nell’ideologia di superiorità, si crede che l’indigeno, il colonizzato sia un essere inferiore, un inetto, una persona che ha tutto da imparare dagli inglesi, un popolo quest’ultimo che è stato in grado di fare della forza lavoro il suo successo. Appunto da questo punto di vista che il nativo inglese se sente quasi in obbligo di passare le proprie conoscenze all’indigeno, nasce così la Ideology of work (Livingston), che sosteneva che si meritva la terra solo chi sapesse giustamente lavorarla, questa visone era però una sorta di copertura morale che celava le mire espansionistiche economico-politiche dell’Inghilterra.
Lo scopo quindi è di creare tante piccole città/civiltà simili a quella inglese, l’unica degna di onore (al di fuori da quella romana), portando culture, tradizioni e potere vedasi le città che prendono il nome da altre città inglesi: New- York.
Nel 1876 la regina Vittoria si auto proclama Imperatrice delle Indie, è con lei che si inizia a parlare di Empire con l’obbiettivo anche di precisare l’identità dell’Inghilterra come centro dell’impero, per prevenire un (prossimo) decentramento socio-politico. Proprio sotto il regno della regina Vittoria l’Inghilterra conosce il suo apice imperialistico. L’etica imperiale, caratterizzata soprattutto dall’esaltazione della razza inglese sulle altre, viene insegnata anche nelle scuole sia inglesi ma anche nelle colonie, con la presentazione di figure eroiche che esaltano la superiorità inglese (esempio Robinson Crusoe, borghese inglese che civilizza Friday un indigeno) inizia così un consolidarsi dell’identità nazionale.
Si sviluppa così il concetto di Englishness, concetto che differenzia tutto ciò che è inglese da ciò che non lo è. Un esempio fervido, è appunto la razza, superiole alle altre perché la più civilizzata. Dietro a questa presunzione però vi è anche il timore di non riuscire a farsi imporre, e di perdere dunque tutti i possedimenti nelle colonie, di quell’immenso dominio di cui la madrepatria non poteva più fare a meno.
Nasce con il passare degli anni però, il fenomeno della Creolization, o della Miscegeneration fenomeno in cui si verificava la mescolanza delle razze e delle culture, creando dunque un “imbastardimento” dei figli nati tra i nativi inglesi e i coloni.
In un ultima fase del processo coloniale, si assiste ad un’inversione dei ruoli, un turnig point. Inizia il cosiddetto Decolonialismo o Reverse Colonization. Le prime colonie ad ottenere l’indipendenza furono quelle in Australia e in Nuova Zelanda, a seguire India e Africa.

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