Ascesa del fascismo

Nel corso di pochi anni, il fascismo aveva raccolto sempre più consensi. Mussolini infatti aveva trasformato il movimento in senso conservatore, riuscendo in tal modo ad ottenere l’appoggio dei ceti più abbienti e della media borghesia e accentuando il suo carattere antisocialista.
Inoltre nel 1919 aveva dato vita alle squadre d’azione, che con la violenza bloccavano le manifestazioni e gli scioperi, assalivano le leghe operaie, le cooperative, le sedi dei partiti e dei giornali socialisti. Il governo si mostrò, in più di un’occasione, indifferente, favorendo così la diffusione di un clima di illegalità.


La nascita del Partito comunista (1921)
Il PSI, mentre il Fascismo guadagnava sempre più consensi, mostrava i segni di un’evidente frattura interna. Il divario infatti tra riformisti/massimalisti e estremisti (corrente dell’Ordine Nuovo) era talmente netto che, durante il congresso socialista di Livorno (21 Gennaio 1921), la minoranza di estrema sinistra diede vita al Partito comunista italiano (sotto la guida di Gramsci e Bordiga). Inoltre il nuovo partito aderì alla Terza Internazionale, fondata da Lenin nel 1919 in Russia.


Le elezioni del 1921
Nel frattempo, Giolitti, per risanare il bilancio statale aveva avviato una serie di riforme tese ad aumentare la pressione fiscale sui ceti più abbienti, andando ad acuire il malumore delle destre, che andò ad indebolire ulteriormente la solidità del governo liberale di Giolitti. Quest’ultimo, proprio in questo clima, decise, dopo aver sciolto le Camere, di indire nuove elezioni nel Maggio 1921.
Al fine di ottenere un ulteriore successo elettorale, così da poter indebolire le forze socialiste e quelle cattoliche, Giolitti strinse un’alleanza elettorale con nazionalisti e fascisti, che prese il nome di blocco nazionale. Tuttavia questa scelta si rivelò in poco tempo fallimentare, in quanto si limitò a consacrare l’avvento del fascismo, che entrava in Parlamento con ben 35 deputati.

Inoltre, nel Novembre 1921, durante il Terzo congresso fascista, fu fondato il Partito nazionale fascista.

Prima conseguenza delle elezioni del 1921, fu la caduta del governo Giolitti.
L’incarico fu in un primo momento affidato al socialista riformista Bonomi e poi al giolittiano Facta.

La nascita del Partito socialista unitario
Nel 1922, i socialisti si mostrarono aperti al dialogo con il governo liberale. Tuttavia questa decisione arrivò troppo tardi e l’unica conseguenza che ebbe fu quella di evidenziare, ancora una volta, gli esistenti contrasti interni al partito. Proprio durante il congresso socialista di Roma (Ottobre 1922), l’ala riformista fu cacciata dal Psi e fondò il Partito socialista unitario, sotto la direzione di Matteotti.

La marcia su Roma (26-30 ottobre 1922)
Il 26 ottobre 1922 Mussolini ordinò ai suoi seguaci di marciare su Roma e di impadronirsi del potere. Facta si preparò a resistere all’avanzata delle squadre d’azione e presentò al sovrano Vittorio Emanuele III il decreto che proclamava lo stato d’assedio, tuttavia il re si rifiutò di firmare e invitò Mussolini, che si trovava a Milano, a raggiungere la Capitale per formare il nuovo governo. In questo si verificò un vero e proprio colpo di stato, in cui la monarchia aveva scavalcato il Parlamento.

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