In Italia nel maggio del 1921, alle nuove elezioni i Fasci di combattimento, forti del successo politico-militare delle squadre d'azione che li ha rilanciati dopo la sconfitta elettorale del 1919, ricevono una sorta di legittimazione politica: un certo numero di loro candidati viene incluso nelle liste dei cosiddetti "Blocchi nazionali", alleanze di vari gruppi politici che si aggregano ai liberali per tentare di fermare l'ascesa politico che si era creato nel 1919, poiché se in queste elezioni i Blocchi nazionali hanno un buon successo, comunque non ottengono la maggioranza assoluta dei seggi. Adesso però c'è un fatto nuovo: 38 fascisti (tra i quali Benito Mussolini) vengono eletti nelle liste dei Blocchi nazionali e possono sedere alla Camera come deputati.
Il quadro politico non favorisce la stabilità dei governi che si formano dopo le elezioni. Il primo governo che si costituisce guidato da un ex socialista, Ivanoe Bonomi (1873-1951), resta in carica per pochi mesi, dal luglio del 1921 al febbraio del 1922. Anche meno durano gli altri due governi che gli succedono, entrambi guidati da un liberale giolittiano, Luigi Facta (1861-1930) che restano in carica dal febbraio al luglio del 1922 il primo e dal luglio alla fine di ottobre del 1922 il secondo. Mentre l'area liberale non riesce a farsi una forma organizzativa permanente, né a garantire stabilità si governi che esprime, il movimento fascista accresce ancora la sua capacità di attrazione. Nel novembre del 1921, nel corso bel Congresso che si tiene a Roma, i Fasci di combattimento cambiano nome e assumono quello di Partito nazionale fascista (Pnf), Mussolini è acclamato "duce" cioè condottiere di un partito che conserva tutti i tratti di bellicosità simbolica e operativa che erano propri del movimento al quale si sostituisce. Le squadre d'azione vengono incorporate nelle strutture del partito he quindi dispone formalmente di una sua propria forza militare privata. E ciò avviene senza che le autorità dello Stato intervengano per riconoscere e sanzionare l'evidente illegalità di questa particolare modalità organizzativa del Pnf. Ma ciò non intacca affatto la capacità di attrazione esercitata dal Pnf, che continua comunque ad accrescere il già cospicuo numero dei suoi militanti. La composizione sociale dei suoi militanti e soprattutto quella dei suoi dirigenti mostra il carattere essenzialmente borghese o medio-borghese del movimento anche se tra gli iscritti si trovino anche numerosi operai e contadini.

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