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Negli anni trenta il fascismo è caratterizzato principalmente da tre punti:

Fascistizzazione della società; Cominciata già nel 1925 con l'istituzione di alcuni organismi di massa con la quale ottenere un maggior consenso. Tra questi i più importanti sono l'Opera Nazionale Dopolavoro (controllava il tempo libero dei lavoratori nelle industrie, il gruppo più avverso al fascismo), Istituto nazionale fascista di cultura (mirava a condizionare la libertà intellettuale degli studiosi trasformandoli in strumenti di propaganda e agì anche nell'istruzione pubblica con la sostituzione dei testi scolastici con il testo unico, di impronta fascista), l'Opera nazionale Balilla (formava le nuova generazioni).
In questa direzione contribuirono inoltre i Patti lateranensi sottoscritti nel 1929 i quali erano formati da tre documenti distinti:
– trattato con il quale vi fu un reciproco riconoscimento fra Stato e Chiesa;

– convenzione finanziaria con cui la Santa Sede venne risarcita per i beni persi con la presa di Roma;
– concordato che imponeva ai vescovi di giurare fedeltà allo stato italiano in cambio di alcuni privilegi come il riconoscimento civile del matrimonio religioso e l'insegnamento del cattolicesimo nelle scuole;
Ciò portò ad un aumento del consenso e nelle elezioni plebiscitarie (si poteva solo votare sì o no limitatamente ad una lista di nomi) del 1929 i sì furono la stragrande maggioranza. Col tempo tuttavia il regime, che voleva tenere sotto controllo l'educazione in direzione fascista, andò in contrasto con la Chiesa e sciolse tutte le organizzazioni cattoliche giovanili. Dopo tale scioglimento, il dominio fascista sulla formazione dei giovani fu totale. Nel 1937 tutti gli organismi giovanili vennero raccolti sotto la Gioventù italiana del Littorio che portò ad una fascistizzazione passiva dei giovani. Il GUF (Gruppi universitari fascisti) videro, dopo un elevato investimento, un rinnovamento con numerose altre attività che portarono all'adesione molti universitari.
L'ultimo passo fu la fascistizzazione della Stampa ad opera di Mussolini stesso. I direttori dei giornali che non si fossero allineati ai dettami fascisti furono allontanati e sostituiti e l'iscrizione all'albo dei giornalisti fu subordinata alla presentazione di un certificato di buona condotta politica. La censura toccò anche il cinema così come la radio rispettivamente monopolizzate dall'Istituto Luce e dall'Eiar.

Dirigismo economico; In seguito all'operazione “Quota 90” lo Stato venne riportato al centro del sistema economico confermando così il modello basato sul triangolo Stato-Industrie-Banche. Tuttavia questo portò ad un aumento della disoccupazione e ad una diminuzione degli stipendi deprimendo così i consumi e il mercato interno a causa della bassa domanda. Per far fronte a tale crisi il regime si ripiegò su sé stesso ricorrendo al protezionismo. L'agricoltura, favorita nell'aspetto estensivo, venne così finalizzata solamente a soddisfare il bisogno interno senza alcuna esportazione. Tale ripiegamento ebbe conseguenza pesantissime infatti vi fu una riorganizzazione produttiva a scapito di quelle industrie che si basavano principalmente sull'esportazione. La crisi accentuò inoltre la dipendenza delle industrie dalle banche. Nel 1933 ci fu inoltre la scissione della banca mista (commistione di prestiti a breve e a lungo termine) venendosi così a formare l'Iri, Istituto per la ricostruzione industriale, sotto il quale si venne a creare un vero e proprio impero industriale in quanto diverse industrie cominciarono a dipendere da esso. Si formò anche l'Imi, Istituto mobiliare italiano, che portò lo stato ad assumere il ruolo di “imprenditore” italiano (industria statale tuttora presente). Parallelamente a ciò vi fu anche un rafforzamento delle corporazioni, il cui compito era quello di regolare i rapporti fra lavoratori e datori di lavoro. Si attuò inoltre anche la politica dell'autarchia (1936), dopo le sanzioni economiche a seguito dell'invasione dell'Etiopia e dei costi di guerra, che ebbe una forte valenza ideologica oltre che economica.

Nuova politica estera; la componente nazionalista del fascismo si proponeva di portare l'Italia alla gloria di un tempo. Per questi motivi il regime voleva conquistare il suo “posto al sole” in modo da estendere i confini del mercato nazionale autarchico, avere nuove terre (e lavoro) per far fronte alla chiusura degli Usa e portare ad un aumento del consenso popolare, messo a rischio dalla disoccupazione sempre più estesa. Nell'Ottobre del 1935 si decide così di dare inizio all'invasione dell'Etiopia prendendo a pretesto alcuni incidenti avvenuti in Somalia e Eritrea alla frontiera dei possedimenti italiani. Inoltre l'Italia, nonostante la Società delle Nazioni avesse imposto dei divieti all'Italia limitatamente all'importazione di merci necessarie all'industria di guerra, poté commerciare con Stati Uniti e Giappone (e la Germania stessa) le quali non facevano parte della Società delle Nazioni. Ciò portò ad un inasprirsi dei rapporti con Inghilterra e Francia ma ad un avvicinamento alla Germania nazista, anche grazie al nuovo ministro degli Esteri filotedesco, Ciano . La conquista dell'Etiopia si concluse il 5 Maggio con il generale Badoglio che riuscì ad entrare in Addis Abeba, capitale dell'Etiopia offendo la corona di imperatore d'Etiopia a Mussolini. Proprio a causa delle ingenti spese di guerra si accolse la politica dell'autarchia. Nell'Ottobre 1936 si costituì l'asse Roma-Berlino ossia l'alleanza fra Mussolini e Hitler che fu messa in pratica subito nella guerra civile spagnola. L'anno successivo aderisce poi al Patto Anti-Commintern, assieme a Germania e Giappone, quindi alla lotta contro il comunismo.

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