Ominide 128 punti

Gli anni del dopoguerra

Nei primi 10 anni successivi alla 2^ g.m., dal ’45 al ’55, ci furono diverse conseguenze:
- la nascita dell’ONU
- scattò ciò che era stato deciso a Yalta per quanto riguardava l’Europa (Germania soprattutto)
- ci fu lo scoppio della guerra fredda e la divisione del mondo in blocchi distinti.

Un mondo stremato
L’Europa uscì dalla guerra in condizioni disastrose: l’economia subì gravi danni in quanto le industrie vennero in gran parte distrutte e mancavano materie prime e denaro necessari per la ripresa. Vennero distrutti anche ferrovie, strade, ponti e porti. Numerose città furono distrutte, abitazioni comprese. L’agricoltura era in difficoltà, i beni alimentari venivano razionati e si sviluppò il mercato nero.

La nascita dell’ONU

Il mondo era diviso tra due superpotenze totalmente diverse tra loro: l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti. Per mantenere la pace, nel 1945 venne fondata una nuova organizzazione internazionale, l’ONU. L’obbiettivo dell’ONU era lo stesso della Società delle Nazioni, ovvero quello di mantenere la pace e la prosperità.
Alla base dell’Onu vi erano due concezioni principali: la libertà dei popoli e l’uguaglianza tra le nazioni e la costruzione di un “direttorio” con il quale governare il mondo e formato dalle potenze vincitrici.

Il nuovo assetto della Germania
La Germania venne divisa in 2 parti:
- a ovest la Repubblica Federale Tedesca, stato democratico, controllata dagli Anglo-Americani
- a est la Repubblica Democratica Tedesca, stato comunista, controllata dall’Armata Rossa e dall’Unione Sovietica
Berlino (Germania est) venne divisa a sua volta in 2 parti:
- Berlino Est, controllata dai sovietici, non libera, con economia pianificata comunista
- Berlino Ovest, controllata da americani, inglesi e francesi, libera e democratica

La sistemazione di Europa e Giappone
In Europa:
- L’Austria tornò ad essere indipendente
- L’Unione Sovietica recuperò i territori persi con la 1^ g.m. e ne ottenne altri
- L’Italia perse tutte le colonie e cedette alcuni comuni di confine alla Francia e alla Iugoslavia
- Trieste fu divisa in due zone, una controllata dagli anglo-americani e una dalla Iugoslavia
- Il Giappone restò sotto il dominio americano fino al ’51.

L’espansione del comunismo
In tutti i territori occupati dagli anglo-americani nacquero stati democratici, alleati degli Stati Uniti, mentre nelle zone controllate dall’Armata Rossa nacquero stati alleati dell’Unione Sovietica.

Stalin inoltre impose il sistema comunista in tutti i paesi dell’Europa orientale, i quali divennero stati satelliti dell’Unione Sovietica. L’Urss riuscì inoltre ad ottenere notevoli vantaggi economici dai paesi sotto il suo dominio attraverso la richiesta del pagamento dei danni di guerra, la sequestro di beni appartenenti ai tedeschi o confiscati dai tedeschi ad altri e il pagamento del trasporto e del mantenimento delle truppe sovietiche.

2. La divisione del mondo
Truman
Dopo la guerra le differenze tra i paesi occidentali e quelli dell’unione sovietica si accentuò sempre di più tanto da essere separati da una “cortina di ferro” che partiva dalla Polonia fino ad arrivare a Trieste.
La rivalità esplose con l’elezione di Harry Truman come presidente degli USA. Secondo Truman i partiti comunisti europei si rafforzavano a causa della grave situazione economica e spettava quindi agli americani il compito di appoggiare i partiti anticomunisti e aiutare la ripresa economica europea.

L’inizio della guerra fredda
Venne dato vita al Piano Marshall, il programma di aiuti americani che aveva come destinazione solo i paesi dell’Europa occidentale e che entrò in funzione nel 1948.
Allo stesso tempo l’Unione Sovietica promosse la costituzione del COMECON che aveva l’obbiettivo di costruire una grande alleanza economica dei paesi comunisti.

NATO e patto di Varsavia
Il piano Marshall favorì notevolmente la ripresa economica europea e venne firmato dai principali paesi occidentali il Patto Atlantico: gli stati si organizzavano in un’alleanza militare per difendere il mondo libero (la NATO).
Contemporaneamente continuava l’avanzata del comunismo in Europa orientale e nel 1955, dopo l’entrata della Repubblica Federale Tedesca della NATO, anche i paesi comunisti decisero di unirsi in un’alleanza militare attraverso il Patto di Varsavia.

Due blocchi contrapposti
Il mondo era ormai diviso in due blocchi contrapposti:
- il blocco occidentale, guidato dagli stati uniti, caratterizzato da un’economia capitalista e da una politica liberale
- il blocco comunista, guidato dall’Unione Sovietica, caratterizzato da un’economia controllata dallo stato e una politica totalitaria.
 scoppio della guerra fredda: per evitare una vera e propria catastrofe si decise di dare vita a una guerra non combattuta con le armi da fuoco ma con quelle della diplomazia, dell’economia e ideologiche.

3. La grande competizione
Il piano Marshall e la comunità europea
Attraverso il Piano Marshall, gli stati uniti spronarono l’Europa all’unità per favorire la circolazione delle merci, in modo tale da poter trarre beneficio sia per il commercio internazionale che per l’economia americana.

I non allineati
USA e URSS si presentavano come i leader i due opposte tendenze ideologiche e ogni altro stato della terra avrebbe dovuto scegliere da che parte schierarsi: la liberazione dal comunismo a favore del capitalismo o la liberazione dallo sfruttamento del capitalismo a favore del socialismo.
La fine della guerra però portò all’indipendenza di numerose nazioni asiatiche e africane le quali si unirono in un movimento neutralista internazionale durante la Conferenza di Bandung. Tra i paesi cui vi aderirono ci fu l’India e la Iugoslavia di Tito.
Egitto, India e Iugoslavia nel 1961 a Belgrado diedero vita al movimento dei non allineati, cioè il movimento di quegli stati che non si schierarono ne con USA ne con URSS, e a cui vi parteciparono 25 Paesi.

La crisi di Berlino
La prima crisi che scoppiò tra USA e URSS fu quella di Berlino: una parte della città era controllata dalle potenze occidentali anche se Berlino si trovava interamente nella Germania Comunista. Nel 1948 i sovietici decisero di bloccare ogni via di accesso alla città in modo da impedirne il rifornimento e sperando di portare gli occidentali ad abbandonare la zona ovest. Gli americani però reagirono attuando un gigantesco ponte aereo per rifornire la città.

La guerra di Corea
La seconda crisi esplose in Asia, con la guerra di Corea (1950-53).
La Corea era stata divisa in due parti: la Corea del Nord, comunista, e la Corea del Sud, alleata degli americani ed entrambe rivendicavano la sovranità totale.
Nel 1950 la corea del nord attaccò quella del sud e lo scontro terminò nel 1953 con la riaffermazione del confine precedente lungo il 38^ parallelo.

La decolonizzazione

1. Il processo di decolonizzazione
Il declino degli imperi coloniali
Dopo la seconda guerra mondiale le potenze europee che avevano costruito i loro imperi coloniali in Africa e in Asia non furono in grado di mantenerne il controllo.
La guerra aveva indebolito le forze dei diversi Paesi. Inoltre, tra le guerre erano sorti i primi movimenti o partiti indipendentisti.
Già nel 1941 la Francia fu costretta a riconoscere almeno formalmente l'indipendenza di Libano e Siria. Nel 1942 Gandhi incitò gli Indiani a cacciare gli Inglesi e nel 1943 venne proclamato il manifesto del popolo Algerino con la richiesta dell'abolizione della colonizzazione. Infine, nel 1944 al congresso panafricano di Manchester i delegati rivendicarono l'indipendenza dei Paesi africani, da ottenere anche con la forza.


Due vie per l'indipendenza
La decolonizzazione è il processo storico che ha portato alla fine degli imperi coloniali e all'indipendenza dei popoli afroasiatici.
Il processo durò circa quarant'anni ed ebbe inizio tra le due guerre in India, nel Medio Oriente e nel mondo Arabo, nel secondo dopoguerra in Asia e nel anni cinquanta e sessanta interesso l'Africa.
In alcuni casi l'Indipendenza fu raggiunta per via pacifica (Inghilterra), in altri casi avvenne per via violenta con guerre di liberazione (Francia).

USA, URSS e ONU contro il colonialismo
Stati uniti e Unione Sovietica erano contrari al colonialismo: gli USA in nome della libertà dei popoli, come proclamato dalla Carta Atlantica del 1941 mentre l'URSS in nome del comunismo.
Entrambe in realtà avevano l'obbiettivo di allargare le loro zone d'influenza e fecero pesare in seguito la loro egemonia economica e politica nei paesi dell'Africa e dell'Asia.
Il principio di autodeterminazione dei popoli ispirò le attività dell'Organizzazione delle Nazioni Unite che non riuscì a imporre ovunque il rispetto dei principi, ma ricoprì comunque un ruolo importante nella lotta al colonialismo.

Neocolonialismo ed eredità coloniale
Mantenere un controllo politico sulle colonie comportava costi consistenti, era quindi più conveniente abbandonare il controllo diretto della colonia e mantenere quello economico: si trasformava quindi in Neoclassicismo. Rimase comunque importante il rapporto tra Europa e Ex colonie, dove rimasero tracce delle abitudini, cultura e sulla lingua.
Dal punto di vista politico spesso prevalsero regimi autoritari di destra e di sinistra, vere e proprie dittature militari.

2. La decolonizzazione nel medio oriente
La nascita della Lega Araba
Nei primi decenni del Novecento si sviluppo nel Medio Oriente un movimento nazionale arabo che si rivolse prima contro la dominazione ottomana e in seguito contro le potenze colonialiste.
La Francia aveva ottenuto il mandato in Siria e Libano, la Gran Bretagna in Iraq e Palestina. I mandati dovevano avviare all'indipendenza i popoli sottomessi, ma solo l'Iraq raggiunse presto l'Indipendenza (1932); gli altri Paesi dovettero attendere la seconda guerra mondiale.
Il premier inglese aveva l'obbiettivo di estendere l'influenza britannica in Medio Oriente. La pressione inglese indusse la Francia a riconoscere formalmente l'indipendenza di Libano e Siria; il processo si completò nel 1946 quando i Francesi furono costretti a ritirare definitivamente le truppe.
Intanto, il 22 marzo 1945 nasceva la Lega Araba, unita da scopi di cooperazione economica e politica, sul piano politico si pose come obbiettivo la nascita di un nuovo stato arabo in Palestina contro la volontà internazionale di creare uno stato ebraico.

La nascita dello stato d'Israele
La scoperta degli orrori dei campi d sterminio nazisti aveva creato a livello internazionale un movimento di opinione pubblica favorevole alla nascita di un stato Ebraico, che fosse anche un rifugio per i sopravvissuti.
La causa sionista fu ostacolata dall'Inghilterra, preoccupata di inimicarsi i vicini stati Arabi.
A poco a poco la situazione divenne incontrollabile fino al momento in qui la Gran Bretagna annunciò che avrebbe ritirato le truppe dalla Palestina e affidò la risoluzione della questione all'ONU. Il 22 novembre 1947 l'ONU propose di dividere la Palestina in due stati, uno ebraico e uno arabo, con Gerusalemme zona internazionale.
Gli ebrei accettarono la spartizione, ma la Lega Araba rifiutò e si dichiarò pronta a combattere. Il 14 maggio 1948 venne proclamato lo stato di Israele. Il giorno dopo la Lega Araba attaccò. La prima guerra arabo-israeliana si risolse con la sconfitta delle truppe arabe e l'affermazione definitiva dello stato d'Israele.

La questione palestinese
Al termine del conflitto, i confini dello stato d'Israele si ingrandirono del 40% rispetto a quelli assegnati dall'ONU; la questione palestinese emerse quindi in tutta la sua gravità.
Le conseguenze del conflitto trasformarono l'area in un grande campo di guerra che dura ancora tutt'oggi.
Nel 1969 nacque l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), con lo scopo di addestrare i Palestinesi a combattere Israele per la nascita di uno stato palestinese.

3. La decolonizzazione in asia
Il partito del Congresso e Gandhi
Tra la prima e la seconda guerra mondiale la richiesta di indipendenza da parte indiana divenne sempre più pressante. La lotta era sostenuta dal Partito del Congresso, ma coinvolse ben presto l'intera popolazione, grazie all'influenza del Mahatma Gandhi.
Proprio lui impostò la lotta per l'indipendenza sulla dottrina della non-violenza.
Tra il 1941 e 1942 promosse un movimento di resistenza non violenta alla guerra e agli Inglesi. Cosi, anche per timore che l'India potesse schierarsi con il Giappone il governo britannico promise la concessione dell'indipendenza.

l'indipendenza si India e Pakistan
Il problema più grave del futuro dell'india era rappresentato dalla difficile coesistenza delle comunità religiose induista e musulmana. Mentre Gandhi sosteneva la necessità di creare un unico Stato laico, la lega mussulmana reclamava la separazione del Paese in due stati: uno indù e uno islamico.
Dopo lunghi negoziati e conflitti il governo britannico approvò la nascita dei due Stati. Il 15 agosto 1947 nacquero cosi l'Unione Indiana e maggioranza Indù e il Pakistan, musulmano.

l'assassinio di Gandhi
Con la nascita dei due stati i conflitti non cessarono, anzi, lo stesso Gandhi il 30 gennaio 1948 fu assassinato da un fanatico indù che gli rimproverava di credere ancora nella riconciliazione tra indù e mussulmani.
La decolonizzazione del continente indiano fu completata nel 1948 con l'indipendenza dell'isola di Ceylon (oggi Sri Lanka).

4. La decolonizzazione nel maghreb
l'indipendenza di Libia, Marocco e Tunisia
Con il termine arabo Maghreb si intende l'occidente della nazione araba, cioè l'insieme di quei paesi che occupano l'Africa nord-occidentale: Marocco, Algeria; Tunisia e Libia. Il primo Stato del Maghreb a ottenere l'indipendenza fu la colonia italiana della Libia.
Nel dicembre del 1951 la Libia ottenne l'indipendenza e il governo fu affidato alla monarchia.
La monarchia era stata scelta per la sua fedeltà alle potenze occidentali che avevano grossi interessi strategici ed economici nella regione.
Tuttavia, nel 1969 un colpo di stato di militari guidati dal colonnello Gheddafi depose la monarchia per instaurare la repubblica.
In Marocco e in Tunisia la Francia cercò di domare il movimento arabo, alternando repressione militare e proposte di parziale autogoverno. Nel 1954 i francesi promisero l'indipendenza alla Tunisia e in Marocco permisero che il sultano tornasse sul trono.
Nel 1956 la Francia concesse la piena indipendenza ad entrambi i Paesi.

Egitto: Nasser e la crisi di Suez
Nel 1956 anche il Sudan ottenne l'indipendenza e in Egitto scoppiò la crisi di Suez.
Gamal Abdel Nasser era giunto al potere in Egitto nel 1952 rovesciando la monarchia. Nasser decise di liberarsi dall'influenza delle potenze occidentali e di assumere la guida dei Paesi arabi contro Israele; inoltre strinse accordi con l'URSS per ottenere aiuti economici e militari.
Gli Stati Uniti reagirono e nel 1956 bloccarono il finanziamento per la grande diga di Assuan; come risposta Nasser decise di nazionalizzare il Canale di Suez, su cui gli Inglesi e Francesi avevano grandi interessi.
In accordo con Francia e Gran Bretagna, Israele attaccò l'Egitto mentre truppe inglesi e francesi occupavano il canale, ma l'impresa fallì; l'URSS inviò un ultimatum e gli aggressori dovettero ritirarsi.
Nasser acquistò cosi un'immensa popolarità nel mondo arabo, come simbolo della rivoluzione anticolonialista e ispiratore del'unità fra tutti i popoli arabi.

la guerra d'Algeria
L'indipendenza dell'Algeria fu a lungo ostacolata dai francesi; il movimento nazionalista algerino si era sviluppato negli anni trenta e dopo la seconda guerra mondiale la lotta contro i coloni culminò nella sommossa di Setif dell'8 maggio 1945.
A partire dagli anni Cinquanta, il movimento nazionalista algerino si riorganizzò, costituendo il Fronte di Liberazione Nazionale (FNL). La lotta contro i francesi si fece più cruenta e nel 1957 la battaglia di Algeri segnò il culmine dello scontro. La Francia reagì impiegando tutti i mezzi per annientare il Fronte.
Nella stessa Francia la guerra aveva creato una gravissima frattura politica, destinata a generare la crisi della repubblica.
La crisi politica francese si concluse nel 1958 con il ritorno al potere del generale Charles De Gaulle; fu proprio lui a porre fine al conflitto che stava diventando sempre più impopolare e costoso.
Le trattative portarono nel 1959 al riconoscimento del diritto dell'Algeria all'autodeterminazione. Nel marzo del 1962 il governo francese e quello provvisorio algerino si accordarono a Evian per riconoscere l'indipendenza Algerina.
La ricostruzione fu difficile, cosi come la stabilizzazione del potere. Due leader si contesero il governo finché nel 1965 Boumedienne si impose con un colpo di stato.

5. La decolonizzazione dell'africa nera
L'apartheid in Sudafrica
Il Sudafrica rimase l'unico stato del continente in cui i bianchi riuscirono a mantenere il pieno potere. Il regime di apartheid, cioè di separazione razziale si inasprì tra gli anni Cinquanta e Sessanta e a nulla valsero le proteste dell'opinione pubblica internazionale, ne le rivolte della comunità nera.
Il partito guidato da Nelson Mandela si batté con forza per i diritti civili dei neri, ma ogni rivendicazione fu repressa dal regime. Mandela fu arrestato e rinchiuso per 25 anni, fino al 1990, anno in cui il presidente decise di liberarlo e di abolire le leggi di segregazione razziale.
Le libere elezioni del 1994 portarono l'ANC al potere e Mandela alla presidenza della Repubblica Sudafricana.


La distensione
1. Il disgelo
La morte di stalin
Il 5 marzo 1953 morì Stalin e ciò favorì una nuova fase: il cosiddetto disgelo. Al Cremlino si insediò un nuovo gruppo dirigente nel quale si distingueva Kruscev. Quando egli diventò segretario del partito comunista dell’Unione Sovietica, dimostrò subito di voler chiudere l’epoca oscura dello stalinismo:
- promosse un vasto programma di riforme per modernizzare la società sovietica e migliorare le condizioni di vita della popolazione;
- cercò di migliorare le relazioni con il mondo occidentale. Secondo Kruscev l’Unione Sovietica doveva sconfiggere gli Stati Uniti non attraverso una guerra, ma dimostrando la superiorità del sistema comunista rispetto a quello capitalista.
Nel frattempo negli Stati Uniti era diventato presidente Eisenhower. Ufficialmente egli sostenne la necessità di irrigidire ancor di più la condotta americana nei confronti dell’Unione Sovietica.
Nel luglio del 1955 ci fu la Conferenza di Ginevra a cui, oltre a Eisenhower e Kruscev parteciparono i capi di governo inglese e francese. Per la prima volta dalla fine della guerra le superpotenze riallacciarono il dialogo. Iniziò così la fase della distensione: il contrato e la competizione tra USA e URSS restarono, ma senza le tensioni e gli eccessi degli anni precedenti.

La denuncia dei crimini di stalin
Nel 1956 Kruscev assunse un’iniziativa di straordinario rilievo: denunciò i crimini di Stalin. Al XX Congresso del Partito comunista sovietico egli presentò un rapporto segreto. Questo rapporto rimase segreto per qualche mese, ma poi apparve sui giornali americani.
Nei Paesi del blocco comunista si sviluppò la speranza di una vera svolta verso un regime meno oppressivo. In Polonia i dirigenti di partito legati a Stalin furono sostituiti. Ma fu in Ungheria che si fece il tentativo più ambizioso. Il capo del governo Nagy voleva concedere la libertà di stampa e portare l’Ungheria fuori dal patto di Varsavia. Ma l’unione Sovietica fece intervenire l’Armata Rossa e soffocò nel sangue il tentativo riformatore (novembre 1956). Nagy venne arrestato e nel 1958 fu impiccato.

Il “socialismo dal volto umano”
Alcuni comunisti ripensarono alle loro posizioni e presero le distanze dall’Unione Sovietica. La repressione, infatti, aveva mostrato il volto oppressivo del regime sovietico solitamente nascosto dalla propaganda. Aveva dimostrato anche che gli Stati comunisti dell’Europa orientale erano degli Stati satelliti: non contavano nulla perché dipendevano completamente dalla volontà di Mosca.
Negli anni successivi altre bruttali repressioni confermarono la totale sottomissione all’URSS degli Stati del blocco comunista. Il caso più grave si verificò in Cecoslovacchia nel 1968: il Partito comunista tentò di dar vita ad un processo riformatore. l’obiettivo era quello di liberalizzare l’economia e di creare un “socialismo dal volto umano”.
Nell’agosto del 1968 carri armati dell’Armata Rossa entrarono in Praga, ponendo fine alla “Primavera di Praga”. La giustificazione di questo intervento è passata alla storia come la teoria della sovranità limitata.

Rottura e tensione tra unione sovietica e cina
Anche nei confronti della Cina, l’Unione Sovietica si trovò negli anni Sessanta in difficoltà, giungendo infine alla rottura. Nel 1963 la Cina accusò ufficialmente l’Unione Sovietica di “revisionismo” e di aver capitolato di fronte all’imperialismo americano. Nel 1969 si verificarono gravi incidenti sul fiume Ussuri tra le opposte guarnigioni di confine, ma la guerra venne evitata. Dopo la rottura con l’Unione Sovietica, la Cina iniziò un lento cammino di avvicinamento agli Stati Uniti.


2. La “nuova frontiera”
Kennedy: giovane e cattolico
Nel gennaio 1961 divenne presidente degli Stati Uniti Kennedy (1917-1963). Di origine irlandese, aveva 44 anni, fu il più giovane presidente della storia degli USA e anche il primo di religione cattolica. Era un progressista e riuscì ad eliminare il razzismo. Ebbe subito grande popolarità per il suo stile personale e si impegnò in una battaglia per rinnovare la società americana e per favorire la distensione internazionale.
Per gli Americani ora bisognava oltrepassare una “nuova frontiera”, non più materiale, ma culturale e scientifica. A questo scopo, Kennedy aumentò molto la spesa sociale, in aiuto alle fasce sociali più deboli, e quella per la ricerca spaziale.

La costruzione del muro di berlino
Nel giugno del 1961 Kennedy incontrò per la prima volta Kruscev: il problema da risolvere era quello di Berlino Ovest che i sovietici avrebbero voluto trasformare in “città libera”. Il colloquio si risolse in un fallimento. La risposta sovietica non si fece attendere: due mesi dopo, venne costruito un muro che attraversava la città di Berlino così da dividere il settore orientale da quello occidentale. Questa drastica e improvvisa misura (il muro fu costruito quasi tutto nella notte del 12 agosto 1961) mirava a mettere fine alla numerose fughe di Tedeschi dal settore russo a quello occidentale. Da allora il Muro di Berlino divenne il simbolo della guerra fredda.

La crisi di Cuba
Intanto a Cuba, a breve distanza dal territorio statunitense, una rivoluzione aveva portato al potere (gennaio 1959) un governo di tendenze marxiste guidato da Castro. Il presidente diede il suo avallo a una spedizione di esuli cubani appoggiati dai servizi segreti americani; costoro riuscirono a sbarcare sull’isola (nella Baia dei porci) ma ebbero la peggio nello scontro con l’esercito cubano (aprile 1961). Questa sconfitta gravò pesantemente sulla popolarità di Kennedy. invece Castro, sempre più osteggiato dagli USA, che bloccarono le importazioni di zucchero da Cuba, proseguì l’avvicinamento al blocco sovietico. L’URSS ne approfittò per impiantare a Cuba basi missilistiche, in grado di colpire con testate nucleari qualunque parte degli Stati Uniti. La reazione americana fu aspra: Kennedy ordinò un blocco navale dell’isola (23 ottobre 1962).
L’Unione Sovietica, a questo punto, fece marcia indietro e smantellò i missili da Cuba. Dopo il grave incidente dei missili a Cuba, nel 1963 Kennedy firmò con Kruscev un importante trattato che per la prima volta limitava gli esprimenti atomici.

Kennedy, King e papa Giovanni
In politica interna Kennedy si impegnò soprattutto per superare le gravi discriminazioni che ancora colpivano i neri. In alcuni Stati del Sud nei locali pubblici, come le scuole, i neri erano separati dal bianchi. Ma il 22 novembre 1963 il presidente americano fu assassinato a Dallas, in Texas. Certo i suoi programmi in difesa dei diritti dei neri non erano ben accetti in tutta la società americana. Lo dimostrarono cinque anni dopo altri due atroci assassini: quello del pastore protestante Martin Luther King e quello del fratello del presidente.
Un altro importante protagonista della distensione fu papa Giovanni XXIII. Nel 1963 il papa pubblicò l’enciclica Paccem in terris (Pace in terra) con cui raccomandava al mondo e alle superpotenze la scelta della pace.

L'urgenza della ricostruzione
Dopo aver sconfitto definitivamente il fascismo e aver riconquistato una credibilità democratica di fronte agli alleati, l'Italia comincia una fase di ricostruzione sia morale che materiale del paese. Vengono infatti ricostruite: case, strade, impianti industriali, …ossia tutte le cose che erano state distrutte dalla guerra. (Città superiori a 50000 abitanti avevano perduto circa 1 200 000 vani e le industrie avevano perso l'8 % del valore degli impianti).
Grazie alla ritirata tedesca le citta di Milano, Genova e Torino riportano danni limitate e questo permette al paese di rimettere in moto la vita economica riportando la popolazione ad un'esistenza dignitosa.
( Dal '38 al '45 il costo della vita era cresciuto di 23 volte, e sempre nel '45 i disoccupati ammontavano a 2 milioni e molti di più vivevano di espedienti).
Nel primo dopoguerra vengono varati programmi che prevedono interventi di soccorso per la popolazione, ma questi non bastano. In soccorso dell'Italia arriva nel 1946 l'UNRRA (Amministrazione delle Nazioni Unite per il Soccorso e la Ricostruzione) cercando di incentivare la ripresa industriale e combattere la fame.
Il vero e proprio aiuto che porta al raggiungimento del pareggio economico del bilancio italiano è il piano Marshall che fa confluire in Italia circa 1 440 000 000 di dollari. Un ulteriore aiuto viene dato dalle rimesse degli emigrati.
Fino al maggio del 1947 i governi italiani s'ispirano all'unità antifascista, comprendendo anche la Democrazia cristiana, le forse di centro-sinistra e i socialisti e comunisti. Per questo motivo le forze di governo si trovano un'animi solo sull'abbandono del modello autarchico fascista e la conseguente liberazione degli scambi commerciali con l'estero.
Una volta conclusa la rottura tra De Gasperi e i comunisti si afferma la linea politica economica di scuola liberale di Luigi Einaudi (1874- 1961)ministro del Bilancio e vicepresidente del Consiglio (1947). La sua politica punta sulla stabilità monetaria e sul mantenimento dell'inflazione, e per fare ciò svaluta la lira, favorendo un forte aumento delle esportazioni che permettono il rientro di ingenti capitali.

Dalla monarchia alla repubblica
Nel giugno del 1945 nasce il primo governo del dopoguerra presieduta da Ferruccio Parri uno dei capi della resistenza. Essendo formato dall'unione di più forze politiche sembrava destinato a durare e portare cambiamenti, invece cade dopo soli 5 mesi, causa contrasti interni dovuti dalle divisioni emerse nella Resistenza. Si formano così due schieramenti: La Democrazia Cristiana (insieme a USA, borghesia e imprenditori) e Partito Comunista (con operai, contadini, CGILe unione sovietica). In questo clima teso la preoccupazione diventa lo scoppio di una guerra civile.

Ben presto i partigiani abbandonano l'idea di una rivoluzione come il Partito Comunista, che con il suo segretario Palmiro Togliatti credeva nelle elezioni per prendere il potere. Proprio per questo Togliatti con Pietro Nanni, leader socialista premono per fare l'elezione dell'Assemblea Costituente per dare una sagoma allo stato italiano, ma le elezioni vengono rimandate al 1946 grazie ad Alcide De Gasperi leader della DC. Egli fa diventare il partito interclassicista unendo alla causa anche gli imprenditori, preoccupati del successo delle Sinistre. Egli basa la DC sulla difesa della famiglia, democrazia, cattolicesimo, libero mercato e anticomunismo.

Il 10 dicembre del 1945 De Gasperi diventa Presidente del Consiglio, e diventa il primo esponente di un partito cattolico a guidare un governo italiano fino al 1953. La prima cosa che fa è un Referendum per scegliere se l'Italia deve restare una monarchia o diventare una repubblica e poi afferma che la costituzione deve essere redatta dall'Assemblea Costituente. Per salvare la monarchia, re Vittorio Emanuele II abdica a favore del figlio Umberto I (maggio 1946), ma i comportamenti avuti durante la guerra non potevano essere ignorati. Il 2 giugno 1946 diventa una data doppiamente importante, perché c'è il primo vero suffragio universale con voto alle donne e l'Italia diventa una repubblica con i deputati dell'Assemblea Costituente eletti. Il re Umberto I va in esilio in Portogallo.

Il 25 giugno la costituzione nomina presidente Giuseppe Saragat e 3 giorni dopo Enrico De Nicola viene eletto capo provvisorio dello stato.

Il 22 dicembre del 1947 la costituzione viene approvata ed entra in vigore il 1 gennaio del 1948. Era un compromesso tra le diverse forze politiche. Ci fu uno scontro per l'art. 7 che faceva entrare il concordato con la chiesa nella costituzione. La costituzione è formata da 139 art. E 18 disposizioni transitorie, è divisa in 2 con enunciazione prima dei 12 principi fondamentali. Divide gli organi statali in:
-parlamento, che esercita il potere legislativo, e si compone di Camera dei Deputati e Senato della Repubblica.
-governo , potere esecutivo, formato dal Presidente del consiglio e dai Ministri,
-Magistratura, potere giudiziario.

Riconosce il Presidente della repubblica come Capo di Stato, con potere di rappresentare e controllare gli altri organi. Questa forma di governo quindi rappresentativa, perché i cittadini non decidono direttamente, e, parlamentare, perché c'è un parlamento. Nel 1955 viene istituita la Corte Costituzionale, che verifica la costituzionalità della legge.

Nell'autunno del 1946 De Gasperi affronta il trattato di pace che non fu tenero per l'Italia, viene firmato nel febbraio del 1947 e l'Italia perde Friuli, Colonie Africane, e risarcisce i paesi feriti. Nel maggio del 1947 nasce il nuovo governo di De Gasperi, senza le Sinistre. Nel 1949 l'Italia entra nella NATO.

Il 18 aprile 1948 le elezioni portano alla vittoria la DC. Era finita la guerra, tra fascisti e antifascisti, era iniziata la guerra di religione e il 14 luglio del 1948 gli operai FIAT prendono in ostaggio l'amministratore delegato, Togliatti fu gravemente ferito da uno sparo, ma si cerca di scoraggiare una rivoluzione.

Nel luglio del 1948 i cattolici escono dal CGIL e nasce la CISL. Nel 1949 a Roma nasce UIL (unione italiana del lavoro) che unisce repubblicani e socialdemocratici. La CISL sotto Giulio Pastore, diventa un movimento interclassicista che cerca una cooperazione tra capitale e lavoro. La UIL conquista spazi in città operaie importanti nel Nord con una linea opposta a quella della CGIL. Nel 1950 nasce la CISNAL che richiama gli ideali fascisti.

Hai bisogno di aiuto in Storia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
Maturità 2018: date, orario e guida alle prove