Guerra fredda

La crisi delle potenze europee e il confronto ideologico e l’equilibrio polare
La guerra portò alla scomparsa del nazifascismo, e al trionfo delle democrazie ma anche alla crisi della supremazia europea, in quanto Germania, Francia, Gran Bretagna uscivano dalla guerra gravemente indebolite e stavano emergendo due super potenze: gli Usa che godevano di una forte superiorità economica e militare (avevano il monopolio della bomba atomica) e l’Urss che usciva dalla guerra dissanguata economicamente e demograficamente ma padrona di mezza Europa.
Entrambe erano dotate di risorse naturali, di industrie massicce e soprattutto entrambe avevano interessi mondiali. Avevano ideologie molto diverse, il messaggio americano era basato sul modello della democrazia liberale, libertà personale individualistica, concorrenza economica, mentre il messaggio sovietico era basato sul modello del partito unico e centrale e sull’anti individualismo. Quindi per effetto di questa contrapposizione si giunse a un sistema mondiale bipolare, con una divisione fra area socialista e area capitalista.

La lezione della guerra
L’umanità uscì sconvolta e traumatizzata dalla seconda guerra mondiale che era vista con orrore e che violava ogni regola umanitaria, aggravato dalle rivelazioni dei crimini nazisti, dal genocidio degli ebrei e dall’apparizione della bomba atomica dotata di capacità distruttive e di minacciare tutta l’umanità.
Il processo di Norimberga e il mito americano
Per decisione comune degli alleati, nel 1945-46 venne fatto il processo di Norimberga, un processo penale contro i capi nazisti che portò alla condanna a morte dei principali collaboratori di Hitler.
Gli Stati Uniti diventarono un punto di riferimento per l’Europa occidentale e si diffuse il mito americano, gli Stati Uniti apparivano come l’unico paese in grado di dare speranza di gioia, di pace e benessere e la vita americana divenne modello da imitare.

Le Nazioni Unite e il nuovo ordine economico

La nascita dell’ONU
Nel 1945 nella conferenza di San Francisco, viene creata l’Onu, al posto della vecchia società delle Nazioni, con l’obiettivo di scongiurare nuove guerre e di promuovere il progresso economico e sociale dei popoli. L’Onu si ispirava ai principi della Carta Atlantica, ai pensieri di Wilson di avere una democrazia e di Roosevelt di avere un direttorio delle grandi potenze.
Gli organi dell’Onu - funzioni e limiti dell’Onu
L’Assemblea generale degli stati membri si riuniva annualmente per esprimere i principi di universalità dell’organizzazione delle nazioni e di uguaglianza delle nazioni e adottava risoluzioni non vincolanti (erano delle raccomandazioni). Il Consiglio di sicurezza, che era un organo permanente, rappresentava il direttorio, aveva il potere di prendere decisioni vincolanti per gli Stati e anche decidere l’intervento armato. Si componeva di 5 membri di diritto che erano le potenze vincitrici (Usa, Urss, Gran Bretagna, Francia e Cina) e di altri 10 stati eletti a turno fra tutti gli Stati. Le 5 potenze godevano di un diritto di veto che poteva bloccare l’azione del Consiglio se la ritenevano contraria ai loro interessi, questo meccanismo era stato introdotto per volontà dell’Urss ancora diffidente nei confronti delle altre nazioni, che avrebbero potuto metterla in minoranza.
Altri organi erano il Consiglio economico sociale da cui dipendevano agenzie che cooperavano in vari campi, come l’Unesco (per l’istruzione e la cultura) la Fao (per l’alimentazione e l’agricoltura) e la Corte internazionale di giustizia (che decideva nelle controversie fra gli Stati).
Fin dall’inizio, l’Onu fu inadempiente e non riuscì a svolgere il suo compito principale di prevenire e contenere la crisi, anche per volontà dei membri che spesso lo dominavano e scavalcano.
Il Fondo monetario e la Banca mondiale
Nel luglio del 1944, con gli accordi di Bretton Woods, fu creato il Fondo monetario internazionale, sotto la spinta degli Usa, con lo scopo di creare delle riserve di valute mondiali (a cui gli Stati membri potevano attingere in caso di necessità) e di dare stabilità monetaria. Inoltre il dollaro divenne valuta internazionale per gli scambi e valuta di riserva per le banche centrali di tutto il mondo (un ruolo detenuto prima dalla sterlina, anche se in misura più ridotta). Al Fondo monetario fu affiancata la Banca mondiale col compito di concedere prestiti a m/l termine agli stati per aiutarli nella ripresa economica. Fu poi stipulato a Ginevra nell’ottobre del 1947, l’Accordo generale sulle tariffe e sul commercio (Gatt) che prevedeva l’abbassamento dei dazi doganali, per creare un mercato di libera concorrenza. Tutte queste riforme, nate sotto la spinta degli Usa, non erano solo per rilanciare le economie europee ma per favorire gli interessi del capitalismo americano e dare al dollaro un ruolo internazionale. I paesi comunisti rinunciarono ad associarsi al Fondo monetario.

La fine della "Grande Alleanza"
Pace americana e pace sovietica
La grande alleanza fra le due maggiori vincitrici dava segni di contrasti. Gli Stati Uniti erano forti economicamente, essi avevano sofferto meno degli altri gli effetti della guerra, e puntavano più alla ricerca di una stabilità mondiale che non alla punizione dei vinti. L’Unione Sovietica invece aveva subito molte perdite e devastazioni durante la guerra e per questo esigeva il prezzo della vittoria sia col riconoscimento di grande potenza, sia con l’esigenza di non avere ai suoi confini nazioni ostili, come la Polonia. Inoltre voleva mettere a punto la questione delle riparazioni e punizione dei vinti.
Il grande “disegno” di Roosevelt
Roosevelt era convinto che fosse necessario mantenere il dialogo con la Russia, e quindi avere incontri diretti con Stalin, visto che la presenza sovietica nei paesi danubiani e balcanici non poteva essere eliminata a meno di scatenare un’altra guerra. Roosevelt riteneva che le richieste dell’Urss di avere un ruolo importante nei paesi dell’Europa orientale fossero legittime, anche se questi paesi a suo avviso non dovevano essere sovietizzati, ma instaurare regimi favorevoli all’Urss. Quindi si doveva creare un nuovo ordine europeo di cooperazione tra Occidente e Unione Sovietica ma con la morte di Roosevelt il progetto morì. Suo successore fu nominato nell’aprile del 1945 Harry Truman, che non solo si dimostrava rigido nei confronti di una collaborazione con l’Unione Sovietica, ma si rifiutò di concederle un nuovo prestito, e la diffidenza di Stalin nei confronti dei paesi occidentali era aumentata anche dopo il lancio della bomba atomica in Giappone che confermava la superiorità americana.

L’Urss e l’Europa orientale e la cortina di ferro
Alla conferenza di Postdam (luglio-agosto 1945) emersero i punti di contrasto tra Usa e Urss: il futuro della Germania e i paesi dell’Europa orientale, già occupati dall’Armata rossa, e nei quali Stalin imponeva la sua dittatura. L’Urss mise al potere i partiti comunisti locali con l’appoggio dell’esercito sovietico e contro il rispetto delle democrazie. Questo non lasciò indifferenti i paesi occidentali e nel marzo del 1946, Churchill (non era più alla guida del governo ma godeva ancora di molto prestigio) pronunciò a Fulton, negli Stati Uniti, un discorso in cui denunciava il comportamento dei sovietici nell’Europa orientale: accusò Stalin di aver fatto calare una cortina di ferro da Stettino, sul Baltico, a Trieste sull’Adriatico. Stalin replicò accusando Churchill di essere un guerrafondaio e paragonandolo a Hitler. La grande alleanza era ormai in frantumi e non c’era possibilità di concludere la negoziazione dei trattati di pace.
La conferenza di Parigi
Alla conferenza di Parigi, che si tenne fra luglio e ottobre del 1946, furono ratificati i nuovi confini fra Urss, Polonia e Germania: l’Urss prendeva le ex repubbliche baltiche (Estonia, Lituania e Lettonia), parte della Polonia dell’Est e della Prussia orientale; la Polonia a ovest allargava il suo confine a spese della Germania, ma non si risolse il problema del futuro della Germania.

La divisione dell'Europa
Iran e Turchia
Nell’estate del 1946 ci fu un altro motivo di contrasto tra Urss e potenze occidentali dovute al fatto che Stalin non volle rispettare alcuni accordi: in Iran non volle ritirare le truppe inviate durante la guerra e nei Dardanelli, dove l’Urss chiese alla Turchia basi militari per l’accesso agli stretti; queste zone erano nella sfera di influenza della Gran Bretagna che doveva svolgere il ruolo di custode degli equilibri, ma il governo inglese che stava attraversando una difficile situazione economica, dichiarò di non potersi assumere impegni militari e subentrarono gli Stati Uniti che adottarono una linea dura nei confronti dei sovietici, inviando una flotta nel Mar Egeo obbligando Stalin a rinunciare alle sue richieste.
La dottrina di Truman e il piano Marshall
Venne messa in atto la teoria del containment (contenimento) per fermare l’espansionismo sovietico. In base alla dottrina Truman, gli Stati Uniti si impegnavano a intervenire per sostenere i popoli da pressioni straniere e questo aprì un confronto con l’Urss.
Nel giugno del 1947 gli americani fecero un programma di aiuti economici all’Europa, detto piano Marshall (nome del segretario di Stato americano) che fu visto dai sovietici come un tentativo degli Usa di assoggettare l’Europa ai favori del blocco occidentale, e così respinsero il piano e imposero anche agli Stati-Satelliti di fare altrettanto.
La ripresa economica dell’Europa occidentale
Fra il 1948 e il 1952, il piano Marshall permise di rilanciare l’economica dei paesi dell’Europa occidentale che instaurarono legami molto stretti con gli Stati Uniti.
Il Cominform
Come risposta al piano Marshall, nel settembre del 1947, Stalin fa un Ufficio di informazione dei partiti comunisti (Cominform), interrompendo ogni dialogo con gli Usa.
La guerra fredda e il problema tedesco
Tra le superpotenze subentrò la guerra fredda (termine coniato dal giornalista americano Water Lippmann) che significava aperta ostilità tra due blocchi contrapposti di Stati. La Germania, alla fine della guerra era stata divisa in quattro zone di occupazione (americana, inglese, francese e sovietica), la cui capitale Berlino era sotto l’area sovietica. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, attuarono nelle loro zone, una riforma monetaria, liberalizzando l’economia e dando finanziamento col piano Marshall.
Il blocco di Berlino e le due Germanie
Stalin reagì con il blocco di Berlino e nel giugno del 1948 chiuse gli accessi alla città sperando che questo portasse gli occidentali ad abbandonare la zona ovest da loro occupata. Questo episodio rappresentò un momento di grande tensione. Gli americani organizzarono un ponte aereo per rifornire la città finchè i sovietici decisero di togliere il blocco rivelatosi inefficace. Nello stesso mese fu proclamata la Repubblica federale tedesca con capitale Bonn e nella parte orientale fu creata la Repubblica democratica tedesca con capitele Pankow.
Il Patto atlantico e il Patto di Varsavia e le conseguenze della guerra fredda
Nell’aprile del 1949 fu firmato a Washington il Patto atlantico, un’alleanza difensiva fra i paesi dell’Europa occidentale (Francia, GB, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Norvegia, Danimarca, Islanda, Portogallo e Italia), gli Stati Uniti e il Canada, che si fondava sulla democrazia e la Nato (contingenti dei singoli paesi). Successivamente aderirono anche la Grecia e la Turchia e la Germania federale. L’Urss rispose stringendo il Patto di Varsavia, un’alleanza militare con i paesi satelliti. Nel 1953, anno della morte di Stalin, la tensione tra i due blocchi divenne ancora più acuta. Sia l’Est che l’Ovest spesero immense risorse nella corsa agli armamenti.

L'Unione Sovietica e le democrazie popolari
Gli ultimi anni della dittatura staliniana – lo sviluppo industriale -
Nel dopoguerra in Urss ci fu una rapida ricostruzione economica ma privilegiando l’industria pesante a scapito dell’agricoltura e dei beni di consumo. Il tenore di vita della popolazione era sacrificato per permettere all’Unione Sovietica di diventare una grande potenza industriale e uno dei massimi produttori mondiali di energia e materie prime. L’Urss era diventata dunque una grande potenza militare e nel 1949 fece esplodere la sua prima bomba atomica ponendo fine al monopolio nucleare americano.
La ricostruzione del paese avvenne anche per il grande apporto di capitale straniero che proveniva dai paesi dell’Est ex nemici, sotto forma di riparazioni imposte. Tutti questi paesi (Germania dell’Est, Ungheria, Romania, Cecoslovacchia) furono trasformati in democrazie popolari e in paesi satelliti dell’Urss e dipendenti sia politicamente che economicamente dall’Urss.
La Polonia
Gli inglesi che nel ‘39 erano entrati in guerra per la Polonia, consideravano la difesa dell’indipendenza polacca un punto d’onore mentre per Stalin la Polonia rappresentava un problema di sicurezza perché era stata per due volte in trent’anni un passaggio attraverso cui eserciti invasori erano entrati in Russia. Nel giugno del 1945, a Varsavia si insediò un governo preseduto dal socialista Morawski ma in realtà controllato dai comunisti che si impadronirono del potere e nel gennaio del ’47 si svolsero le elezioni sotto il controllo dei comunisti con la loro schiacciante vittoria.
Romania Bulgaria e Ungheria
In Romania, Bulgaria e Ungheria, nonostante le resistenze del Partito dei contadini, i comunisti imposero il controllo sul governo con arresti, intimidazioni, accelerando il processo di sovietizzazione dei paesi.
La Cecoslovacchia e il colpo di Stato del 1948
Molto drammatico fu il destino della Cecoslovacchia, che era un paese socialmente ed economicamente sviluppato, di tradizione democratica, che non era ostile all’Urss. Il governo, guidato dal leader comunista Klement Gottwald si fondava su un comunismo liberale, ma la coalizione si ruppe nel ‘48 quando il governo dovette decidere se accettare gli aiuti del piano Marshall, decisione appoggiata dalla maggioranza dei socialisti e dai borghesi ma ostacolata dai comunisti che minacciarono una guerra civile e costrinsero sotto minaccia il presidente della Repubblica ad affidare il potere a un governo controllato dai comunisti. In marzo il ministro degli Esteri che non era comunista, morì cadendo dalla finestra in circostanze mai chiarite. Nel maggio del ‘48 il presidente si dimise per non firmare la nuova costituzione che trasformava il paese in democrazia popolare.
La Jugoslavia di Tito
In Albania e in Jugoslavia i comunisti presero il potere senza problemi, e in Jugoslavia andò al potere Tito che aveva guadagnato un grande prestigio durante la Resistenza, in quanto aveva liberato il territorio senza l’aiuto dell’Armata rossa.
Industrializzazione e modernizzazione
Nei paesi sotto il controllo sovietico, molte regioni che erano fra le più arretrate del continente, migliorarono la loro economia e si modernizzarono, i latifondisti furono mandati via con le riforme agrarie, ci fu la collettivizzazione dell’agricoltura, i contadini diminuirono e aumentarono gli operai per lavorare nelle miniere, nelle industrie siderurgiche e meccaniche, nelle banche e nel commercio. L’agricoltura ebbe un ruolo marginale per dare spazio all’industria pesante sul modello sovietico.
I legami economici con l’Urss
Lo sviluppo di questi paesi era però subordinato allo Stato-guida e tutte le produzioni dovevano essere complementari a quelle dell’Urss. La Comecon (consiglio di mutua assistenza economica), fondata a Varsavia nel ‘49, dettava le regole dei tassi di cambio, la quantità e i prezzi dei beni da scambiare, comportando una compressione dei consumi e un basso tenore di vita della popolazione. Questo clima fece nascere agitazioni sociali e moti di rivolta antisovietica, a cui l’Urss cercava di esercitare un controllo stretto.
Lo scisma di Tito
L’unico paese che riuscì a sottrarsi all’egemonia russa, fu la Jugoslavia che nel 1948 fu condannata ufficialmente da Stalin accusando Tito e i comunisti di deviazionismo escludendoli dal Cominform e chiudendo ogni collaborazione. La Jugoslavia si trovò isolata dal mondo comunista (che si schierò compatto con Stalin), e instaurò una dittatura ferrea del Partito comunista.
Le epurazioni nell’Est europeo
La Russia voleva evitare che Tito trovasse nuove adesioni e furono attuate tra la fine degli anni 40 e inizio anni 50 massicce purghe nei confronti dei dirigenti comunisti dell’Europa dell’Est.
Il maccartismo
Nel 1949 con l’esplosione della bomba atomica sovietica si scatenò negli Stati Uniti una campagna anticomunista ispirata dal senatore repubblicano Joseph McCarthy, che vede nel comunismo un male. La campagna anticomunista aveva lo scopo di emarginare o epurare quanti nella pubblica amministrazione o nel mondo del cinema e dello spettacolo, fossero sospettati di essere filocomunisti o simpatizzanti di sinistra. Furono effettuati molti licenziamenti e personaggi famosi fuggirono in Europa.

La Rivoluzione comunista in Cina e la Guerra fredda
Una nuova potenza comunista
Con l’avvento al potere dei comunisti in Cina nel 1949, il blocco tra Ovest e Est divenne più pericoloso. La rivoluzione cinese era una conseguenza della guerra fredda ma anche del processo di decolonizzazione.
La guerra cino-giapponese e il regime di Chang Kai-shek
Il governo Chang (regime nazionalista) durante la guerra del Giappone contro gli Stati Uniti, trascurò la lotta contro i giapponesi per dedicarsi ad eliminare i comunisti di Mao, che amministravano ed occupavano ampie zone della Cina. Il suo regime perse consensi perchè si dimostrò incapace di fare la guerra contro i giapponesi, concentrava le sue risorse esclusivamente per reprimere il dissenso interno, ed era un governo corrotto. Al contrario invece, nei territori della Cina amministrati ed occupati dai comunisti, i comunisti combattevano contro i giapponesi, seguendo la strategia di Mao, e rafforzavano i legami con le masse contadine, attuando riforme agrarie.
La ripresa della guerra civile e la vittoria dei comunisti
A fine guerra, gli Stati Uniti cercarono di fare un accordo fra i comunisti e governo Chang, che però rifiutò ogni accordo, anche perché sapeva di poter contare in ogni caso sull’appoggio Usa e iniziò una campagna militare contro i comunisti, utilizzando gli aiuti ricevuti dal piano Marshall.
Le forze di Chang prive del sostegno popolare e disperse su un territorio troppo vasto, si trovarono ad affrontare i comunisti che erano forti anche perché poterono contare sull’appoggio della forza contadina. Nel 1949 i comunisti entrarono a Pechino, Chang si rifugiò a Taiwan sotto la protezione della flotta americana.
La Repubblica popolare cinese
Il 1° ottobre 1949 fu proclamata la Repubblica popolare cinese, subito riconosciuta dall’Urss e dalla Gran Bretagna ma non dagli Stati Uniti. La nuova Repubblica, guidata dai comunisti mise in atto un processo di socializzazione: banche, industrie, commercio con l’estero furono nazionalizzate e le terre distribuite fra i contadini e successivamente nel 1950 la Cina di Mao stipulò con l’Urss un trattato di amicizia e di mutua assistenza.
Le due Coree e lo scontro
La Corea era stata per lungo tempo un paese conteso fra Cina e Giappone ed ora diventava una drammatica prova del confronto tra i due blocchi. La Corea era divisa in due zone nord e sud, delimitate dal 38° parallelo, come accaduto per la Germania. La Corea del Nord era governata dai comunisti e la Corea del Sud era nazionalista appoggiata dagli americani. Entrambe le Coree rivendicavano la sovranità nell’intero territorio che sfociò in una guerra, appoggiata dai sovietici e dagli americani. Gli americani entrano in Corea sotto la bandiera dell’Onu, in quanto si erano fatti autorizzare dal consiglio di sicurezza a poter inviare truppe in Corea del Sud contro l’invasione della Corea del Nord, ma questa autorizzazione era stata data agli americani in assenza del delegato sovietico che si sarebbe opposto. L’America invia truppe, respinge i nordcoreani e oltrepassa il 38° parallelo. A questo punto intervenne a difesa dei comunisti, la Cina di Mao che respinse gli americani in breve tempo. La crisi coreana si concluse nel 1953 col ritorno alla situazione precedente la guerra.

Guerra fredda e coesistenza pacifica
I mutamenti ai vertici delle superpotenze
Con la fine della presidenza Truman e la morte di Stalin (marzo 53) la guerra fredda perse i suoi maggiori protagonisti e nonostante il regime comunista succeduto a Stalin non mostrò nessuna apertura verso l’Occidente anche perché negli Stati Uniti intanto, era salito alla presidenza il generale repubblicano Eisenhower che pareva inizialmente accentuare le tensioni con l’Urss. I rapporti tra i due stati divennero poi meno conflittuali, e fra le due superpotenze si stabilì un equilibrio che costituiva la premessa per una coesistenza pacifica, anche se però non si fermò la corsa agli armamenti.
La rivolta di Berlino Est
Nel giugno del 1953, gli operai di Berlino Est scesero in piazza per protestare contro le dure condizioni imposte dal regime comunista succeduto a Stalin, che non allentò la stretta sui paesi satelliti.
Il trattato di Vienna e la conferenza di Ginevra
Nel corso del 1955, col declino del maccartismo e l’ascesa in Urss di Kruscev, diminuirono le tensioni tra i due blocchi, anche grazie al fatto che i sovietici ritirarono le proprie truppe di occupazione dall’Austria in cambio dell’impegno occidentale a garantire che l’Austria restasse neutrale, impegno sancito con la firma del trattato di Vienna. Nella conferenza di Ginevra, convocata per discutere del problema della Germania, non furono però raggiunti accordi.

La destalinizzazione e la crisi ungherese
L’ascesa di Kruscev
In Unione Sovietica va al potere il segretario e primo ministro, Nikita Kruscev. Personaggio molto diverso da Stalin, dotato di carica comunicativa, che dimostrava un’apertura in politica estera col la firma del trattato di Vienna, e la riconciliazione con i comunisti jugoslavi, sciogliendo il Cominform, e pone fine alle grandi purghe.
Il XX congresso del Pcus e il rapporto Kruscev
Nel corso del XX congresso del Pcus, Kruscev fece una clamorosa denuncia dei crimini commessi da Stalin, rendendo pubbliche gli arresti in massa, le deportazioni, le torture, i processi farsa. Questo documento però fu letto solo ai dirigenti e mai pubblicato dall’Urss, fu però presto noto a tutto il mondo. Con questa mossa Kruscev non mise in discussione il modello sovietico e la dottrina leniniana, ma gli errori di Stalin.
Le ripercussioni nell’Europa dell’Est – l’ottobre polacco e le riforme di Gomulka
Il processo di destalinizzazione avviato in Urss alimentò in Polonia e in Ungheria, la speranza che l’Urss allentasse il controllo, e si diffusero movimenti di protesta, soprattutto degli operai, con l’appoggio di una Chiesa cattolica ancora forte. Nell’ottobre polacco le agitazioni sfociarono in una generale protesta e i dirigenti Urss, piuttosto di affrontare la situazione militarmente, preferirono assecondare l’ascesa al governo di Gomulka che fece una politica di liberalizzazione e riconciliazione con la Chiesa, senza però mettere in discussione l’alleanza con l’Urss.
L’insurrezione ungherese
In Ungheria le agitazioni e le proteste portate avanti da studenti, intellettuali sfociarono in una vera e propria insurrezione. Nelle fabbriche gli operai si riunirono in consigli operai. A capo del governo fu chiamato Nagy, un comunista di ala liberale, già espulso dal partito e le truppe sovietiche si ritirarono dall’Ungheria. Quando il 1° novembre, Nagy annunciò l’uscita dell’Ungheria dal Patto di Varsavia, il segretario del partito comunista Kadar invia l’Armata rossa a Budapest. Pochi mesi dopo Nagy fu fucilato e Kadar assunse la guida dell’Ungheria. questo fatto provocò sdegno in Occidente e crisi anche tra i comunisti di tutto il mondo già scossi dal rapporto Kruscev, ma la rioccupazione dell’Ungheria rappresentò la conferma del controllo sovietico sui paesi satelliti.

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