La crisi americana del '29

Fin dal momento in cui la Prima Guerra Mondiale si concluse,l’America,che uscì dal conflitto come vincitrice e soprattutto come creditrice di enormi somme di denaro nei confronti delle altre potenze trionfatrici(Inghilterra e Francia),vide enormi somme di denaro entrare nelle proprie casse grazie anche ad un’intelligente politica economica:gli USA infatti attuarono piani finanziari per aiutare la Germania a pagare i suoi debiti(piani Dawes e Young),rimpinguando in questo modo le casse inglesi e francesi e permettendo così ai propri debitori di pagare gli Stati Uniti stessi. I fiumi di dollari che iniziarono a scorrere nelle casse americane fecero pensare bene agli USA di attuare una politica protezionista per isolarsi dal resto del Mondo e quindi anche dall’Europa. Tuttavia quella che sembrava essere una grande idea si trasformò nel giro di pochi anni in una vera e propria spada di Damocle: negli stati uniti sorsero grandi industrie che producevano ogni sorta di beni di consumo, il lavoro certo non mancava e il tenore di vita si elevò notevolmente fino a quando la produzione industriale non divenne talmente numerosa da diventare in esubero. Non potendo esportare più di tanto all’estero tali merci il mercato si saturò di prodotti che restavano invenduti. Questo fatto pose le basi per lo scoppio di una poderosa crisi, che si verificò nell’Ottobre del 1929 con il crollo della borsa di Wall Street(crisi finanziaria),che consistette nel crollo di tutte le azioni di borsa,fossero esse azioni di una società,di una industria,di un prodotto. Molti industriali cercarono di tamponare questa emorragia mantenendo i prezzi dei prodotti invariati e riducendo il personale in esubero (incrementando così la disoccupazione) ma ciò non fu sufficiente poiché il ristagno delle merci in esubero comportò il crollo dei loro prezzi, portò moltissime fabbriche e industrie al fallimento (crisi economica).

Questa devastante crisi economica e finanziaria piegò non solo l’America ma tutto il Mondo, incluso il continente europeo (nella crisi sono da ricercare, ad esempio, le cause dell’ascesa di Hitler in Germania come conseguenza della cessazione del piano di aiuti Young). A risollevare le sorti degli USA ci pensò tra il 1932 e il 1936 il presidente Franklin Delano Roosevelt, che insieme con un’elite d’intellettuali, scienziati ed economisti (il cosiddetto”brain trust”) riuscì a deviare la china dell’economia americana introducendo il”new deal” (nuovo corso). Egli innanzi tutto cambiò le regole del mercato permettendo alla politica di intervenire nel campo economico, ponendo precisi limiti allo sviluppo incontrollato del mercato (economia guidata). Roosevelt promosse inoltre l’applicazione dell’”inflazione controllata”al fine di incentivare i consumi e gli investimenti da parte dei cittadini nonostante il periodo di crisi. Fu così che il presidente fece svalutare del 40% il dollaro facendo aumentare i prezzi sul mercato e introdusse nuova cartamoneta,non senza aver imposto il controllo statale sull’economia nazionale. Roosevelt si mosse anche per difendere i salari minimi e i contratti lavorativi dei dipendenti(politica sociale)e incentivò la realizzazione di lavori pubblici per semplificare i trasporti di uomini e materie. Il denaro necessario per questi interventi lo ottenne applicando una rigida politica fiscale,specie sui redditi più alti.

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