1945 - Politica francese nell'immediato dopoguerra

Nel caso degli Stati Uniti e del Regno Unito la seconda guerra mondiale non ha interrotto la continuità statuale e costituzionale, cosicché la lotta politica del dopoguerra può riprendere entro la cornice costituzionale preesistente senza alcun mutamento istituzionale. In Francia invece le cose stanno diversamente. Durante la guerra il regime collaborazionista di Vichy ha abolito le norme costituzionali in vigore che risalivano al 1875. C'è piuttosto una rottura nella continuità costituzionale e dopo la guerra c'è una convergenza piuttosto ampia dei diversi partiti democratici a favore dell'elezione di un'Assemblea Costituente che scriva una nuova Costituzione per una Francia che si ritiene essa stessa rinnovata. Il 21 ottobre 1945 si tiene una doppia elezione, alla quale per la prima volta partecipano anche le donne. Viene eletta un'Assemblea Parlamentare e contemporaneamente si chiede agli elettori se desiderano che questa Assemblea svolga anche una funzione costituente. Con una grandissima maggioranza (ovvero il 91%) il corpo elettorale si esprime a favore del rinnovamento della Costituzione. Al tempo stesso nelle elezioni si impongono soprattutto tre partiti, il Movimento repubblicano popolare, che è di orientamento democratico cristiano, il Partito socialista e il Partito comunista. Insieme formano un governo di coalizione presieduto da Charles De Gaulle, già in precedenza a capo del governo provvisorio che si era costituito nel 1944 per coordinare l'azione della Resistenza francese.

La redazione della nuova Costituzione si rivela un percorso complicato. Da un lato c'è un netto disaccordo sulle forme costituzionali infatti i principali partiti sono favorevoli a un sistema parlamentare, con un presidente della Repubblica dotato di scarsi poteri; Charles De Gaulle invece insiste molto per una costituzione modellata su quella degli Stati Uniti, con un presidente dotato di ampi e forti poteri. Constatata l'impossibilità di far prevalere il suo punto di vista, Charles de Gaulle dà le dimissioni da presidente del Consiglio e assume una posizione di distacco critico della vita politica francese. L'Assemblea intanto redige un primo progetto che viene bruciato nel referendum popolare che si tiene il 5 maggio del 1946. Deve essere eletta una seconda Assemblea Costituente (ciò che avviene effettivamente il 2 giugno del 1946) che ha una composizione simile alla precedente. La nuova Assemblea scrive una nuova Cstituzione , che attribuisce notevoli poteri a un parlamento bicamerale mentre, di nuovo, prevede un presidente della Repubblica con poteri limitati. Un secondo referendum (che si era tenuto il 13 ottobre 1946) approva questa ulteriore versione della Costituzione: nel complesso però i risultati sono contrastanti infatti essi sono 9 milioni; i no erano 8 milioni, le schede bianche erano 1 milione e gli astenuti erano 6 milioni. Questo significa che la nuova costituzione, che fonda la quarta Repubblica francese, viene di fatto approvata solo da una minoranza del corpo elettorale pari al 37,5%, il che dà la misura delle divergenze politiche che frammentano l'opinione pubblica francese. Oltre a questo, altri due elementi contribuiscono a destabilizzare molto il quadro politico francese. La legge per l'elezione del Parlamento è proporzionale, cioè il numero dei seggi assegnati deve rispecchiare il numero dei voti presi da ciascun partito. Poiché il quadro politico è molto frammentato, negli anni seguenti nessun partito riesce ad assicurarsi la maggioranza dei seggi, il che rende difficile la costituzione delle coalizioni che sostengono i governi, i quali di conseguenza hanno una stabilità e una durata limitata. In secondo luogo nel 1947 con il deteriorarsi delle relazioni tra paesi occidentali e Unione Sovietica, il Partito comunista francese è escluso dalle maggioranze di governo e da allora rimane a lungo congelato all'opposizione. La mossa, caldeggiata dei dirigenti del Movimento repubblicano popolare e accolta dai socialisti, è sollecitata dalle autorità diplomatiche americane, ma non aiuta a stabilizzare il quadro politico infatti tra il 1947 e il 1950 si succedono otto diversi governi con maggioranze che oscillano tra il centro-destra e il centro-sinistra (senza i comunisti).

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