Tra gli anni Cinquanta e Sessanta l'Europa occidentale si divide tra una maggioranza di paesi con costituzioni rappresentative democratiche e un piccolo numero di paesi nei quali vigono dittature di destra. Dopo la seconda guerra mondiale il Portogallo è ancora sotto la guida dittatoriale di Salazar e la Spagna resta ancora sotto la dittatura di Franco. La scelta della neutralità nel corso della guerra ha favorito la ripresa di rapporti di collaborazione tra i due paesi iberici e gli Stati Uniti, e ciò ha permesso l'immediato inserimento del Portogallo nel Piano Marshall e il suo ingresso nella NATO fin dal momento della sua fondazione. Nel caso della Spagna invece il contributo dato dall'Italia fascista e dalla Germania nazista all'instaurazione della dittatura ne hanno reso più complessa l'inserimento nelle istituzioni che coordinano il blocco occidentale.

Nel 1953 tuttavia Stati Uniti e Spagna stringono un accordo militare bilaterale. Nel 1955 la Spagna viene accolta nelle organizzazioni delle Nazioni Unite. Nel 1967 a queste due dittature di destra si aggiunge anche la Grecia dove un periodo di instabilità politica viene chiuso da un colpo di stato militare che instaura un governo dittatoriale di destra, guidato da una giunta di militare. Nel 1970 comunque il governo degli Stati Uniti riprendere formalmente le relazioni diplomatiche con la giunta militare che guida il paese.

Nel resto dell'Europa occidentale il periodo è caratterizzato da tre aspetti essenziali: una grave crisi politica interna vissuta dalla Francia nel 1958; un nuovo protagonismo internazionale della Francia uscita felicemente dalla crisi; una trasformazione dei principali partiti socialisti che abbandonano il legame con la dottrina marxista o che, comunque, propongono dei programmi che hanno obiettivi moderatamente riformisti. Invece l'evoluzione politica italiana ha tratti suoi propri.

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