Video appunto: Tiziano - Opere più importanti

Tiziano



Tiziano nacque intorno al 1490 a Pieve di Cadore, nei pressi di Belluno. Suo padre era un notaio. Si formò come pittore con Giovanni Bellini. Fu impegnato in molti incarichi ufficiali e durante la carriera ricevette molti onori. Tiziano divenne il pittore prediletto di principi- tra cui i Gonzaga, gli estensi e i Della Rovere -, dogi e papi come Paolo III Farnese, ottenendo in particolare la lode dell’imperatore Carlo V, il quale per molti anni gli commissionò dipinti, tra cui memorabili ritratti.


Amor sacro e Amor profano



La tela nota come Amor sacro e Amor profano venne realizzata per un illustre matrimonio nel 1515. Il quadro presenta una scena ambientata in un luminosissimo paesaggio giorgionesco. In primo piano, vi sono due giovani incantevoli sedute su un sarcofago trasformato in una fonte: la donna sulla sinistra indossa una veste sfarzosa e porta guanti, gioielli, una corona di mirto sul capo e regge in mano alcune rose; la figura a destra è seminuda, coperta solo da una striscia di tessuto bianco e un manto di raso rosso e reca in mano un piccolo braciere ardente. Tra loro vi sono un bacile e un putto alato che gioca con l’acqua.
Il dipinto nasconde un significato simbolico che non ci ancora del tutto chiaro. Le due donne potrebbero incarnare i due tipi di amore, terreno e celeste, teorizzati dalle riflessioni del neoplatonismo, che esaltavano la superiorità di una corrispondenza spirituale rispetto all’impeto passionale: la donna vestita incarnerebbe la Venere terrena, forza generatrice della natura, e rappresenterebbe la sposa ideale che si volge direttamente allo spettatore, il consorte; l’altra donna, invece, sarebbe la Venere celeste, principio della bellezza e dell’amore eterno (la fiamma che arde), che con lo sguardo cerca di indicare la retta via alla compagna e la cui nudità è simbolo di purezza. Il piccolo Cupido al centro svolgerebbe il ruolo di mediatore tra terra e cielo.

L’assunta dei Frari



Nel 1516, i francescani della Chiesa di Santa Maria Gloriosa a Venezia, detta dei Frari, commissionarono a Tiziano la realizzazione della pala dell’altare maggiore, raffigurante l’assunzione della Vergine in cielo dopo la morte. Si tratta della prima pala d’altare dell’artista: il dipinto costituì per la pittura settentrionale una novità rivoluzionaria per l’abbandono del lirismo contemplativo belliniano e giorgionesco e per l’utilizzo di un linguaggio figurativo spettacolare.
La Madonna è portata in cielo su una nube da una schiera di angioletti e accolta da Dio, inserito in una luce dorata in cui si intravedono infinite teste di cherubini e affiancato da due angeli pronti a conferirle le corone della castità e della santità. Nella parte inferiore vi sono gli apostoli, disposti intorno al sarcofago, sul quale è seduto San Pietro, commosso alla vista della Vergine. La resa atmosferica avvolgente e le calde tonalità cromatiche vengono applicate a una pala di dimensioni grandiose, che appare al fedele come una visione in atto, potentemente coinvolgente, tanto che sembra di assistere in prima persona a un miracolo.
La divisione fra la terra e il cielo, separati dalla fascia di grigio perlato, è volutamente ribadita anche nei colori e negli atteggiamenti dei personaggi: nella parte inferiore le forme sono definite, mentre nella parte superiore i contorni sono via via più sfumati e le cromie più calde. Le due zone sono idealmente collegate dai visi degli apostoli rivolti verso la Madonna, dai loro gesti concitati verso l’alto e dagli sguardi verso il basso di alcuni putti. Magistrale è la resa in controluce, così come l’esplosione del rosso nella veste della Vergine, acceso e vivificato dai riflessi luminosi.
Il volto della Vergine è al centro di uno schema circolare, ribadito in basso dagli angeli e dalle nuvole e in alto dalla forma ricurva della pala. La testa coincide inoltre con il vertice di una piramide che è alla base dell’intera composizione e che guida lo sguardo del fedele verso il suo nucleo simbolico.
L’opera suscitò al tempo stesso ammirazione e perplessità, per le dimensioni eccezionali, i gesti enfatici, la vivacità che improvvisamente contraddiceva la calibrata armonia delle pale veneziane. La visione sembrava troppo umana e diretta, privata di quell’alone di mistero divino e di silenziosa contemplazione che si poteva ammirare nelle composizioni belliniane.

Pala Pesaro



L’artista iniziò la tela gigantesca commissionata dalla Basilica dei Frari nel 1519, ma riuscì a consegnarla solo nel 1526.
Il soggetto è una Sacra conversazione con i committenti. La monumentale composizione realizzata da Tiziano, tuttavia, sconvolge bruscamente l’ordine tradizionale di questo tipo di pala – che presentava la Madonna al centro e i santi disposti simmetricamente ai piedi del trono- grazie a un inedito e geniale taglio diagonale che costituisce la sua pittura portante dell’opera ed è segnato dalla scalinata che parte dall’angolo inferiore sinistro e ascende verso destra. La Vergine è seduta non più su un trono, ma su un alto podio posto sulla scalinata esterna di un edificio classico.
La scena si fa rivelazione del divino come fenomeno tangibile attraverso l’umanizzazione dei personaggi sacri e la loro vicinanza fisica e ideale allo spettatore. Seduto sui gradini al centro è San Pietro, con un libro aperto e una grossa chiave ai piedi, che guarda verso Iacopo Pesaro, ammiraglio della flotta pontificia e vescovo di Paphos a Cipro, inginocchiato in preghiera e affiancato da un soldato in armatura recante un vessillo coronato d’alloro con lo stemma di papa Alessandro VI: si tratta di una doppia allusione, alla fedeltà della Serenissima verso il defunto pontefice Borgia e alla vittoria ottenuta a Santa Maura nel 1502 dall’esercito veneziano e dalle forze papali sui turchi, uno dei quali è raffigurato a sinistra come prigioniero. A destra San Francesco – dietro il quale si trova Sant’Antonio – mostra le stimmate al Bambino e intercede presso la Vergine per gli altri membri della famiglia, tutti inginocchiati e ritratti di profilo, tranne il fanciullo che cerca con lo sguardo un contatto diretto con i fedeli. Tutta la scena è calibrata su un raffinatissimo gioco di sguardi tra i vari personaggi, che la rendono di un’estrema vivacità e spontaneità.
Anche in questa pala non mancano richiami simbolici: le gigantesche colonne che occupano buona parte della tela alludono alla grandezza e alla fermezza dell’edificio della chiesa, fondato per volontà di Dio da San Pietro.
La tecnica pittorica di Tiziano ha qui raggiunto uno dei suoi vertici più elevati: l’artista dipinse prima di tutto l’impalcatura architettonica, basata su una scala di ocra e di grigi; in un secondo tempo aggiunse le figure, sovrapponendole con sottili pennellate di colore. In questo modo ottenne di calibrare a suo piacimento le trasparenze luminose e le forti accensioni cromatiche, riuscendo da un lato a rendere in modo più efficace i volumi e i riflessi luminosi sui vestiti, dall’altro a guidare lo sguardo dell’osservatore verso il centro ideale: la figura della Vergine.