Raffaello Sanzio - Biografia

È il terzo grande interprete del Rinascimento maturo, nasce a Urbino una capitale del Rinascimento soprattutto architettonica (Marche: centro intellettuale molto importante sotto la guida dei duchi di Montefeltro). Nasce figlio d'arte di padre (Giovanni Santi) era un pittore non grandissimo, lo affidò al Perugino (uno fra i pittori che scesero a Roma per affrescare le pareti della Cappella Sistina) e dal Perugino subì le prime influenze stilistiche di matrice Fiorentina riguardanti la prospettiva, un disegno netto, il chiaroscuro, il sentimento, la differenziazione dei personaggi; furono aspetti resi più vivi. L'arte in realtà non migliora cambia; sceglie una lingua che sia nel presente; Picasso dice: “un artista si esprime cercando sempre una linea che aderisca al presente e che abbia potenza per gettarsi in avanti"- un artista cambia in base al presente scegliendo la lingua del momento - ecco perchè Raffaello non è che la migliora e per i grandi storici dell'arte soprattutto il Berenson è il Wolfflin viene considerato un artista con un talento originale, ma minore rispetto Michelangelo e Leonardo- nella sua opera Wolfflin dice che Michelangelo è come un grande torrente che esonda e spazza via tutto, è uno degli artisti più riconoscibili per questa potenza devastante. Raffaello non ha questo talento originale ma è capace di cogliere quali sono gli aspetti più originali ed espressivi di questi due grandi padri del Rinascimento. Non li copia ma li fa propri creando una propria lingua, sarà sempre debitore di Michelangelo e Leonardo. Nasce nel 1483 e dall'Italia centrale si sposta a Firenze nei primi anni del 500 dove vi sono anche Michelangelo (David e Tondo Doni) e Leonardo.

Lì compì una serie di opere soprattutto delle bellissime madonne, infatti è considerato il più grande pittore di madonne; Raffaello amava molto le donne si dice che sia morto perché misogino, ebbe troppi rapporti. Da Firenze si sposta a Roma nel 1508 nello stesso periodo di Michelangelo e li riceve una commissione da papa Giulio II della Rovere - dipinge ad affresco le opere più importanti: gli affreschi delle stanze vaticane sopra la Cappella Sistina. Negli stessi anni a pochi metri di distanza Michelangelo e Raffaello lavorano a Roma. Vede finita la Cappella Sistina e segue la lavorazione sui ponteggi; negli affreschi delle stanze si avvertirà l'influenza degli stilemi Michelangioleschi. La pittura degli affreschi termina nel 1520 quando giovanissimo muore (36 anni) probabilmente collassò; è sepolto nel Pantheon. la famosa iscrizione funeraria Latina dice: quando Raffaello era in vita la natura credette di essere superata, quando morì, la natura credette di morire con lui. Le stanze vennero concluse dai suoi allievi tra cui Giulio Pippi in arte Giulio Romano, che si trasferì a Mantova dopo la chiusura delle pitture.

Lo sposalizio della Vergine - Raffaello 1504, Milano Pinacoteca di Brera
Lo sposalizio della Vergine - Perugino 1503, Caen Musée des Beaux-Arts
La dipinge nel 1504 e l'anno precedente perugino nella dipinto uno entrambi rimandano alla Consegna delle chiavi in San Pietro (affresco - Cappella Sistina)
In Raffaello cambia in primis l'aspetto posturale le donne a sinistra e gli uomini a destra cambia anche l’assetto dei personaggi Raffaello assume una forma a pianta semicircolare nel Perugino il semicerchio non c'è; nel Perugino c'è meno spazio mentre nel Raffaello è maggiore; i piedi nel Perugino sono quasi sempre paralleli mentre nel Raffaello cambiano il passo, donano profondità e fendono lo spazio; la composizione delle posture è diversa: nel perugino vi è maggiore affollamento, mentre nel Raffaello i personaggi sono meglio posizionati. Il sacerdote del Perugino ha un aspetto più ieratico non ha vigore ne' partecipazione perché cade perpendicolare; nel Raffaello il capo si inclina: ha una linea retta ed è molto più partecipe (prende il polso della Vergine e lo sposta a sinistra per risaltare la mano portandola più avanti). Il fanciullo che sta spezzando un ramo ha un valore simbolico. I pretendenti di Maria erano tutti belli e giovani ma Giuseppe era quello vecchio. Chi doveva prendere in sposa Maria doveva piantare un ramoscello, il primo che sarebbe fiorito l'avrebbe presa in sposa (dalle storie mariane) il giovane che lo sta spezzando lo fa per rabbia. In Raffaello il fanciullo è in primo piano, è molto atletico, allenato, mentre nel Perugino ha una postura eretta, ed è meno vivo.

Sostanziale differenza tra Raffaello e il Perugino: Raffa: dipinti più vivi, posture più realistiche e più espressive
Sfondo: Raffaello: piazza meno affollata + profondità + equilibrio tra i personaggi; Perugino: tutti in piazza
L'architettura cambia: Raffa tempietto/chiesa monoptera che da spazio al cielo (non taglia la struttura, quindi non chiude lo spazio) - piazza rinascimentale con portico che ammorbidisce (il suo disegno tenderà sempre ad ammorbidire, equilibrare ed avvolgere). Il Perugino invece è più schematico e rigido (no portico che ammorbidisce).
La pala dello sposalizio fu pensata/commissionata per Città di Castello, (in Italia centrale) nella chiesa di San Francesco.
Raffaello va a Firenze nel 1504 dove in quel periodo soggiornavano anche Leonardo e Michelangelo e subito riceve una commissione molto importante: il ritratto dei Doni. Dipinge poi molte madonne, ognuna avente la propria peculiarità. Si tratta quasi sempre di madonne en plein air, all'aperto, raffigurate in campagna per dare importanza al paesaggio che viene indagato alla maniera di Leonardo. (Punto in comune col Leo). La natura viene studiata nei minimi dettagli, basti pensare alla Madonna del prato (Vienna) nella quale sono presenti molte varietà botaniche. Non può mancare una prospettiva aerea di colore verde azzurro grigio. Il paesaggio non è invaso da architetture come quelli dei pittori veneti, come il Bellini. Le figure umane sono caratterizzate da una dolcezza dei volti che tendono all'ovale, conquistata attraverso un chiaroscuro morbido, tenue che si avvicina allo sfumato leonardesco. Dona umanità ai personaggi che risultano così vividi, sciolti, morbidi nelle carni. L'aureola anche se molto sottile, c'è: è un filo dorato. I bambini sono Gesù e il San Giovannino. Un aspetto molto importante e fondamentale è quello della comunione degli sguardi (anche nella Vergine delle rocce di Leo, ma anche nella Madonna del cardellino e nella sacra famiglia Canigiani).
Nel 1508 va a Roma chiamato da Papa Giulio II (su consiglio del Bramante: capomastro della fabbrica di san Pietro) che gli commissiona di affrescare le stanze vaticane, che si trovano sopra la cappella sistina e sono 4:
1: Stanza della Segnatura (dal latino segreteria, dove si formavano i documenti papali)- affresco: Scuola di Atene;
2: Stanza di Eliodoro, affresco: Cacciata di Eliodoro dal tempio + Liberazione di San Pietro dal carcere;
3: Stanza dell'incendio di Borgo; Iconografia scelta Papa Leone X, il primo Papa Medici: fu Papa Leone IV che con un semplice gesto spense il fuoco che si era divampato nel borgo adiacente alla basilica di San Pietro.(una specie di miracolo)
4: Stanza di Costantino: questa non venne affrescata da Raffaello perché morì, ma lasciò dei cartoni che i suoi allievi utilizzarono come indicazioni per concluderla.
Scuola di Atene 1509-1510, Stanza della Segnatura, Città del Vaticano
Si trova nella Stanza della Segnatura e non è l'unico affresco del Parnaso; si tratta di un omaggio alla Sapienza che guida al bene e alla filosofia.
Una serie di uomini: cioè i filosofi più importanti della filosofia greca.
Le decorazioni chi sceglie per rendere l'atmosfera sono le decorazioni greche del periodo geometrico. Analizzato da Bernhard Berenson americano ma lituano storico dell'arte che nel suo libro "I pittori italiani del Rinascimento" scrive: "Raffaello è il più grande compositore della pittura italiana ed è un maestro di composizioni quindi anche di aggruppamenti": abbiamo una serie di uomini che discorrono insieme e si raggruppano. Mentre Leonardo raggruppava i discepoli a tre a tre, in maniera schematica, Raffaello non è mai schematico: è vivo, articola la composizione in maniera più sciolta e libera ma riesce a dare lo stesso alla raffigurazione una grande armonia; non vi è disordine. Il manierismo perderà questa armonia ed equilibrio.
Come anche nello sposalizio a differenza del Perugino le architetture del Raffaello sono più vive e naturali; si tratta di un'architettura che raggiunge degli obiettivi: dona grande profondità. Si tratta di uno scorcio prospettico architettonico notevolissimo tra i più ariosi del Rinascimento; alterna architetture in ombra (volta a botte cassettonata - recupero, citazione del pantheon + basilica di Massenzio, nei fori imperiali) e in luce, per creare ritmo e profondità. Secondo il Berenson così eloquente non lo sarebbe stato senza la presenza dell'architettura. L'architettura serve a dare forza alla scena; dice questo perché ha studiato i cartoni: alcune figure che non hanno la stessa forza che acquistano con l'architettura (differenza con Michelangelo che non ha bisogno delle architetture).Raffaello non possiede la forza e la potenza di Michelangelo.
Raffaello dà molta importanza alla gestualità: uomo che conta, uomo che indica, espressioni forti. Due filosofi fondamentali: Platone e Aristotele ai quali dona una forte gestualità che rimanda al carattere del personaggio, quindi alla propria filosofia. Platone indica verso il cielo quindi al mondo delle idee, Aristotele a mano aperta rimanda ad un'eloquente visione terrena completa rispetto all'idealismo platonico.
Aspetto tonale: il colore è molto vivo e vivace e a confronto con quello di Michelangelo tende al pastello: una grande ricchezza cromatica con colori dolci come la sua pittura; per il momento non ha un colore metallico, ma successivamente ispirandosi a Michelangelo qualcosa cambierà.
L'Eraclito forse è un ritratto di Michelangelo in quanto assume fattezze monumentali in particolar modo le cosce e le mani; si tratta probabilmente di un omaggio al Michelangelo e alla sua pittura monumentale. Sul lato destro inoltre un probabile autoritratto del Raffaello. Un altro filosofo molto importante per la gestualità è Euclide che mostra il teorema.
La liberazione di San Pietro dal carcere 1513-1414, Stanza di Eliodoro, Città del Vaticano
Narra l'episodio tratto dagli Atti degli Apostoli in cui avviene un miracolo: San Pietro è imprigionato a Gerusalemme dal re Erode che intendeva processarlo e viene liberato da un angelo.
Raffaello svolge il racconto secondo 3 episodi distinti separati dalle mura della cella di Pietro ma collegati dallo stesso spazio e dalla narrazione. Al centro l'angelo luminosissimo scuote San Pietro per svegliarlo, a destra i due si apprestano a scendere per una scalinata su cui dormono dei soldati a sinistra un movimento concitato pone in primo piano un milite che reggendo una torcia sveglia i compagni addormentati, indicando loro San Pietro liberato e istingandoli a inseguire il fuggiasco.
Vi è monumentalità, gestualità e un aspetto luministico; si tratta di un tipo di luce mistica, metafisica, non ha una fonte naturale come accade nella pittura rinascimentale. È un tipo di luce che serve a giocare con le lumeggiature. Vi è un forte contrasto tra luci ed ombre. Nello spicchio sinistro il cielo diventa rosso in contrasto col buio. Questa luce verrà ripresa dal Tintoretto.
Incendio di Borgo 1514, Stanza dell'Incendio di Borgo, Città del Vaticano
Si trova nella terza stanza, prende il nome da Papa Leone X che consigliò l'iconografia a Raffaello per elogiare e ricordare i papi di nome Leone. Nel IX secolo Papa Leone IV spense il fuoco divampato nel quartiere adiacente alla Basilica Vaticana, con il semplice gesto del segno della croce.
In questo affresco si può notare il cambiamento che Raffaello ha di alcuni stilemi, arrivando ad esprimere una pittura più plastica e monumentale facendo sparire la dolcezza. Nel 1514 la volta della Cappella Sistina era già stata terminata questo significa che lui ha potuto studiarla e da questa può essere stato influenzato in senso classico.
Nel 1514 Raffaello era stato nominato capomastro della basilica di San Pietro; in tale veste aveva già iniziato lo studio assiduo degli edifici antichi di Roma e del trattato d'architettura di Vitruvio. Di tutto ciò vi è riscontro nelle architetture dipinte nell'affresco dell'incendio. Pone a confronto la vecchia basilica paleocristiana di San Pietro (in fondo a sinistra) con l'Antico (i due edifici colonnati situati di fianco, forse ripresi dalle rovine del Foro Romano, verosimilmente dal tempio di Saturno e dal tempio dei Dioscuri) con un'architettura cinquecentesca quindi moderna. Papa Leone IV si affaccia da una loggia e sotto la parete è bugnata. Vi sono colonne di marmo polittico, colonne a fusto scanalato e con capitelli compositi, per citare gli ordini architettonici.
In questo affresco si può notare l'influenza di Michelangelo in particolar modo nelle posture e nel modo in cui vengono rappresentati i corpi ad esempio il corpo del giovane nudo che è attaccato alla parete, risulta estremamente plastico muscoloso anche se allungato ed è la dimostrazione di una perfetta conoscenza dell'anatomia, questo influenzerà moltissimo la pittura manierista del 1520. Infine vi è una citazione classica che rimanda all'Eneide di Virgilio costituita dal gruppo con un uomo che porta in salvo il vecchio padre sulle spalle, seguito da un bambino e da una donna; si tratta di un evidente riferimento alla fuga da Troia in fiamme di Enea con il padre Anchise il figlioletto Ascanio e la moglie Creusa.
Stanza di Costantino
Non è stata dipinta da Raffaello ma dai suoi allievi - Giulio Romano. Sono stati rappresentati quattro diversi episodi tra cui anche la Battaglia di Ponte Milvio, che Costantino combatté contro Massenzio
Attività architettoniche:
- capomastro della fabbrica di San Pietro
- cappella Chigi nella Chiesa di Santa Maria del popolo
- Villa Madama

La Trasfigurazione 1518-1520, Pinacoteca Vaticana, Città del Vaticano
Olio su tavola; ultima opera del Raffaello
Riunisce due distinti racconti evangelici: nella parte superiore la trasfigurazione di Cristo, nella parte inferiore la liberazione di un ragazzo indemoniato.
La trasfigurazione è il mutamento, cioè la trasformazione che Cristo subì sul monte Tàbor quando si mostrò ai discepoli Giacomo, Pietro e Giovanni mentre splendeva di luce propria come il sole (dal Vangelo di Matteo). Le tre figure distese sono Giacomo (colore tipico: verde), Pietro e Giovanni. Il miracolo avvenne nel momento in cui Cristo scese dal monte: la guarigione del ragazzo indemoniato.
I colori sono metallici, minori di quelli del Michelangelo, ma comunque luminosi e sgargianti: abbandona i colori tenui, dolci, a pastello.
La gestualità è estremamente eloquente, in alcuni casi tende al contrapposto, caratteristiche che lo avvicinano agli stilemi Leonardeschi e Michelangioleschi; altra caratteristica comune è la plasticità del fanciullo indemoniato. Ha un forte valore chiaroscurale, sembra uno ignudo rubato alla Cappella Sistina, e soprattutto sembra quasi chiudere il discorso di come riesca a fare propri gli stilemi degli altri due grandi artisti.
È tutto molto vivo, potente, un'opera di impatto. Crea un contrasto tra sopra (poche persone) e sotto (molte persone); l'affollamento di personaggi crea ritmo e movimento e rompe il primo equilibrio rinascimentale (influenzerà il manierismo).

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