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Neoclassicismo: le coordinate – La Francia: dalla Rivoluzione all'Impero
Luigi XVI succedette a Luigi XV nel 1774. Si mostrò incapace di far fronte allo stato di grave crisi economica in cui si trovava la Francia e alla crescente opposizione dell'aristocrazia e dello stesso parlamento. I suoi continui tentennamenti provocarono lo scoppio della Rivoluzione Francese (1789) durante la quale fu processato e ghigliottinato. La media borghesia che voleva partecipare alle decisioni politiche e passare da monarchia a repubblica, proclamò l'Assemblea nazionale e stilò la Dichiarazione dei Diritti dell'uomo e del cittadino. Alla Rivoluzione seguì un periodo di incertezza: il Terrore, dominato dalla politica di Robespierre. Il colpo di stato di Napoleone chiuse questa fase.
Napoleone Bonaparte, aveva iniziato la sua carriera partecipando nell'esercito alle lotte rivoluzionarie. In seguito venne designato primo console nel 1799, con poteri dittatoriali. Nel 1802 ottenne il consolato a vita, nel 1804 si fece incoronare imperatore dei francesi. Riuscì a riunire gran parte dell'Europa sotto un vasto Impero, ma dovette affrontare l'alleanza delle potenze europee che nel 1815 riuscirono a sconfiggerlo a Waterloo. Esiliato nell'isola di Sant'Elena, vi trascorse gli ultimi anni di vita. Intanto in Francia veniva restaurata la monarchia Borbonica e in Europa iniziava il periodo della Restaurazione.

L'età dei Lumi:
nel Settecento, scrittori come Montesquieu e filosofi come Voltaire e Rousseau, si fecero promotori di un grande orientamento culturale: l'illuminismo. Esso si sviluppò rapidamente in Francia e poi in tutta Europa, soprattutto in Germania e Italia. Si fondava sulla fiducia che attraverso i "lumi" della ragione, oltrepassando le tenebre dell'ignoranza, si potesse spiegare il mondo e risolvere i suoi problemi sociali, economici e politici. Gli illuministi posero le capacità dell'individuo in primo piano, si scagliarono contro l'assolutismo monarchico, l'aristocrazia feudale e la Chiesa. L'illuminismo favorì l'emancipazione della nuova classe borghese. Fu uno dei principali fattori che determinarono la caduta dell'Ancien regime e lo scoppio della Rivoluzione Francese. Il prodotto più significativo fu l'Enciclopedia, ideata dal filosofo Diderot e da D'Alembert. Rivendicò il ruolo della scienza come unico strumento del sapere, smantellando in maniera definitiva giudizi e pregiudizi secolari. Fu lungamente osteggiata dalla cultura ufficiale e dalla Chiesa di Roma.
Il Neoclassicismo:
il termine fu coniato nell'Ottocento e con esso si usa indicare l'orientamento artistico affermatosi dalla seconda metà del Settecento all'incirca sino alla fine dell'Impero napoleonico. L'arte neoclassica si propose come pruduzione cosciente e razionale, può essere giudicata solo considerando la cultura che la generò. La perferzione cui ambirono gli artisti neoclassici fu un concetto senza tempo, assolutamente destoricizzato; anche l'universalità dell'arte fu un'aspirazione del tutto consequenziale. Il Neoclassicismo fu una visione globale dell'uomo e della natura, l'espressione della fiducia nella possibilità di costruire un'esistenza in armonico rapporto con essa. L'artista neoclassico non intese rivolgersi all'individuo del suo tempo, ma a tutti gli uomini di tutti i tempi.

Neoclassicismo (metà XVIII secolo - 1815 Fine impero Napoleonico)
Rivoluzione francese: la popolazione si ribella alla monarchia per la povertà e l'assenza di cibo. Sono guidati da un leader, Robespierre.
Neoclassicismo: vedere attraverso i lumi della ragione, servirsi della propria intelligenza. Lo Stato e la Chiesa non facevano comprendere, facevano vivere il popolo nell'ignoranza per poterlo meglio governare.
Tema: chiarezza.
Rivoluzioni e speranze: i personaggi più importanti sono Voltaire, Rousseau, Montesquieu. C'era fede nella capacità intellettuale. Viene creata l'enciclopedia. Tutti gli uomini sono uguali, la società è giusta. In Inghilterra avviene l'industrializzazione. C'è tolleranza politica e religiosa. In campo scientifico spiccano Galileo e Newton.
Arte: viene ripresa l'arte classica (arte greca, bellezza ideale, per evidenziare le virtù), esaltazione di valori e virtù, ambientazioni chiare, semplici e rigorose.
Bello ideale = ideale etico
Rifiuto dell'arte barocca (Rococò = tutto finto)
Winckelmann: teorizzò il ritorno alla bellezza ideale
Riscoperta valori etici della romanità
Voltaire: libertà di pensiero e tolleranza religiosa. Aveva possibilità economiche. Si autopubblica i testi, si finanzia per dire liberamente ciò che vuole.

Gli artisti smettono di lavorare con la committenza con il tempo, grazie a Voltaire.
Napoleone: immagine del potere imperiale.
Movimento di gusto
Armonia, equilibrio, compostezza, proporzione, serenità: caratteristiche riprese da antichi greci e romani, ripresa dell'arte classica.

L'estetica del Neoclassicismo – la ricerca della forma ideale:
il Neoclassicismo si distinse dai classicismo precedenti in quanto pose in epoca moderna il problema di una teorizzazione dell'arte.
Intorno alla metà del Settecento, nacque l'estetica moderna, una disciplina filosofica che intende stabilire "cos'è il bello", attraverso l'elaborazione di un metodo d'indagine. Il "bello", nel Settecento, fu connesso ad un particolare significato di "natura". L'artista doveva ricercare le forme ideali sondando verità eternamente valide indipendentemente dalle sue superficiali diversità riscontrabili nel mondo naturale. Per elevarsi al di sopra di ciò che è accidentale e transitorio, l'artista doveva studiare la natura ma anche le opere in cui quell'auspicata selezione era stata già compiuta. Per arrivare a ciò, era necessario uno studio attento degli scultori antichi, i quali, essendo infaticabili nello studio della natura, hanno lasciato dietro di sè modelli di quella perfetta forma, che preferirà come supremamente bella un artista che abbia passato tutta la vita in quella sola contemplazione. In questo, è ripresa la celebre formula di Winckelmann, secondo il quale l'unica via, per noi, per diventare grandi, e se possibile inimitabili, è l'imitazione degli antichi.
La divisione fra Natura e Ideale fu dunque risolta con l'interpretazione naturalistica dell'arte classica, divenuta essa stessa la forma più elevata e più vera di naturalismo. Gli artisti neoclassici vollere recuperare prima di tutto lo spirito, non la lettera dell'antichità. Se la semplice copia aveva carattere servile, l'imitazione impegnava le più elevate facoltà dell'artista.

Teorie estetiche del Neoclassicismo:
la teorizzazione del Neoclassicismo iniziò a Roma grazie a Winckelmann e Mengs. Il primo, archeologo e storico dell'arte, studiò i monumento di Paestum e visitò numerose volte gli scavi di Pompei ed Ercolano, contribuendo a divulgare le scoperte. Attraverso le sue opere fornì un contributo fondamentale alla formazione del gusto neoclassico. Lo storico tedesco rintracciò nell'arte greca un modello assoluto e astorico di bellezza ideale, caratterizzata da una nobile semplicità e una quieta grandezza. Il mondo greco, trasformato nel simbolo della perfezione umana, nell'idea cui rifarsi per raggiungere l'armonia cosmica, divenne per lui una metafora laica, della sua ricchezza e del suo equilibrio con la natura; credette fermamente che l'idea classica della bellezza fosee affermata nella Grecia antica in conseguenza della sua politica democratica e della felice condizione climatica, dunque a causa del perfetto equilibrio fra società e ambiente. Secondo Winckelmann le statue antiche non erano le reliquie di una civiltà passata, ma opere vive. Egli insegnò ai suoi contemporanei a guardare con occhi nuovi non solo le opere d'arte classiche ma l'intera civiltà ellenica. Winckelmann non si limitò a suggerire regole e norme per fissare i nuovi canoni neoclassici: egli invitò a emozionarsi davanti alle opere dell'antichità, ad accendere lo spirito di fronte alla bellezza, considerata come salvifica per l'uomo e per la sua esistenza nel mondo. Spinse il pubblico ad identificare il Bello con il Buono, l'ideale estetico con quello etico e politico. La scultura occupò un ruolo primario cnella teorizzazione del Neoclassicismo. In essa gli storici individuarono l'espressione artistica con la quale i Greci avevano saputo realizzare il proprio ideale di bellezza nella sua forma più alta.

Antonio Canova (1757-1822)
Nacque nel nel 1757 a Possagno, da una famiglia di scalpellini e tagliapietre. La sua formazione avvenne a Venezia, dove nel 1768 seguì il suo primo maestro, Giuseppe Bernardi. Nel 1777 aprì a Venezia un proprio studio.
Scultore, esponente del neoclassicismo. Lavora per tutti, è l'artista più richiesto. Era amico di Foscolo. Prende tutto ciò che è antico e lo idealizza al massimo. L'ideale estetico è il principio di base. Ha massima padronanza della tecnica. Faceva il bozzetto con il marmo e lo faceva lavorare fino alla lucentezza: luce nell'opera.
Dedalo e Icaro (1799, marmo):
l'opera fu posta all'interno del Palazzo dei Pisani. Canova vi rappresentò Dedalo che sistema le ali di cera sulle braccia del figlio. Il tragico esito del volo non viene in alcun modo prefigurato: il ragazzo sorride, pensando all'avventura che lo attende. Dedalo è curvo in avanti, Icaro si tende all'indietro.
I due personaggi sono imprigionati in un labirinto, il padre prepara le ali di cera per lui ed il figlio, che però si avvicina troppo al sole, la cera dunque si scioglie e questo muore. E' la sua prima opera che fa quando era molto giovane.
Perché è classica? Per le proporzioni, è simmetrica e bilanciata, anche se in movimento.
Tema funebre: in questo periodo non credevano nell'aldilà, dopo la morte c'era il nulla.

Tra il 1779 e il 1780, Canova soggiornò a Roma, ospire dell'ambasciatore Veneto Zulian. Nella città, ebbe finalmente l'opportunità di studiare i monumenti antichi e soprattutto di frequentare queli artisti, italiani e stranieri, accomunati dalla passione per la riscoperta del mondo classico.
Nel 1797, Venezia venne ceduta all'Austria; nell'anno seguente, a Roma si instaurò la Repubblica romana. Canova decise di ritirarsi a Possagno; in seguito, compì un viaggio in Austria e in Germania.
Monumento a Maria Cristina D'Austria (1798-1805):
a Vienna lo scultore ricevette dal Duca Alberto di Sassonia la commissione del mausoleo per la moglie, Maria Cristina d'Austria, figlia dell'imperatrice Maria Teresa.
Sistemato a Vienna nel 1805 nella Chiesa degli Agostiniani, è l'opera che più compiutamente celebra l'ideale canoviano di monumento funebre. L'artista elaborò una composizione semplice e adottò una serie di simboli immediatamente comprensibili. Davanti ad una piramide (tomba per antonomasia che assecondava il gusto egittizzante, affermatosi in Europa dopo la campagna di Napoleone in Egitto), si snoda un gruppo di figure che si dirige verso la porta aperta eoscura, che dà sul niente, in un vuoto al di là della forma. Sopra la porta, la figura della Felicità regge un ritratto di Maria Cristina incorniciato da un uroburo, un serpente che si morde la coda, simbolo dell'eternità e del continuo rigenerarsi della vita. A destra il genio della morte si appoggia ad un leone, simbolo della Fortezza. Sul lato opposto, la Pietà, accompagnata da due fanciulle, porta nel sepolcro le ceneri della defunta, contenute entro un'urna, seguita dalla Beneficenza che conduce un vecchio. Un drappo che collega l'interno con l'esterno visualizza il tema del fluire del tempo, l'unico che può trascorrere al di là della soglia della morte.
Il monumento offre due chiavi di lettura: può leggersi come un'antica cerimonia funebre con il corteo che accompagna le ceneri della donna nella tomba, rendendogli omaggio, oppure come un'allegoria della morte in sè; in questo caso il gruppo, che procede lentamente verso la soglia dell'eterno riposo, rappresenterebbe le tre età dell'uomo.
L'opera affronta un tema universale: la morte che coinvolge l'intera umanità.
Il tema si ritrova anche nei Sepolcri di Foscolo. Il parallelismo tematico fra l'opera foscoliana e il monumento canoviano è abbastanza evidente, anche se l'opera dello scultore precedetta quella del poeta.
Nel monumento canoviano mancano i tradizionali simboli di morte così largamente usati durante l'età barocca: soprattutto il motivo dello scheletro, qui sostituito dal giovane dolente con la torcia spenta. Mancano altri fondamentali simboli cristiani, come la croce. Ciò conferma l'intenzione dell'artista di affrontare questo tema universale non necessariamente in chiave religiosa. Lo scultore riconobbe alle tombe e al loro culto devoto un compito prima di tutto umano, morale, civile e patriottico; il Monumento cantò la religione della vita e l'ansia dell'immortalità umana, gloriosamente attuata nel ricordo dei vivi.
Costruivano le tombe per essere ricordati, resta il ricordo di virtù e valore di ciò che ha fatto (Sepolcri di Foscolo. Si trova a Vienna.
Il ritratto commemorativo è portato in volo. Il leone riposa, è mansueto = donna decisa, ma ponderata.
La morte significava il nulla ed era sconvolgente. Anche se non avevano fede, avevano principi etici morali, da un punto di vista laico. L'arte non è più al servizio della Chiesa. Questo monumento serve per ricordarla (secolo delle tombe), attraverso figure allegoriche.
Donna che accompagna un vecchio: bontà d'animo.
Ci fa capire che entriamo in un buco nero, nel nulla. Ha pochissima profondità. E' simmetrica, il peso visivo è bilanciato. Di strano c'è la piramide.
Canova era stato affascinato da Napoleone, la piramide è inserita per onorare le sue battaglie in Egitto.

Canova si rifiutò sempre di eseguire copie in marmo. Preferì creare una compenetrazione con lo spirito dell'arte antica. Privilegiò sempre i soggetti mitologici, giacché questi rendevano più immediato il riferimento alla scultura classica e creò innumerevoli personaggi ispirati alla letteratura antica, ammiratissimi per il loro gesti misurati, la contenuta emotività, le forme anatomiche perfette.

Amore e Psiche (1788-93):
L'opera illustra uno dei momenti più lirici della celebre favola di Apuleio. Amore si china a baciare la sua amata Psiche, dopo averla risvegliata dal sonno mortale in cui questa era caduta; la donna alza le braccia, in un gesto elegante e leggero, sfiorando con le dita delle mani i capelli del suo sposo. Le loro labbra si avvicinano ma non si uniscono. Canova ha saputo fermare l'azione dei due amanti in un attimo eternamente sospeso. I due giovani rimangono rapiti uno nella bellezza dell'altra. Tutta la scena si pervade di un sottilissimo erotismo: si limita ad annunciare un abbraccio, un bacio, le carezze: ma il contatto dei corpi non ha luogo e il richiamo della passione amorosa si sfuma del perenne incanto della contemplazione.
Storia d'amore non a lieto fine. Dovremmo percepire il dramma.
Composizione: attenzione concentrata nell'attimo in cui uno è rapito dall'altro, attimo prima del bacio. Con la massima tensione crea armonia e pace.

Canova fu l'unico artista a cui fu consentito collocare le proprie sculture moderne nel prestigioso Museo Vaticano.

Le Grazie (1813-16, marmo, 182 cm):
con il gruppo delle Tre Grazie, affrontò il tema classico della grazia, teorizzato da Winckelmann. Le tre divinità si mostrano nude, strette fra loro. I loro corpi, con la delicatezza delle loro forme e con le loro pose morbide e rilassate, sono forse l'espressione più alta del nudo neolcassico. Un nudo casto, naturale e non naturalistico, ossia lontanto quanto più possibile dall'immagine del corpo denudato, nonché purificato da ogni accentuazione erotica di stampo barocco. Le sue Grazie, abbracciate fra loro come sorelle affettuose, con le teste che si congiungono teneramente, le mani dalle dita delicate che sfiorano le spalle, le guance e il collo, non vogliono affatto rendere un effetto di vitalità ma intendono esprimere il carattere idealizzato dei soggetti.
L'opera esprime il mito della pace e della superiore armonia. Vi è un nuovo confronto con Foscolo, che dedicò il suo poema sulle Grazie proprio a Canova, che con la sua scultura l'aveva ispirato. Le Grazie cantano l'armonia già raggiunta, fuori dalla vita e dalla morte, un mitico mondo costruito dalla fantasia, lontano da quella forza operosa, che tutto traveste nella materia. Il mondo delle Grazie è quello dell'armonia, un paradiso estetico, ove la vita con le sue angosce e la legge meccanicistica della materia nulla posso turbare. Nelle Grazie tutto è e nulla diviene; nei Sepolcri la forza della poesia contrasta con la forza del divenire. Canova condivideva con Foscolo la fede nel mito del bello incorruttibile, sicuro riparo dalla brutalità del quotidiano: una bellezza cioè come supremo ideale della perfezione umana.
Tre figlie di Zeus (Aglaia, Eufrosine, Talia).
Simboleggiano splendore, gioia, prosperità, accompagnavano Venere. Servivano per essere modello di virtù.
Dissero a Canova che era nato morto, cioè che era vecchio dentro; lui rappresenta opere mitologiche, non vuole far parte di questo mondo, vuole vivere nel suo mondo di pace. In un epoca in cui la gente moriva di fame.

I ritratti imperiali – l'ideale sublimato di bellezza:
nel ritrarre le figure più eminenti del suo tempo, Canova non scelse l'impegno ideologico; visse eccellenti rapporto con l'ambiente politoc romano, poco permeabile alle idee rivoluzionarie, e fu un buon cattolico; non intese investire la propria arte di significati che non fossero eminentemente formali.
Quanto fu chiamato a Parigi per ritrarre Napoleone, si rifiutò di elaborare per lui un'immagine eroica e individuò nel volto di Bonaparte l'ideale classico del saggio.
Tra il 1804 e il 1808, Canova ritrasse Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone.
Paolina Borghese (1805-8, marmo bianco):
Ad essa Canova diede le sembianze di Venere Vincitrice. Con un gesto elegante, la dea tiene nella mano sinistra il pomo offertole da Paride, che la consacrò come la più bella fra le dee. E' ritratta sdraiata su un divano con una sponda più alta dove può appoggiare il busto e il braccio destro. Colpisce la rigorosa fedeltà esecutiva del materasso e dei cuscini. Canova inseriva spesso nelle sue sculture questi dettagli realistici ma non per mostrare il proprio valore o per una forma di compiacimento nel riprodurre gli oggetti come calchi. Il confronto con questi elementi permette alla figura principale di qualificarsi, idealizzarsi, sublimarsi.
Era la sorella di Napoleone, la rende molto più bella, la cambia.
Nudo: virtù morali. Le piaceva essere ricordata così.
Dea: bellezza, mela in mano (disputa di Paride), posizione.
Raggiunge la bellezza ideale attraverso la lavorazione del marmo.
Statua di Napoleone (1803-6, marmo bianco):
Venne rappresentato come Marte Pacificatore, completamente nudo e con in mano il globo sormontato dalla Vittoria. L'opera non piacque a Napoleone. L'imperatore, temendo i commenti malevoli dei parigini per quel nudo imbarazzante, ordinò che la statua fosse tenuta perennemente coperta da un telo. La stata dell'imperatore mancava, in effetti, dei necessari connotati celebrativi: e comunque, l'intento dello scultore non fu ben compreso dal committente. Per Canova, solo attraverso il nudo, si poteva sublimare la percezione della realtà e depurarla dai suoi spettri quotidiani. Questa esigenza era avvertita dall'artista maggiormente se il soggetto appariva coinvolto nelle vicende della storia. Rappresentando nudo Bonaparte, e dunque idealizzandolo, intendeva metterlo al riparo dalla cronaca, fargli eludere la storia che considerava del tutto estranea alle qualità più intrinseche dell'uomo, dunque elevarlo in una dimensione metastorica.
Marte purificatore: si rifà all'Apollo del Belvedere.
Sinfonia n°3 eroica, Beethoven la dedica a Napoleone. Nel 1802 Napoleone s'incorona da solo. Il musicista disgustato dal gesto cancella la sua dedica.
E' molto esaltato, bellissimo, non rispecchia la realtà. Napoleone si offese per quest'opera (non era un uomo di grande cultura, conosceva più che altro le strategie per guidare l'esercito). Non fu mai esposta. Non voleva essere ritratto nudo, ma solo così sarebbe stato eterno, vestito sarebbe stato collocato in un'epoca (cultura di Canova).

La storia come modello – la pittura etica e celebrativa:
a partire dalla seconda metà del Settecento, e durante tutta l'epoca napoleonica, gli artisti iniziarono a trattare temi e argomenti ben diversi da quelli rococò, puntanto la loro attenzione sull'esaltazione delle virtù, sugli esempi stoici di incorruttibilità d'animo, sugli episodi di nobile sacrificio e di eroico patriottismo. Il tema della morte si diffuse, a partire dalla metà del secolo.
David (1748-1825)
Nacque a Parigi. Proveniente da un ambiente colto e benestante, manifestò precocemente il suo interesse per il disegno. Ottenne una borsa di studio che gli consentì di recarsi a Roma per studiare e copiare statue antiche e dipinti moderni. Durante gli anni vissuti a Roma, abbandonò del tutto il rococò, per abbracciare interamente la poetica classicistica; studiò e copiò le pitture di Michelangelo, Raffaello, presenti nelle chiese e nei palazzi privati; anche l'arte di Caravaggio colpì molto la sua immaginazione.
Tornato a Parigi, iniziò a dedicarsi alla pittura di soggetto storico. Tra le opere di questo periodo compaiono grandi capolavori: le pose e le sembianze sono tratte dalla statuaria classica, gli ambienti sono ricostruiti con meticolosità. Inoltre presentano una forte componente ideologica: i loro temi esaltano la caducità della fortuna umana, i valori del bene pubblico che superano gli affetti personali, la forza morale maschile che sovrasta la fragilità psicologica femminile. Come in una rappresentazione teatrale, i personaggi sono disposti di fronte allo spettatore, i protagonisti sono chiaramente distinti e riconoscibili.
Ideale etico, francese. Frequenta l'Accademia delle Belle Arti in Francia. L'università pagava un anno di studi in Italia, David ha questa fortuna. Lui ama la semplicità e l'eleganza. Apprezza le opere greco-romane.
“S'innamora” di Raffaello, che è il suo punto di riferimento. Vince due volte la borsa di studio e mentre è in Italia il Re di Francia gli commissiona un'opera: deve rappresentare qualcosa della Roma monarchica. Sceglie il periodo di Tullo Ostilio, la contesa tra Orazi e Curiazi.

Giuramento degli Orazi (1784)
Il dipinto gli fu commissionato dalla Corona francese e per dipingerlo l'artista si recò nuovamente a Roma in cerca d'ispirazione. Il soggetto trattato è ispirato all'antica storia di Roma. Narra Tito Livio di come i tre leggendari fratelli Orazi avessero deciso di risolvere una guerra fra le città di Roma e di Alba sfidando a duello i tre cugini Curiazi, rappresentanti della città nemica. Dopo che i Curiazi ebbero ucciso due Orazi, il terzo fratello superstite riuscì a trafiggerli con la sua spada, affrontandoli uno per volta. Tornato a Roma in trionfo, scoprì che sua sorella piangeva la morte di uno dei Curiazi, suo fidanzato; per questo affronto la uccise indignato. Fu condannato a morte per il reato, ma il popolo, cui il padre si appellò chiedendo clemenza, decise di graziarlo. Egli aveva dimostrato uno spirito patriottico ammirevole, ma si era dimostrato primo di una fondamentale virtù stoica, l'autocontrollo.
Scegliendo questo episodio di storia antica, David decise di rappresentare un momento particolarmente nobile della vicenda: quello in cui i tre Orazi giurarono al padre che non sarebbero tornati vivi, se non vittoriosi.
L'opera presenta un linguaggio pittorico essenziale. Le figure sono statuarie, presentano colori sobri: questo perché l'opera fosse chiaramente leggibile e immediatamente comprensibile. Il giuramento si svolge in un atrio simile ad un palcoscenico col al fondo un portico di colonne tuscaniche sormontate da tre archi. Il pavimento è spartito in grandi riquadri e la sua prospettiva converge verso il pugno chiuso dell'anziano genitore. I tre archi scandiscono la composizione dell'opera, la dividono in tre parti e incorniciano i protagonisti illuminati da una luce ferma e limpida: al centro il padre, che tiene le spade invocando il giuramento; a sinistra i figli stretti fra loro con le braccia tese come le armi che stanno per impugnare. Uniti da un vincolo che li rende uguali, diventano simbolo della collettività. A destra un groppo di donne. I personaggi sono allineati sullo stesso piano. Il dolore e la rassegnazione delle donne, la loro nobile impotenza di fronte alla tragedia che incombe, constrastano con il coraggio e la risolutezza dei quattro uomini, in cui i muscoli sono tesi ed energici. Le pose femminili sono languide ed abbandonate, quelle degli uomini sono ferme e scattanti.
Questa esaltazione della virtù civica e del sentimento patriottico fu successivamente interpretata come un appello alle "virtù e sentimento repubblicani"; in realtà bisogna ricordare sia il committente, ovvero il Re di Francia, sia il fatto che esso non rappresenta una scena della storia di Roma repubblicana. Gli Orazi giurarono di versare il loro sangue per la patria e, nella Francia monarchica, il patriottismo si traduceva nella lealtà verso il re.
Orazi e Curiazi si contendevano Roma, decidono di far combattere due famiglie. Tre figli maschi contro tre figli maschi, per non avere altri spargimenti di sangue. Deve vincere solo uno, che avrà Roma.
Il padre innalzando le spade dice “Vincere o morire per Roma”. I tre Orazi con convinzione dicono “Sì!”.
C'è la prospettiva centrale. Spade al centro. Siamo all'interno di un cortile tipicamente romano. Le donne invece piangono.
La sorella di un Orazio era fidanzata con un Curiazio. Il fratello che vince, vedendola piangere, la uccide.
Perché sceglie quest'opera? Perché ha come obiettivo il lottare per la propria patria fino alla fine. Ebbe grandissimo successo. C'è spirito rivoluzionario, ma il re non se ne accorge.

Con la fondazione della Repubblica francese (1792), David divenne membro della Convenzione, fu inoltre l'uomo di fiducia ed il portavoce del governo rivoluzionario in tutte le questioni relative all'arte. Da lui dipesero la propaganda artistica, le sue opere di questo periodo divennero autentiche icone rivoluzionarie.
Nel 1793, fu incaricato di dipingere un'opera che celebrasse la memoria di Jean-Paul Marat, uno dei più grandi eroi della Rivoluzione francese. Era stato assassinato nel 1793 per via del suo impavido attivismo dall'aristocratica girondina Marie-Anne Charlotte de Corday d'Armont.
Jean-Paul Marat era un giornalista, amico di David. Era detto “l'amico del popolo”, era un rivoluzionario francese, presidente dei Giacobini (volevano la Repubblica, società uguale per tutti, Girondini: volevano il sovrano). David partecipa alla vita politica in prima persona. Era presidente della Convenzione Nazionale.
Marat venne assassinato da Charlotte Corday, poiché lo ritenne responsabile della caduta dei Giacobini.
Morte di Marat (1793)
Scelse di rappresentare la sua morte non mostrando il momento più cruento, ossia la scena dell'omicidio, ma presentando il cadavere dell'uomo. Marat è immerso nell'acqua calda con cui, malato, leniva i dolori della pella; nella mano sinistra, tiene ancora la lettera di presentazione dell'assassina; nella mano destra, la penna con cui scriveva. A terra, si scorge l'arma del delitto. Una semplice semplice cassetta d'imballaggio di legno grezzo, dove l'artista ha inciso, idealmente, la sua dedica, era usata come piano d'appoggio, giacché Marat, un puro, un giusto, aveva scelto di vivere in povertà.
In quest'opera neoclassica, un eroe moderno ha preso il posto di quelli greci e romani. E' palese la citazione di opere con soggetti legati all'iconografica sacra, tratti da Michelangelo, Raffaello e Caravaggio. Il braccio destro abbandonato di Marat ripropone lo schema iconografico del braccio del Cristo morto nella Pietà e nella Deposizione della croce. In qualità di rivoluzionario, David aveva rigettato il cristianesimo, ma guardando il corpo di questo martire rivoluzionario, morto per la propria fede politica, si rivede una pietà laica. La luce caravaggesca, proveniente da una fonte non visibile, crea un'aura quasi sovrannaturale. Marat morto può solo sopravvivere nel ricordo dei posteri, secondo la concezione illuministica dell'immortalità.
Viene abbellito. Doveva stare in luoghi sotterranei molto umidi, per paura che lo uccidessero. Era costretto a stare in una vasca d'acqua tiepida per la sua malattia alla pelle, che gli provocava prurito ed intanto scriveva.
David lo rappresenta così. Rappresenta la sobrietà, si fa fatica a capire che è morto. Non c'è violenza. C'è una grande riconoscenza verso quest'uomo che ha lottato per la libertà. Utilizza colori acidi. Dipinge anche il lenzuolo rattoppato per dimostrare la sua povertà. Lo mette nella stessa posizione di Cristo per esaltarlo.
Marat fu un eroe perché fece tutto per gli altri.

David e Napoleone:
insediatosi Napoleone dopo il periodo rivoluzionario, David divenne il pittore ufficiale dell'epoca bonapartista. Egli credette sia nella Rivoluzione, sia nell'Impero, legando il suo destino a quello di Bonaparte, divenuto suo idolo. Divenuto pittore di Napoleone, iniziò a cimentarsi con il problema del grande quadro celebrativo, ma, nello stesso tempo, irrigidì il suo classicismo. Il carattere ufficiale prevalse sul naturalismo.
Napoleone al Grand S. Bernardo (1801)
Bonaparte è mostrato mentre valica il passo del Gran San Bernardo, con il braccio teso verso l'orizzonte e l'ampio mantello gonfiato dal vento; incarna l'immagine di un eroe romantico, impaziente di agire. Il suo nome, inciso sulle rocce, insieme a quello di Annibale e Carlo Magno, è celebrato come tra i più grandi della storia.
Inizialmente sembrava davvero che Napoleone volesse cambiare il mondo, gli intellettuali soprattutto ci credevano. Napoleone lo sceglie come primo pittore, gli chiede di rappresentare il momento dell'incoronazione. E' talmente convinto che s'incorona da solo.
Incoronazione di Napoleone (1805-07)
E' una grande composizione che raffigura fedelmente più di ottanta personaggi. I nuovi colori, più caldi e vivaci, sottolineano la fastosità dell'evento. Viene rappresentanto un evento contemporaneo, non serve da insegnamento, ma vuole celebrare la gloria di un imperatore, quasi sacralizzarlo.
Lo rappresenta quando si è già incoronato e sta incoronando l'amante Josephine (era giù sposata). C'è anche la madre di Napoleone a guardare, anche se nella realtà non partecipò. Ciascuno occupa i posti secondo l'etichetta. Rappresenta più di duecento persone, volute da Napoleone. Non c'è pathos, è molto fredda. Anche lui si sta allontanando da Napoleone.

Alla caduta di Napoleone David scelse l'esilio volontario a Bruxelles.
Caduto l'Impero di Napoleone, David va in Belgio. Caduto l'Impero, torna la monarchia. Si isola e rappresenta solo temi mitologici.

Architettura neoclassica:
il linguaggio architettonico neoclassico si diffuse con velocità in tutta Europa, affermandosi nell'ultimo ventennio del Settecento e nella prima metà dell'Ottocento, anche dopo il tramonto dell'età napoleonica. Le fabbriche neoclassiche, richiamano la tipologia del tempio greco, oppure adottano lo schema centrale, ispirandosi al Pantheon; ricercano la chiarezza distributiva, l'ordine gerarchico degli ambienti. Le facciate, in genere, rimandano all'architettura greca. Il colore prevalente è il bianco. I volumi degli edifici monumentali mirano a rispecchiare all'esterno la spazialità interna; spesso il corpo centrale emerge con una cupola, i corpi laterali sono coperti da tetti a doppio spiovente. Gli schemi architettonici sono sempre caratterizzati da una rigida simmetria.

Utopie urbanistiche:
Nell'Ottocento, il fenomeno dell'urbanesimo comportò una concentrazione crescente di abitanti nelle città, causata dall'immigrazione di contadini che lasciarono l'agricoltura per lavorare nell'industria. Antichi borghi rurali furono abbandonati e caddero in rovina, al contrario le squallide città industriali crebbero smisuratamente ed in modo caotico, dominate da fumanti ciminiere e fabbriche.
Nel primo trentennio del XIX sec., per cercare di sottrarre la classe operaia alla condizione di sfruttamento, alcuni pensatori concepirono una società diversa, non più dominata dall'egoismo dei singoli, ma retta da principi comunitari; per questo motivo sono solitamente ricordati come utopisti.
Concezione urbanistica: piccole comunità agricole autogestite, immerse nel verde. Architettura utopistica: irrealizzabile.
Secondo Robert Owen, la costituzione di comunità, fondate sulla proprietà collettiva dei mezzi di produzione, sull'abolizione del denaro e riunite in insediamenti autosufficienti, avrebbe agevolato la nascita di nuovi rapporti sociali non competitivi.
Imprenditore e sindacalista gallese: vuole "vivere bene".
In città le case degli operai erano delle baracche, non igieniche, c'era troppa gente. Owen vuole tornare ad avere piccole comunità.
Contemporaneo di Owen fu Charles Fourier, critico della civiltà contemporanea che riteneva responsabili dell'infelicità umana le istituzioni del commercio e della famiglia, di cui propose l'abolizione. Secondo Fourier, le passioni dell'uomo sono forze naturali che devono trovare espressione in una società armonica; l'uomo deve realizzarsi attraverso il lavoro che lo gratifichi, libero da vincoli forzati. Propose dunque la creazione di piccole comunità autosufficienti a struttura prevalentemente agricola, dette falangi. Queste comunità avrebbero vissuto nei falansteri: grandissimi edifici capaci di ospitare molte persone.
Fourier: piccole città con grandi edifici, dotati di tutti i servizi utili alla comunità. Stipendi messi in cassa comune e poi dati alla comunità. Le strade dovevano essere sotterranee.

Archiettura nella Francia Napoleonica:
In Francia già nel XVII sec. Si erano affermati il senso della monumentalità, l'interesse archeologico e la passione per l'antico. Dallo scoppio della Rivoluzione al tramonto dell'Impero Napoleonico, i riferimenti all'architettura della Repubblica e dell'Impero romano presentarono una più chiara connotazione di stampo ideologico.
Chiesa De La Madaleine (1764-1845, Parigi)
Iniziata sotto il regno di Luigi XV nel 1764, fu ricostruita in età napoleonica in forma di tempio classico, in onore dei soldati della Grande Armata. Fu lo stesso Napoleone a volere un edifico a forma di tempio classico.
Si occupa solo dei grandi edifici pubblici, in cui la forma non ha nessuna attinenza con la funzione, mira alla bella forma (architettura neoclassica).
Ha la facciata del tempio classico. Elementi classici = architettura neoclassica.

Dopo il 1804, Napoleone s'impegnò a risolvere i problemi più urgenti che gravavano la città di Parigi.

Arc du Corrousel (1806-7)
Dedicato a Napoleone, rimanda al modello dell'Arco di Settimio Severo al Foro Romano, modernizzato da statue di bronzo abbigliate con costumi contemporanei e da un largo impiego di marmi policromi.
Arco di Trionfo (Parigi, 50 m)
Ritorna l'arco di trionfo. Vengono commissionati da Napoleone per rappresentare il suo potere.

Architettura in Italia:
Teatro della Scala di Milano (1776)
Realizzato da Giuseppe Piermarini. La facciata è formata da tre corpi progressivamente sporgenti. E' ornata da coppie di semicolonne e lesene. L'avancorpo centrale era destinato all'arrivo e alla partenza delle carrozze e aveva il compito di riparare dalle intemperie i gentiluomini e le nobildonne che facevano il loro ingresso nel teatro.
Paraste, archi, timpano: elementi classici che ci fanno capire che è neoclassico.
Teatro San Carlo (Napoli, Riprende il Pantheon)
Realizzato da Antonio Niccolini. La facciata si divide in due parti distinte: in basso un portico con cinque arcate su pilastri, destinato ad accogliere le carrozze.
Arco della Pace (Milano)
Gran Madre (Torino)
Teatro Carlo Felice (Genova)
Caffè Pedrocchi (Padova)

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