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Il neoclassicismo in arte

All’ inizio della seconda metà del 600 ci troviamo in un clima a livello italiano barocco a livello europeo classicista perché il barocco si espande con una certa lentezza negli altri paesi stranieri. Il rococò è uno stile ornamentale sviluppatosi in Francia nella prima metà del Settecento come evoluzione del tardobarocco. Uno dei concetti chiave del barocco che trasmetterà all’architettura rococò è la proiezione degli assi verso l’infinito come nella reggia di Versailles (modello di tutte le regge europee del 700), la reggia di Caserta o la via etnea. A Versaille troviamo l’uso degli specchi e della luce, nell’architettura rococò le finestre diventano sempre più ampie perché la luce diventa la protagonista dell’architettura moltiplicata all’interno con gli specchi e con il colore bianco che caratterizzerà gli interni, quindi non si usano più i colori vivaci ma i colori pastello molto tenui che contribuiscono a dare profondità allo spazio. La reggia di Versailles sta nella fase di transizione tra il barocco e il rococò. Il rococò nasce quindi con l’esperienza della regge di Versailles, esso è lo stile dell’ancien regime, delle grandi residenze, uno stile che coinvolge anche l’abbigliamento. Nasce in una società fortemente gerarchizzata con un monarca. Il rococò finisce con la rivoluzione francese, in contrapposizione al neoclassicismo. Rococò e barocco sono termini coniati da critici del neoclassicismo infatti sono intese in senso dispregiativo. Rococò deriva dal francese “rocaille” e fa riferimento ad un tipo di decorazione che si faceva nei giardini delle grandi residenze fatti con minuscole pietruzze, conchiglie quindi un modo di decorare di cattivo gusto. Anche il termine barocco ha la stessa etimologia. Lo spirito del rococò, l’essenza è la spensieratezza che può essere sintetizzata con il dipinto di Fragonard nel quale non troviamo alcun riferimento aulico, alla mitologia o storia. Nel periodo del neoclassicismo , cioè l’arte che traduce il pensiero illuminista, questo cambia come possiamo vedere, nel 1761 Anton Raphael Mengs realizzò l'affresco del Parnaso per il salone della villa a Roma del cardinale Alessandro Albani ispirata a un tema che è mitologico, infatti mette al centro Apollo e le muse, ma di fatto l’iconografia di questo dipinto è modulata da un cielo dipinto. Nelle stanze del vaticano Raffaello dipinge anche lui il Parnaso e cambiano tante cose. Intanto i colori accesi e il riferimento alla figura centrale di Apollo che è ispirata a una delle opere più belle e più significativa di tutta l’antichità classica da parte dei teorici del neoclassicismo che è la “Madonna del Belvedere”.

“L’apollo del belvedere” è una copia romana di una statua greca di un originale in bronzo, questa statua fu rinvenuta a Roma nel Rinascimento. Winckelmann, un teorico del neoclassicismo, ritiene questa statua l’opera più bella e significativa. Lo stesso Mengs quando raffigura il suo Apollo si ispira all’iconografia di questa statua, che si presentava ai tempi con un arco.
Riguardo al bello ideale maschile esso ha come punto di riferimento principale il nudo maschile come questo Apollo del Belvedere. Per quanto riguarda il bello femminile prendiamo in considerazione un ritratto di Madame Garniè , una delle donne francesi più importanti di fine 700. L’abbigliamento di lei è di ispirazione classica come la tunica molto leggera con un punto vita molto alto di origine greca. Si racconta che Madame Garniè ai suoi ricevimenti indossasse tipi di indumenti molto leggeri completamente bagnati in modo tale che lasciassero trasparire il suo corpo. Questo perché ,oltre la frivolezza di questo gesto di impronta illuminista, essa è ispirata alla statuaria greca come la “Vittoria Alata” al Louvre che indossa una sorta di tunica trasparente che sottolinea l’ispirazione classica di quel periodo. L’impostazione dell’iconografia del bello femminile è la stessa, essa è quasi sempre distesa come “La Paolina Borghese” di Canova considerata l'archetipo della bellezza femminile pura.
Il neoclassicismo ha una forte componente etica: si fonda su forti ideali morali e civili anche per i forti cambiamenti a livello internazionale in questo periodo, dal punto di vista sociale come la rivoluzione francese del 1769. Il neoclassicismo è emblematico perché racconta ed esalta l’amore per la patria quindi le virtù morali. Questo ispirarsi a una precisa immagine che è l’antichità porta alla costruzione ispirata alle antiche domus romane. La nascita del neoclassicismo la possiamo attribuire al rinvenimento di Pompei e Ercolano in cui sono rimasti gli affreschi durati nel tempo dal punto di vista cromatico conservando una certa vivacità perché rimasti al bui. Questo spiega perché la pittura neoclassica abbandona l’uso dei colori pastello: colori molto tenui, chiari, eccessivamente forse luminosi propri del Rococò, e adotta una tavolozza(insieme) di colori più vivaci. Oltre questa scoperta c’è anche un aspetto teorico, filosofico del neoclassicismo che si fonda sul pensiero illuminista però dal punto di vista concreto ci sono delle opere , degli scritti realizzati da alcuni artisti come Winckelmann. Egli è un critico che scrive due libri molto importanti : nel 1755 pubblica un testo di riferimento al neoclassicismo che si chiama “Pensieri sull’imitazione dell’arte greca”, da titolo stesso c’è un messaggio abbastanza preciso cioè fa riferimento a una bellezza ideale che è riferito soltanto all’antichità in particolare all’arte greca, e nel 64 pubblica “Storia dell'arte dell’antichità” : primo libro impostato in senso critico cioè con un giudizio su quella che è la storia dell’arte. Prima ad all’ora c’è una sorta di continuità dall’antichità classica fino ai suoi giorni con dei momenti di interruzione negativi come il Gotico. Winckelmann è il primo critico della storia dell’arte cioè colui che adotta un metodo sistematico per classificare le opere e per distinguerle dal punto di vista stilistico. [Winchermann aveva apparentemente una formazione del tutto differente dato lo studio di medicina e matematica, materia molto importante per l’arte dell’antichità classica. Svolgeva nella sua città di origine in Germania il ruolo di bibliotecario. A Roma conosceva il Cardinale Albani che aveva una villa fuori Roma e in questa villa c’era il cosiddetto buon salotto cioè il momento in cui si incontravano il Cardinale Albani con gli esponenti più importanti della cultura del momento e tra questi c’era anche Mengs. E’ proprio a Roma che Winchermann elabora molto velocemente quella che è la sua idea di bellezza e il suo giudizio sull’arte e c’è una frase molto importante che parla della supremazia assoluta durante l’antichità classica e in modo particolare l’arte greca che la ritiene superiore a tutte le arti, che è stata imitata dai Romani, nel rinascimento e via dicendo. Egli da un giudizio su tutta la storia dell’arte dicendo che l’arte greca diventa il modello assoluto di imitazione. Il valore assoluto di quest’arte è l’espressione della nobile semplicità e quieta grandezza: questa è la chiave di lettura di quelle che sono le idee di Winchermann.
Riguardo al disegno nell’arte dell’antichità dice che il corpo umano è fatto di difetti ma “gli antichi cercavano di operare una sintesi di tutto ciò che c’era di bello in molti bei corpi. Essi purificarono le loro immagini da ogni gusto personale che distoglie il nostro spirito dalla vera bellezza.”
Policleto ad esempio disegnava molte persone e le misura soprattutto nei rapporti proporzionali e fa una media matematica dell’altezza ideale , il volto ideale e le sue proporzioni, la collocazione degli occhi, attraverso i modelli che considera migliori.
Winkelmann non è il solo teorico del neoclassicismo perché ce n’è un altro che si chiama Laugier che pubblica un libro chiamato “Il saggio sull’architettura” sempre nel 1755. In questo libro si vede la convinzione che la natura sia l’archetipo (il principio originario) dell’architettura raffigurando la cosiddetta "capanna primitiva" dove notiamo il sistema trilitico. Il messaggio è quindi che l’architettura doveva rinascere da modelli molto semplici quindi abbandonando tutte le bizzarrie e gli eccessi del rococò.
Contemporaneo alla nascita del neoclassicismo nasce da un punto di vista più teorico il romanticismo cioè la tendenza che riscopre il mondo interiore e il sublime (vedere qualcosa di bello ma al tempo stesso una cosa che esprime tutta la forza e la potenza della natura e che genera un emozione). Tra il 55 e il 56 viene pubblicato da Elmont Bacr uno dei testi che è ritenuto fondamentale per gli artisti del romanticismo: il Pensiero filosofico del bello e sublime. Fa vedere come nella metà del 700 nascono due tendenze che possono essere considerate diametralmente opposte: il neoclassicismo e il romanticismo. Il neoclassicismo durerà fino agli anni 20 dell’800 quindi subito dopo il Congresso di Vienna comincia a perdere la sua forza e lascia spazio soltanto al romanticismo. In sintesi possiamo dire che il neoclassicismo nasce con la riscoperta di Ercolano e Pompei e finisce con il congresso di Vienna ed in questo periodo pensiero filosofico e arte sono collegati.
Nel neoclassicismo possiamo identificare 4 fasi, cioè passaggi significativi ma che avvengono in maniera graduale:
1. 1750-1780 : fase di preparazione. Inizia con la scoperta di Ercolano e Pompei e con trattazioni teoriche, opere di Winchermann.
2. 1780-1796: fase rivoluzionaria. I fermenti di quella che sarà la rivoluzione francese, l’illuminismo, troveranno dal punto di vista visivo la loro espressione in uno stile che è il neoclassicismo. L’arte diventa mezzo espressivo di un’idea.
3. 1796-1814: fase napoleonica. E’ quella che viene chiamata anche fase stile impero che c’è anche nelle arti minori come gioielli, vestiti, arredamento.
4. dal Congresso di Vienna (1815) fino al terzo decennio dell’800: fase della restaurazione. E’ una fase in cui il neoclassicismo si arricchisce di importanti elementi provenienti da diverse culture come quella orientale, l’esotismo è ciò che è diverso dalla cultura occidentale. Si esaurisce il neoclassicismo e già ha una certa forza il cosiddetto romanticismo. In questa fase si assiste a questa contaminazione dello stile neoclassico.
Gli architetti del neoclassicismo si ispirano tanto all’antichità classica quanto al rinascimento perché considerano il rinascimento uno dei tempi in cui l’antichità classica rivive, si ha l’emulazione degli antichi (costruire come gli antichi) come l’arco di trionfo a Parigi ispirato agli archi trionfali. Esso è però costruito in età napoleonica quindi ha ispirazione antica ma il risultato è totalmente differente, perché raffigurano le imprese di napoleone.

BOULLE:
Il Cenotafio di Newton è un monumento funerario idealizzato da Boullée ma mai realizzato a causa delle proporzioni e delle tecniche costruttive di quel periodo. La sua sezione al suo interno fa vedere un enorme astrolabio ma ovviamente queste sono strutture solo immaginate mai costruite anche perché si parla di sezioni pari a 500 metri di diametro in questo caso, quindi dal punto di vista tecnico non realizzabili. L’immagine di questo cenotafio, di questa sezione, rievoca quella che era l’immagine originaria del Pantheon cioè realizzare qualcosa che da la sensazione di uno spazio esterno, anche se di fatto il pantheon ha un tamburo e un cilindro al suo interno e poi una semisfera perfette dal punto di vista geometrico che sta di sotto. L’idea originaria del panteon era una struttura molto più grande. Tutto quello che fa Boullee si ispira all’architettura monumentale romana. Il cenotafio è un esempio che l’architettura neoclassica si basa sui volumi puri e sull’archetipo della capanna primitiva. C’è un ritorno alle origini ma questa coincide in chiave totalmente diversa rispetto a come sarà il ritorno alle origini degli artisti del 900 perché li il riferimento sarà la libertà espressiva delle arti primitive. In questo caso invece c’è la ricerca degli archetipi ecco spiegata anche l’astrazione di queste forme.

La biblioteca nazionale è un progetto idealizzato ma mai realizzato. Essa presentava una volta costruita interamente in muratura che poggia su colonne che da l’idea di uno spazio continuo, senza pilastri nel mezzo, ma in muratura è impossibile fare una cosa del genere.

Antonio Canova: è il più importante scultore del neoclassicismo. Nasce a Possagno vicino Treviso. Si forma a Venezia presso l’accademia e questo passaggio è importante perché qui impara a disegnare le opere e soprattutto studia le sculture dell’antichità classica. Molto diffusi in tutte le accademie di Venezia erano i calchi in gesso che davano la possibilità di riprodurre le opere come copie osservandole dal vero. Canova però poi trascorrerà quasi tutta la sua vita a Roma in cui c’è ancora l’epoca di Winckelmann e ,anche se hanno una generazione differente, è il promotore del suo bello ideale.. A Roma ha la possibilità di attingere direttamente alla fonte, cioè a tutte le copie fatte dai romani dagli originali greci in bronzo, che in passato sono state fuse per costruire campanili, o baldacchino di San Pietro e altro.
Tra le opere che lui realizza inserisce il tema mitologico, il tema sacro per la maggior parte sono delle sepolture monumentali a Roma che sono delle tombe ispirate alla tomba di Bernini?, ma realizzerà anche opere importanti per l’Austria. L’attività tecnica di canova è costituita da alcune fasi: egli inizialmente faceva uno studio compositivo disegnando le figure che voleva realizzare che spesso erano delle figure nude sia maschili che femminili ma il suo obbiettivo principale era quello di ricercare la bellezza ideale, e il bozzetto gli dava le conferme o gli suggeriva un’idea. Egli era maestro di bottega cioè aveva intorno a se tutta una serie di ragazzi apprendisti secondo una tradizione italiana molto vecchia, quelli molto bravi osservavano i bozzetti del maestro e da questi tramite indicazioni verbali del maestro cominciavano a sbozzare l’opera in marmo, usualmente di Carrà, quindi veniva data la forma al gruppo scultoreo fino a pochi millimetri prima di arrivare a quello che sarebbe stato la superficie finita, poi Antonio Canova mandava via tutti e ci lavorava da solo con mazza e scalpello più piccoli, il trapano soprattutto per fare i capelli, occhi, narici. La levigatura veniva fatta con pietre molto particolari molto abrasive e lui riusciva ad arrivare ad un livello di levigatura “a specchio” ,cioè il marmo diventava lucidissimo, poi per dare quell’aspetto visivo-percettivo usava una cera ambrato-rosata.
Riguardo al modo che ha Canova di usare la luce egli non usa forti contrasti chiaroscurati come ad esempio nel Barocco, nelle opere scultoree di Michelangelo oppure molto drammatici, dinamici in Bernini, perché suggerisce attraverso questa luce molto morbida, questi passaggi trascurati molto tenui, le ombre appena accennate, suggerisce una calma, una quiete che sono proprie di quel principio che aveva detto Winckelmann. Le opere classiche ispirano questa quiete e tranquillità.

Amore e Psiche giacenti:
Che cos’è: E’ una scultura, commissionata dal colonnello inglese John Campbell, conosciuto a Napoli, e creata da Antonio Canova tra il 1787 -1793 chiamata “Amore e Psiche che si abbracciano”. Il materiale con cui è stata realizzata è il marmo. Inoltre è alta 155 cm ed esistono 2 versioni: una conservata a Parigi e l’altra conservata a San Pietroburgo.
Che cosa raffigura: Anche se è un tutto tondo non è molto grande questo gruppo scultoreo in cui vengono rappresentati Amore e Psiche. Le due figure si trovano nell’atto di abbracciarsi, si sfiorano e appena mentre si trovano nell’attimo che precede il bacio. La nudità e gli sguardi dei due personaggi infine lascia percepire un leggere forma di eros.
La postura dei due personaggi non è casuale infatti l’ala sinistra di Amore è perfettamente raccordata con la linea di forza immaginaria che passa attraverso il corpo di Psiche. Allo stesso modo l’ala destra determina un altra linea di forza nel corpo di Amore stesso. Questa postura dei due corpi forma due archi che si intersecano creando un chiasmo. Ma la cosa che salta all’occhio è la qualità infatti è un’opera in marmo che è trattata senza colorarla.
Che cosa significa: Canova è il promotore del bello ideale, egli si ispira ai principi neoclassici di Winkelmann avendo un’attenzione costante per il nudo maschile e femminile come in questa scultura. Inoltre vive nel periodo che coincide con la ripresa del tema mitologico infatti il gruppo “Amore e Psiche che si abbracciano” riprende la favola narrata della “Metamorfosi” nel romanzo “L’asino d’oro”. Nel racconto Amore rianima Psiche svenuta in quanto, contro gli ordini di Venere, aveva aperto un vaso ricevuto nell’Ade da Proserpina. Il messaggio è quindi la raffigurazione di un mito, di un racconto. Il tutto tondo ha sempre un punto di vista privilegiato e grazie alla sua interezza si coglie il messaggio visivo. Esso infatti in ogni sua parte riesce a cogliere degli aspetti del racconto: ad esempio il “contenitore” di Amore, attributo importante perché si individua il personaggio come Amore, cupido, ma c’è anche un anfora, frontalmente non visibile, che è riferita al mito. Nella scultura viene raccontata anche l’attività tecnica dell’artista : è un’opera in marmo trattato con grande perizia da Canova. Canova cospargeva la parte dell’incarnato, cioè la parte della pelle visibile, con uno strato, una patina di cera per emulare quelle che sono le caratteristiche percettive e forse anche tattili della pelle. L’impostazione dell’iconografia del bello femminile è la stessa, essa è distesa come “La paolani borghese” considerata l’archetipo della bellezza femminile pura (collegamento sincronico), inoltre ricorda “La Venere di Urbino” di Tiziano 1538 (collegamento diacronico).

Ebe: Quest’opera è stata riprodotta in quattro versioni da Antonio Canova. Ha come soggetto una giovanissima dea che è la cocchiera degli dei. In quanto creatura in un mondo metafisico che non è quello terrestre che ha un aspetto umano ma è come se non avesse gravità. La figura è come se avanza e contro di lei c’è il vento che le muove la veste. La ragazza è scoperta superiormente, mentre dalla vita in giù è coperta da un panneggio . I suoi contemporanei criticavano molto due cose: la prima è che questa giovane dea fosse inespressiva ma Antonio Canova si difende dicendo che la forma ovale del viso è perfetta secondo il canone antico riallacciandosi ai principi di Winkelmann. La seconda è che ai suoi piedi c’è una nuvoletta e la criticavano definendola un immagine di derivazione Rococò che suggerisce leggerezza, ma nelle versioni a seguire viene sostituita da una base di legno così come le statue romane.
Nella statua ci sono tracce di doratura: nelle mani ha un ancoretta molto piccola in bronzo dorato. Ma nelle versioni a seguire viene sostituita da una base di legno così come le statue romane.

La Paolina Borghese: Paolina era la sorella di Napoleone Bonaparte e moglie del principe romano Camillo Borgese. In modo particolare in quest’opera il corpo è tramutato in una patina di cera incarnato simile al vero . La posture è di derivazione rinascimentale quindi la breve
Il suo volto è simile al vero ma il corpo è idealizzato. Il panneggio nel suo corpo lascia appena coperto il pube e dietro il dorso lascia scoperta la zona lombare e parte dell’anca quindi c’è una carica di erotismo, di sensualità e forse ancora di derivazione rococò. La paolani borghese è distesa su un’agrippina cioè una sorta di chaise longue in legno con parti dorate. Essa è fatta quindi in parte in marmo e in parte in legno.


Le Grazie: L’opera riesce a mostrare tre lati del gruppo: una fanciulla vista frontalmente, una quasi di spalle mentre la terza di fianco. Esse sono figlie di Zeus e di Agrippa ma secondo altri figlie di Venere e Dioniso. Al centro Talia, Eufrosine e Aglalia. Vengono utilizzate come attributi di venere cioè rappresentano tre sue qualità: la bellezza, castità, voluttà. Canova reinventa questa iconografia infatti ad esempio nella Venere di Botticelli la grazia centrale di spalle, come di uso dell’iconografia tradizionale. Essendo un tutto tondo curato da ogni sua parte non trascura nemmeno la parte posteriore. Dietro c’è un festone con un nastro, difficile da scolpire, su una bassa colonna chiamata cippo.


Jacques-Louis David
Per quanto riguarda la pittura Jacques-Louis David è il miglior esempio di tutto il neoclassicismo. E’ un pittore che attraversa le varie fasi politiche della Francia, del primo ventennio dell’800. Nasce a Parigi nel 1738, si forma presso l’Accademia delle belle arti parigine, la migliore in assoluto,e qui veniva assegnata una borsa di studio agli alunni più bravi chiamata “preme Rome” ovvero premio di Roma e lui la riceve. Questa borsa di studio consisteva in un viaggio di formazione di 5 anni ( lui dal 75-80), dove si approfondivano gli studi con un particolare riferimento all’antichità classica. Per lui Roma sarà una vera e propria forma di ispirazione soprattutto la scoperta di Pompei (stesso anno in cui nasce). La sua formazione artistica, la sua definizione poetica sarà quindi legata a questo viaggio che farà fino a Pompei. Li dirà che è come se gli fosse caduto un telo dagli occhi: prima aveva un’idea dell’arte dell’antichità ma cambia quando vede Pompei e in modo particolare la pittura e gli affreschi che poco a poco venivano scoperti. Gli scavi di Pompei rivelano pitture i cui colori si sono perfettamente conservati nel corso di 1700 anni grazie all’eruzione che ha colmato tutti gli ambienti delle case, le domus, sfondando i tetti e non permettendo ai colori di alterarsi con la luce del sole.
Questa non è la sola cosa che lo colpisce infatti a Roma avrà la possibilità di vedere le opere di Raffaello, Michelangelo e Caravaggio. Queste opere lo segneranno in maniera particolare ma soprattutto di Raffaello che è quello che sarà il più grande interprete del Rinascimento dell’antichità classica e poi è il più giovane dei tre maestri e sarà colui che coglierà l’esperienza dei due artisti più anziani e per David sarà fondamentale l’esempio di Raffaello. Michelangelo in quanto scultore creerà un opera a cui si ispirerà la pittura di Caravaggio. Per lui sarà importante l’uso grammatico della luce che fa Michelangelo.
Quando David dipinge, traccia una linea di contorno. Egli vuole un’immagine che sia chiara, intellegibile. Da questo punto di vista, il suo modo di dipingere è opposto da quello che è lo sfumato (come lo sfumato nella a Gioconda). Lui studierà anche alle Accedemie di nudo soprattutto a Roma in cui tornerà intorno all’84-85 e sarà un momento importante per la realizzazione della sua opera più celebre che è “Il giuramento di Orazio” oltre all’opera “La morte di Barà”. Sarà molto importante lo studio del nudo attraverso testi di anatomia del corpo umano.
I quadri che dipinge sono molto grandi come “Il giuramento degli Orazi”. Queste dimensioni di solito sono riservate ai dipinti di genere storico, religioso, letterario e mitologico, soprattutto intorno alla metà dell’800. Poi essi saranno messi in discussione dai pittori anti-accademici che credevano si realizzassero tele enormi per soggetti banali.
Il giuramento degli Orazi:
Che cos’è: Dipinto realizzato da H. David nel 1784 chiamato “Il Giuramento degli Orazi”. Il modo con cui è stato creato è Olio su tela e la sua dimensione è 370x425 cm.Esso si trova a Parigi nel museo del Louvre.
Che cosa raffigura: David realizza questo dipinto come se fosse impostato come se fosse veramente da una rappresentazione teatrale. Ci sono dei personaggi disposti in primo piano, allineati, con un fondale molto semplice: è questa la scenografia di un teatro. Le colonne di ordine architettonico sono ispirate a quello che era il primo ordine toscanico cioè semplicemente fatto da fusti di colonne con capitello molto semplice ma senza base. La pavimentazione è geometrica. Ci sono poi tre archi a tutto sesto che costituiscono il fondale dell’atrio di una casa romana: il primo ambiente scoperto. Quindi lo spazio è domestico e sullo sfondo si percepisce un passaggio che porta al giardino privato e uno scudo e una lancia. La costruzione dello spazio è chiaro, intellegibile e razionale: la pavimentazione è furata, costruita secondo le linee di fuga, e poi c’è il punto principale che cade perfettamente al centro dove c’è tutto il punto focale della composizione, ovvero la mano sinistra del padre che impugna tre spade e ognuna di esse ha lunghezza differente come se stesse ad indicare tre personalità differenti uniti allo stesso destino. A destra c’è la madre dei tre giovani con altri due piccoli figli e Sabina e Camilla, le sorelle. (Una di queste sarà uccise dal fratello perché era fidanzata con uno dei fratelli curiali avendo tradito la famiglia).
Che cosa significa: Ad ogni gruppo di personaggi corrisponde una forbice: il passaggio sotto l’arco e questo contribuisce all’opera a dare un carattere di chiarezza e intelligibilità ma ognuno esprime sentimenti diversi. L’arte del neoclassicismo è un’arte abbastanza neutra che non si preoccupa degli aspetti emozionali, il mondo interiore dell’uomo, ma si interessa come in questo caso di raccontare le virtù, i valori morali e civili di ogni figura.Quest’opera testimonia che è già in corso la sua formazione, già si è arricchito tantissimo e realizza quest’opera di tema storico ispirato a un racconto dello storico romano Tito Livio che racconta la guerra tra Roma e Albalonga, lo scontro tra gli Orazi (romani) e i Curiazi (alba). La scena raffigurata non è però la scena del combattimento tra questi due gruppi di fratelli, ma il momento del giuramento chiamato sacramentum. Infatti la mano destra del personaggio del padre accompagna il giuramento che fanno i figli. Il sacramentum ha origine militare: è il giuramento del soldato romano.
Le immagini che ricava qui sono riferiti a una rappresentazione teatrale chiamata “Horace” di Cornelio del 600, ispirata a a Livio. Sia David che Cornelio inventano alcune cose: ad esempio il gruppo di donne non compare nell’opera di Tito Livio ma è funzionale al suo rapporto. La reimitazione è sobria, chiara , intellegibile quindi è ispirata a quei principi di chiarezza che sono sia dell’illuminismo, ma soprattutto dal punto di vista artistico che sono dell’neoclassicismo.


L’ARCHITETTURA NEOCLASSICA
Vitruvio è un architetto del 1 secolo a.C, di età imperiale, scrive per l’imperatore Augusto un trattato sull’architettura (il “De architettura”), un vero e proprio manuale dell’architetto ante litteram, non c’erano disegni ma questo libro punta tutto sulla costruzione, non solo sul fare la buona architettura dal punto di vista edilizio ma anche sulle tipologie architettoniche quindi lui definisce il canone del teatro, della basilica, dell’acquedotto, della strada cioè tutto ciò che è edificabile, costruibile nel suo trattato lo descrive minuziosamente. Questo manuale viene dimenticato e riscoperto intorno agli anni 30 del 400 nelle biblioteche dell’abazzia di moncassino. La passione per la filologia, dell’antico, porta alla scoperta di questo libro. Nel rinascimento gli architetti hanno così la possibilità di poter leggere cosa pensavano realmente gli architetti di età imperiale. Da questo momento iniziano tutta una serie di trattati che hanno come punto di riferimento questo libro di Vitruvio. Per Vitruvio l’architettura è inconcepibile senza 3 elementi, ovvero il tripode dell’architettura:
FIRMITAS: la solidità, l’aspetto, la buona costruzione ovvero la costruzione a regola d’arte
UTILITAS: ad una forma deve corrispondere una funzione e non diversamente, questo rapporto tra forma e funzione è importante nel 700 perché crea l’aspetto caratterizzante della pittura barocca.
VENUSTAS: tutto ciò che guarda agli aspetti relativi alla proporzione, alla proporzione
Nel 700 tutto ciò che è in equilibrio, la simmetria quindi tutto ciò che ispira calma. Il barocco invece è dinamico, il rococò è galante, sensuale. Invece il principio del neoclassicismo è secondo Winkerman la nobile semplicità e quiete grandezza. Questo principio diventa la chiave di lettura di tutte le opere del neoclassicismo, eccetto Francisco Goya.
Vitruvio disegna anzi descrive l’uomo vitruviano in rapporto al cerchio e al quadrato. C’è un primo disegno nella prima stampa quattrocentesca del De architettura , tratto da un manoscritto di Leonardo da Vinci . Il corpo umano in altezza è pari alla sua larghezza misurata con le braccia distese in maniera orizzontale. Lasciando la base del collo da una parte e il pube dall’altra quindi aprendo gli arti, il corpo può essere descritto in un cerchio.
In una pubblicazione fatta sul finire del 700 da Andrea Memmo troviamo le lezione di un sacerdote Carlo Lodoli chiamata “Elementi d’architettura lodoliana”.La bellezza di un manufatto edilizio, infatti, stava nella corrispondenza fra strutture, distribuzione planimetrica degli ambienti e la loro funzione specifica (riferimento al tripode di Vitruvio). C’è un altro testo importante che è quello di Francesco Milizia da un giudizio negativo su Michelangelo considerandolo un architetto anticlassico perché utilizza le proporzioni a occhio, inoltre reinventa il sistema delle modanature e viene giudicata da lui un eccesso come nel barocco. Ritiene che la migliore architettura è quella greco-romana perché ha uno stile semplice e grande ma critica anche Vitruvio. L’architettura greco romana diventa una fonte per i neoclassici con una differenza: mentre in Italia e in Francia si guarda all’architettura romana, invece in Germania ci si ispira all’architettura greca, in Inghilterra invece puntano agli esempi del 500 italiano . In Germania abbiamo ad esempio la costruzione del Walhalla ma il problema dei neoclassicisti è l’assenza di colore a differenza del Partenone inoltre le scalinate, affacciate come una zigurat viene criticato dal fatto che l’obiettivo dei greci è quello di ispirare calma. Questa soluzione è troppo spoglia, troppo essenziale per poter essere paragonata alla grande qualità dell’architettura greca. All’interno la funzione di Walhalla aveva la funzione di culto degli eroi nazionali, i miti dell’antica Germania. All’esterno troviamo una vittoria di Napoleone e delle tribù germaniche. Quest’altura si affaccia sul Danubio ed è più grande rispetto al Partenone.
Piermarini tra i più importante architetto del 700 italiano. Giunto a Milano al seguito del Vanvitelli, di cui era stato allievo e aiuto nella realizzazione della Reggia di Caserta, la sua migliore opera considerata rococò ma che rientra nel momento di transizione al neoclassicismo perché è una costruzione dopo la scoperta di Ercolano e Pompei. Questa impronta che anticipa il neoclassicismo, Vanvitelli la trasmette al suo allievo più eccellente Piermarini che costruisce il teatro alla scala di Milano. L’edificio è caratterizzato da un bugnato al piano terra ovvero un paramento dove la pietra stessa può essere in diverse maniere. Esso può essere anche un finto bugnato ovvero un intonaco che imita la pietra. Il secondo livello è il primo ordine in corinzio, poi c’è un altro registro (ordine) che è l’attico , poi c’è un terzo registro composto dalla balaustra interrotta da un frontone. E’ quindi una scansione fatta su quattro livelli.

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