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Artemisia Gentileschi era la più brava pittrice della famiglia. Leonardo Gentileschi, il padre, lavorava con Agostino Tassi. Quest’ultimo però, già sposato, violenta Artemisia. Essendo Tassi già sposato, non si poteva fare un matrimonio riparatore. Gentileschi decide così di portare la cosa in tribunale. Per Artemisia è un momento terribile, pieno di vergogna. Il processo si conclude con un compromesso del Tassi: avrebbe dato i suoi averi e in cambio sarebbe stato assolto. La figlia intanto viene malvista per strada e viene costretta a lasciare Roma. Si reca a Firenze e si sposa con un pittore del luogo. Conosce Michelangelo e Galilei e viene ammessa all’accademia di Firenze. Il marito invece non passa l’esame. Il marito procura alla moglie le modelle per le sue opere. Nel frattempo hanno due figli. Il marito comunque avrà delle storie con le modelle. Artemisia va così a Napoli con le figlie mantenendo le figlie lavorando.

Giuditta e Oloferne (differenze Caravaggio/Artemisia)

Oloferne si invaghisce di Giuditta e lei lo fa ubriacare tagliandogli la testa. Grazie a questo gesto gli ebrei (contro cui era Oloferne) riescono a fuggire. Nell’opera di Caravaggio è rappresentata la serva di Giuditta molto passiva. Quella di Artemisia è molto più realistica. Gli sguardi sono molto più coinvolti e la serva aiuta Giuditta nel suo gesto, tenendo fermo Oloferne. Anche il sangue e i movimenti sono più realistici.
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