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Firenze nell’età di Lorenzo il Magnifico

La seconda metà del Quattrocento corrisponde a Firenze a una fase di stabilità politica e culturale; la città, grande protagonista del rinnovamento del pensiero e delle arti nei primi decenni del secolo, vive esperienze meno innovative di quelle in atto in altre realtà della penisola.
Domina un gusto raffinato e dall’accentuata componente intellettualistica, che deriva dall’assimilazione del linguaggio della prima stagione rinascimentale. Gli artisti, con le poche eccezioni di maestri come Antonio del Pollaiolo e Andrea del Verrocchio, sono interessati soprattutto all’elaborazione di prodotti preziosi ed esclusivi, adatti a soddisfare le esigenze delle grandi famiglie dell’oligarchia cittadina.
E’ nella Firenze di Lorenzo il Magnifico, centro di mecenatismo dalla valenza sia intellettuale che politica, che fiorisce una delle stagioni artistiche più straordinarie della storia.

E’ questo un periodo fertilissimo, non solo per la straordinaria qualità della produzione artistica, ma anche perché si preparano le premesse per la grande stagione del Cinquecento: sono gli anni in cui dominano a Firenze le botteghe di Antonio del Pollaiolo e di Andrea del Verrocchio, cui seguirà la generazione di Sandro Botticelli, Domenico Ghirlandaio, Piero di Cosimo e Filippino Lippi; sono anche gli anni del giovane Leonardo da Vinci e degli esordi di Michelangelo, che si forma a Firenze sotto la protezione di Lorenzo il Magnifico.

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