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Piero della Francesca

Piero Franceschi comunemente detto della Francesca è il pittore che opera la sintesi delle principali esperienze fin qui compiute a Firenze. Nasce ad Urbino e si dedicò allo studio della prospettiva. Inoltre era collaboratore di Domenico Veneziano. Poco dopo il 1440, l’artista lascia Firenze portando con se il grande patrimonio culturale Fiorentino. Quel patrimonio culturale Piero lo elabora autonomamente giungendo alla dimostrazione pittorica della “verità” nella sua duplice applicazione visiva; la prospettiva e la proporzione. La tavola con la Flagellazione di Cristo è l’opera che meglio di tutte permette di comprendere nella sua interezza la complessità dell’arte di Piero. La scena si svolge dentro un loggiato architravato poggiato su colonne corinzie composite rudentate e scalanate, con un soffitto a cassettoni e pavimento a tarsie marmoree bicrome a motivi geometrici. Il pavimento esterno è diviso da corsie di marmo bianco in grandi quadrati che a loro volta sono divisi in quadrati di cotto. Il quadrato interno posto sotto la colonna ha una circonferenza particolare, riconducibile alla colonna dove il Cristo è legato. Sul capitello della colonna è appoggiata una statua con testa e braccia alzate. L’intera scena è praticamente priva di emozioni. Ogni personaggio è impassibile anche i 3 uomini in primo piano. Tutto ciò sta ad indicare la perfezione dell’ intera scena. Al raggiungimento di questo fine sono subordinati tutti gli elementi della composizione. È una luce che deriva dall’Angelico; è diurna, ferma, razionalizzatrice. Il colore è il mezzo che permette alla luce questa chiarificazione; non è perciò un fattore aggiuntivo. A tratti rende gli uomini non di carne, ma di marmo. La linea circonda i colori, e costruisce le geometrie dei volumi fissandoli nel chiarore della luce.

Gli affreschi in San Francesco

Il capolavoro universalmente riconosciuto di Piero della Francesca è il grande ciclo di affreschi sulle pareti del coro della gotica Chiesa di San Francesco ad Arezzo, dove trattò le Storie della Croce. Gli episodi della fantasiosa narrazione sono distribuiti sulle 3 pareti in una sequenza solo apparentemente casuale e tutt’altro che semplicemente tessuta. La complessa organizzazione dei riquadri affrescati rivela una ricerca di simmetria non soltanto formale e geometrica, ma anche concettuale. Analizzando più in dettaglio alcune scene vediamo il gruppo dei 4 astanti raccolti attorno ad Adamo, morente; la vecchia Eva, appoggiandosi con la mano sinistra a un bastone, sorregge con la destra il capo del patriarca; la giovane di prospetto è incorniciata, alle spalle degli alberi; seth ascolta il padre, cosciente dell’importanza di ciò che Adamo sta dicendo. Nell’incontro della regina di Saba con Salomone: I borghesi che assistono alla scena sono organizzati in una composizione aulica. Gli scudieri si affrontano in un sicuro rapporto spaziale e in una alternanza chiastica dei colori: rosse sono le calze del primo e la veste dell’altro e grigie sono le calze dell’altro e il vestito del primo. Le donne infine hanno visi uguali. Geometrici, lunghi colli cilindrici e vesti a strascico. Nel sogno di Costantino Piero rappresenta il campo del futuro imperatore nella notte che precede la battaglia. Sullo sfondo vi è presente un cielo scuro sul quale predomina la tenda di Costantino che ha la forma di un cilindro sormontato da un cono. Il palo che sorregge la tenda mette in evidenza il centro del cerchio di base del cilindro. Nel letto, dormiente è Costantino vegliato da uno scudiero e da 2 sentinelle armate. In alto a sinistra l’angelo tiene tra le mani una piccola croce molto luminosa. La luce coincide con lo spazio i cui limiti sono, l’interno della tenda e le due sentinelle. Su tutto domina un alto silenzio e il senso dell’ incomunicabilità fra i personaggi: il sogno di Costantino si svolge senza la partecipazione dei presenti. Costantino avanza tenendo in mano la croce. Sull’altra riva, Massenzio e il suo esercito fuggono senza nemmeno combattere. Il cielo emana una luce cristallina e nel fiume sono riflessi gli alberi e le case.

Il dittico dei duchi di Montefeltro

Rafforzatesi i rapporti tra l’artista e il nuovo signore di Montefeltro, il duca Federico; di lui e sua moglie Piero dipinge i ritratti in un dittico che consiste di 2 facce. I duchi sono raffigurati di profilo. Federico aveva perduto l’occhio destro in un incidente di torneo ed era rimasto sfigurato in un lato del viso e del naso. Quella mostrata nel dipinto era quindi la parte “buona”. Il pallido viso di Battista, ha superfici levigate, esaltate dalla luce e, dalla ricca acconciatura. In Federico; il cappello cilindrico e la veste “girano” perché il loro colore rosso dimostra le diverse posizioni dei volumi entro lo spazio; il colletto evidenziato dalla sottile linea bianca della camicia accresce la certezza della curva. Piero raggiunge un alto livello di trasfigurazione pur non trascurando alcun elemento reale. Il gusto del particolare è una caratteristica dei pittori fiamminghi.

La Pala di Brera

La summa delle esperienze pierfrancescane è rappresentata dalla Pala di Brera. I santi e gli angeli si raggruppano a semicerchio intorno alla Madonna, mentre lo spazio antistante è reso cero dalla presenza di Federico. La scena si svolge in un ambiente architettonico che, per la perfetta rispondenza di tutte le parti tra di loro, possiamo immaginare a croce greca, con volte a botte cassetto nate e una probabile cupola al centro. Illuminato da una luce uniforme, evidenziato dalle linee prospettiche dell’architrave. Piero della Francesca è un pittore perché le sue opere esprimono il sentimento che ciascuno di noi prova di fronte all’assoluta perfezione matematica.

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