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Piero della Francesca, La flagellazione, 1450 ca, tempera su tavola


Il quadro, secondo la definizione di Leon Battista Alberti, è «una specie di finestra» attraverso la quale guardiamo lo spazio esterno, che ci appare ordinato e disposto secondo logiche spaziali di tipo geometrico-matematico. La flagellazione di Piero della Francesca può essere assunta come uno degli esempi più rappresentativi dell’applicazione dei nuovi principi della prospettiva ispirati da tre criteri fondamentali:
a) la tridimensionalità;
b) il ruolo fondamentale dell’architettura come strumento di “misurazione” e organizzazione degli spazi;
c) la centralità del punto di vista dell’osservatore.

Nonostante la scena della flagellazione costituisca l’episodio più importante per la sua rilevanza sacra, è decentrato e le figure sono più piccole. Viene sovvertita la logica gerarchica che dominava nella pittura medioevale secondo la quale la posizione e le dimensioni dei personaggi erano definite a seconda della loro importanza.
Le figure in primo piano, nonostante non siano protagoniste dell’evento evangelico (la flagellazione del Cristo) sono di dimensioni maggiori rispetto alle altre in virtù della maggiore vicinanza all’occhio dell’osservatore.
Tutte le linee convergono verso un punto di fuga posto sulla linea dell’orizzonte all’altezza dell’occhio di chi osserva: il centro è costituito da quest’ultimo e non dalla cosa che si osserva.

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