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La decorazione quattrocentesca della cappella sistina


La Cappella Sistina, costruita come cappella privata alfe l’interno dei Palazzi Vaticani e divenuta sede dei conclavi, nacque dalla ristrutturazione dell’antica Cappella Magna per volontà di papa Sisto IV (da cui prese il nome) Sistina fra il 1477 e il 1480. L’interno è a navata unica, con volta a botte ribassata retta da pennacchi alternati a lunette poste sopra le finestre monofore.
La prima campagna di decorazione a fresco delle pareti, eseguita tra il 1481 e il 1483 (restaurata nel 1999), venne affidata a pittori umbri e toscani, questi ultimi inviati da Lorenzo il Magnifico. I lavori, coordinati da Pietro Perugino, videro all’opera Sandro Botticelli, Domenico Ghirlandaio e Cosimo Rosselli (1439-1507), aiutati dalle rispettive botteghe e da alcuni più stretti collaboratori, fra i quali spiccavano Luca Signorelli e Piero di Cosimo (1461/62-1521).
La decorazione è divisa in tre registri sovrapposti: il primo, in basso, a finti drappi con emblemi di Sisto IV; il secondo al centro con Storie di Mosè e Storie di Cristo; il terzo in alto con i Primi trenta pontefici. Nel Cinquecento, la parete di fondo opposta all’ingresso fu rifatta da Michelangelo, che vi affrescò il celebre Giudizio universale. Le figure intere dei pontefici (due sono andate perdute, forse con Gesù e Mosè, per lasciare posto al Giudizio) sono disposte a coppie entro nicchie conchigliate tra le finestre. Il cielo stellato dipinto sulla volta fu distrutto nel 1508 quando papa Giulio II commissionò a Michelangelo le Storie della Genesi. A questo piano iconografico unitario non corrisponde omogeneità stilistica, in quanto gli affreschi vennero realizzati da artisti molto diversi: alle armonie, anche scenografiche e prospettiche, del Perugino si contrappongono le scene più drammatiche di Botticelli, che si differenziano dalla resa equilibrata di figure, spazi e architetture che caratterizza l’opera del maestro umbro. Con lo stile tradizionale del fiorentino Cosimo Rosselli o quello piacevolmente narrativo e ritrattistico del Ghirlandaio si confronta invece Signorelli, pittore della nuova generazione, caratterizzato da fantasia, forte dinamismo e plasticità. □ La celebrazione dell’autorità papale Le scene sono poste in corrispondenza simbolica, in modo da sottolineare sia la continuità fra l’antica alleanza del popolo ebraico con Dio e quella più recente attuata da Cristo con l’umanità, sia il passaggio dalla condizione sub lege (l’età dell’Antico Testamento sotto le leggi di Mosè) a quella sub grada (l'era cristiana che confida nella resurrezione). Oltre alla simbologia religiosa, però, vivi sono i richiami agli eventi del tempo e alle scelte politiche e dottrinali di Sisto IV: emblematico in questo senso è l’affrontamento sulle opposte pareti fra la Punizione di Core, Datan e Abiram, dipinta da Botticelli, e la Consegna delle chiavi a Pietro del Perugino. Nella Punizione di Core, Datan e Abiram 36 sono rappresentati i tre sacerdoti ebrei che negarono a Mosè e Aronne l’autorità civile e religiosa sul popolo eletto e che, per questo motivo, furono inghiottiti dalla terra. L’episodio, assai raro nella storia dell’arte, è un ammonimento allegorico per chiunque metta in discussione l’autorità papale e il suo potere di intervento nelle questioni temporali. Botticelli ambienta la composizione (il cui senso di lettura procede da destra) in un luogo fantastico che simboleggia Roma, magnificamente evocata dall’Arco di Costantino al centro. Mosè compare contemporaneamente tre volte (è l’uomo con la lunga barba bianca e la veste verde), in un’unità di tempo, luogo e azione che rende questa scena movimentata e piacevolmente narrativa.
Nella Consegna delle chiavi a Pietro, forse l’episodio più celebre del ciclo, Cristo consegna all’apostolo le chiavi del regno dei cieli, poste esattamente sull’asse mediano della composizione. Viene così ribadita l’investitura divina di Pietro, primo pontefice, come guida della chiesa e la sua conseguente, indiscutibile autorità. L’evento è ambientato in una vasta piazza, colta in prospettiva da un punto di vista sopraelevato e popolata da figure poste in primo piano lungo una direttrice orizzontale, parallela all’occhio dell’osservatore. La costruzione prospettica è sottolineata dagli intarsi della pavimentazione. I personaggi sono vestiti con panneggi eleganti e morbidi, le loro pose sono classicheggianti. In secondo piano sono sparse figurette più piccole colte in atteggiamenti vivaci e vengono raffigurati i due episodi evangelici del Tributo e della Tentata lapidazione di Cristo. Anche le architetture dello sfondo seguono un andamento analogamente orizzontale. L’edificio ottagonale, espressione dell’ideale rinascimentale del tempio a pianta centrale, simboleggia il Tempio di Gerusalemme, mentre i due archi di trionfo laterali rievocano il paganesimo.
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