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Jacques-Louis David

Parigi 1748 - Bruxelles 1825
Jaques-Louis David, pittore francese, introdusse lo stile neoclassico in Francia diventando il protagonista indiscusso del movimento dal periodo della rivoluzione alla caduta di Napoleone. David nacque a Parigi in una famiglia borghese molto agiata; studiò prima in Francia e poi all’Accademia di Francia a Roma; inoltre vinse il Prix de Rome nel 1775. Fu influenzato dall’arte classica, in particolare da Raffaello, e dalle teorie di Winckelmann, suo contemporaneo. Rientrato in Francia, partecipò attivamente alla rivoluzione del 1789, fu deputato della Convenzione Nazionale. In seguito sostenitore di Napoleone, nel 1804 fu nominato primo pittore dell’imperatore e descrisse anno per anno il suo regno; il quadro “’Incoronazione di Napoleone e Giuseppina” ne è l’epilogo. A seguito della disfatta di Napoleone, David fu esiliato a Bruxelles, dove restò fino alla sua morte. In quegli ultimi anni, ritornò a soggetti mitologici traendo ispirazione dal passato greco e latino, dipingendo con uno stile teatrale. David, lungo il corso della sua carriera, fu anche un ritrattista molto ricercato; i suoi ritratti mostrano una grande capacità tecnica e una profonda empatia con il personaggio. Celebra la figura dell’eroe. Attraverso le sue opere non si preoccupa dell’estetica, ma della morale etica: infatti, le sue opere sono sempre intrise di contenuto.

- Il Giuramento degli Orazi – Parigi, Museo del Louvre
Committente: la Corona
Tecnica: dipinto olio su tela
330x425cm
Soggetto storico
Opera emblematica del neoclassicismo, rappresenta una delle grandi svolte nella storia dell’arte. Il sobrio realismo, la rigorosa essenzialità, il tono eroico e virile dei protagonisti serviranno da modello a tutta la pittura posteriore.
Viene colto un momento cruciale: il momento in cui gli Orazi fanno il giuramento al padre e il padre concede loro le spade.
Fu commissionato dalla Corte Reale, ignara che il dipinto sarebbe diventato il simbolo dei valori della rivoluzione francese. David si trasferì a Roma per realizzarlo, poi il dipinto venne esposto al salone di Parigi nel 1785.
Unico punto di fuga che coincide con il braccio e la mano del padre, punto in cui convergono tutte le linee prospettiche. Alto contenuto morale. Soggetto tratto dalla tradizione della Roma monarchica, intende rappresentarne le virtù civiche cui bisogna tendere. Etica del sacrificio. Esaltazione dell’eroe. Corpi plastici. Colori vivaci. Sullo sfondo architettura classica: archi a tutto sesto con capitelli tuscanici.
- La morte di Marat 1793 – Bruxelles, Musèes des Beaux Arts
Committente: Convenzione
Tecnica: olio su tela
165x128
Il dipinto commemora il rivoluzionario giacobino assassinato da Charlotte de Croday. Il momento rappresentato è quello successivo all’omicidio, quando il dramma si è ormai consumato. L’opera corrisponde ad un elogio funebre che esalta la virtù della vittima. Non compaiono tutti quegli elementi che nella realtà caratterizzavano il luogo del delitto e che avrebbero fatto apparire la morte di Marat troppo simile a quella di un uomo comune. La scena è essenziale e sottolinea la virtuosa povertà di Marat. L’artista paragona il rivoluzionario a Cristo deposto dalla croce, rifacendosi a precedenti illustri di Caravaggio e Raffaello, per elevare Marat al di sopra degli altri uomini. Il calamaio e la penna d’oca sulla cassetta, la penna stretta in mano e il coltello a terra sono come gli strumenti della Passione. Al calore della partecipazione emotiva dell’autore, fanno da contrasto i colori freddi e l’essenzialità.
- Le Sabine 1794-1799 – Parigi, museo del Louvre
L’evento narrato è quello del ratto delle Sabine, durante il quale il popolo dei Sabini, guidati da Tazio, cerca di riprendersi le donne e i bambini che i Romani, guidati da Romolo, avevano rapito per popolare Roma. In particolare, viene colto il momento in cui a seguito dell’intervento di Ersilia e delle altre donne sabine, la battaglia si arresta preludendo alla pacificazione. Vengono esaltati l’amore fraterno, coniugale e paterno. Il messaggio che David vuole comunicare è quello di abbandonare ogni desiderio di vendetta per arrivare alla pace nazionale. Viene ripreso il nudo eroico dalla classicità, con Tazio e Romolo. Ersilia invece è raffigurata al centro del dipinto con gambe e braccia divaricate. La composizione geometrica è quello che qualifica il dipinto: tutti i personaggi sono collocati nella metà inferiore del dipinto, diviso a metà dalle braccia della donna vestita di rosso; la posizione inclinata di Tazio e Romolo crea dei triangoli con le braccia e le gambe di Ersilia, in modo che il momento sia congelato in primo piano.

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