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Jacques-Louis David


Pittore neoclassico per eccellenza, vince il Grand Prix, una borsa di studio di 5 anni pagata dall’accademia francese che garantiva la possibilità di studiare da vicino, a Roma, i capolavori dell’arte classica. Tramite l’esperienza romana David si forma: si reca per vari musei italiani, ricopia le architetture e i ruderi, ama Raffaello Michelangelo e Caravaggio, i quali fungeranno da punto di riferimento per la realizzazione della figura maschile nella sua plasticità e perfezione nelle opere di David.
Nella pittura di questo artista è forte la componente dell’esaltazione civile o la virtù di un personaggio. Egli rappresenterà sempre il momento pregnante, quel momento che aiuta a comprendere la storia al meglio: non è sempre il momento topico ed emozionante, come nel barocco dove il coinvolgimento emotivo era il più forte possibile, data la moderazione dovuta a quiete e razionalità, che si evince dall’ordinata costruzione del quadro. Generalmente si rappresenta o il momento successivo, o quello precedente.

Il giuramento degli Orazi


Richiesta a David dal re, opera filomonarchica, è simbolo del neoclassicismo e viene rappresentato a Roma per poi esser trasportato a Roma. Ciò che si vuole fare è riportare ad una voglia di rivalsa da parte della Francia verso le altre nazioni, così come avveniva tra Orazi e Curiazi in periodo monarchico. Roma voleva vincere su Alba longa, schiacciando le potenze circostanti per imporre la sua supremazia.
È il momento precedente all’avvio della battaglia: il padre degli Orazi consegna le spade, alzando la mano in segno quasi di benedizione, i 3 fratelli Orazi, quasi un tutt’uno, allineati a manifestare un unico potere, salutano il padre e partono per la battaglia. A destra c’è l’elemento più emotivo del quadro, che si discosta dalla parte centrale e opposta: ci sono delle figure femminili che smorzano la scena sia a livello di linee che di colori. Tutto è scelto in modo estremamente razionale nella costruzione, non c’è movimento eccessivo, né un’enfasi particolare. È ambientata in una domus romana, lo sfondo è tripartito: ci sono tre arcate, che fanno da cornice alle figure. A sinistra l’arcata per i fratelli, al centro quella per il padre, a destra per le donne: è una razionalizzazione degli spazi notevole. Le linee sono rigide, per quanto concerne le figure maschili, per dare idea di rigore, forza e possanza, mentre le donne sono quasi inserite in un semicerchio, che addolcisce l’immagine.
Le gambe divaricate, inoltre, danno l’idea di essere solidamente piantate a terra, sostengono un’idea di forza e sicurezza.
Ciò che addolcisce ulteriormente le situazioni del quadro sono i colori: le donne hanno color tenui, per amplificare un’emozione comunque molto composta, e dei colori molto forti e incisivi per la parte maschile. I tre color principali sono bianchi, rossi e blu, per esaltare la Francia: forme, linee, colore e forme rientrano in un progetto studiato e razionale.
L’unica tra le donne, in cui c’è una madre, una moglie e una bambina, c’è la sorella Camilla che manifesta una disperazione più emotiva, forse più coinvolta perché non è solo sorella ma anche fidanzata con uno dei Curiazi: è consapevole che o perderà i fratelli, o il fidanzato (alla fine muore lui).

Marat Assassinato 1793 (La morte di Marat)


Realizzata in due versioni, a Bruxelles, dove finirà i suoi giorni, il quadro è filo rivoluzionario. Marat era uno dei protagonisti della rivoluzione francese, amico di David, che lo ha considerato quasi come un eroe. Vedeva in lui una persona importante, un modello da emulare: era medico e politico, David ne vuole rappresentare il carattere, una persona che si dava per il bene del suo paese e del suo popolo.
David rappresenta come momento pregnante l’istante successivo alla morte di Marat, avvenuta nella sorta di vasca da bagno della sua casa. Il corpo è coperto con teli bianchi, perché vi stava molto tempo per problemi di salute, in cui riceveva le persone. È qua che entra improvvisamente una donna, una girondina, Charlotte Corday, ragazza della fazione opposta ai giacobini. Era con la scusa di chiedere una supplica, una lettera in cui si chiede una cortesia, un favore, a Marat. Così, una volta entrata, lo pugnala a morte: questo è ciò che David racconta, il sacrificio di Marat per la Francia, e soprattutto il modo subdolo con cui viene ucciso dalla fazione opposta, tramutandolo come un eroe, quasi divinizzato. Alcuni elementi del quadro lo innalzano a divinità. Il volto è molto realistico, dato che l’autore aveva fatto uno schizzo di ritratto di Marat, comunque una volta morto Marat era stato chiamato per realizzare un disegno per a cronaca.
Le pareti non sono così spoglie come David ce le racconta: c’erano mensole, libri e una cartina geografica, ma David lo toglie perché poteva distrarre dalla figura principale, viene tutto depurato tranne un pulviscolo dorato con riferimento quasi teofanico, quasi per illuminare il personaggio come se fosse una divinità per popolo e nazione.
La postura è suggerita da altre opere italiane: il trasporto di cristo morto e la deposizione nel sepolcro. È la figura di cristo che si riprende, paragonando il sacrificio del figlio di dio al sacrificio del rivoluzionario Marat.
David elimina Charlotte Corday completamente: personaggio per lui negativo e da dimenticare, avrebbe discosto in più lo sguardo dalla figura del protagonista, per lui non ha un’importanza tale da dover essere ricordata. Unici elementi che riportano a lei e all’uccisione sono il nome sulla lettera, le gocce di sangue che sporcano anche la lettera e il coltello.
Il contesto è semplificato e impoverito, l’arredamento è ai minimi termini, sempre con l’obbiettivo di esaltare la figura.

Confronto con l’assassinio di Marat di Paul Baudry


Lo stesso tema, raccontato in periodi diversi da autori diversi, viene esposto in modo molto diverso. La figura divinizzata di Marat cambia: i rivoluzionari del 1860 non sono visti come elementi o politici positive per la Francia, ma sono condannati per aver portato la Francia a conseguenze estreme.
Qui, dopo il romanticismo, in pieno realismo, il racconto non è idealizzato ma è più vicino alla realtà. Si re inserisce la figura di Charlotte Corday, che quasi sembra essere la protagonista, al posto di Marat, in secondo piano. La stanza è più realistica: c’è la cartina della Francia, la boiserie (ricoprire di legno la parte anteriore della parete), la mensola con i libri, tutto ciò che era nella stanza figura nel quadro)

L’assassinio di Marat di Weerts


Di Marat c’è quasi nulla, è il popolo protagonista, c’è più emotività, quasi romantico, e ancora più realismo. A livello artistico siamo nel post-impressionismo, ma è una corrente comunque molto realistica. Charlotte ha appena ucciso Marat, ma entrano a fare da contorno altri personaggi.
Bonaparte che valica il gran san Bernardo 1800
Ne realizza tre versioni, l’ultima è filo napoleonica. Napoleone, al trono della Francia, diventa imperatore e chiama David come pittore di corte. Egli è costretto a seguire le direttive della committenza, non è più la sua esperienza che mette in gioco e che lo convince a realizzare opere in un certo modo, ma sono le esigenze del committente a cui deve sottostare.
Napoleone è rappresentato, su richiesta, come il miglior condottiero di tutti i tempi, modificando la verità: è più alto nel quadro, e cavalca un meraviglioso cavallo, mentre in realtà aveva cavalcato un mulo poiché l’unico animale che poteva effettivamente reggere la fatica; inoltre era bardato per il freddo. Napoleone richiede modifiche sostanziali, sulla cavalcatura, sull’abito, molto più elegante, e l’altezza, che non è di 1,62 come nella realtà ma sembra quasi alto come il cavallo. Inoltre, fa incidere su una pietra il suo nome con quelli di altri due grandi condottieri, Annibale e Carlo Magno.
Dopo l’esperienza napoleonica, non sarà più richiesto e David sarà abbandonato e dimenticato.
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