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Leonardo Da Vinci

La personalità di Leonardo è una delle più complesse della storia dell’arte. E in effetti Leonardo con la sua infinita varietà di interessi, si presta ad apparire assolutamente straordinario: è pittore, scultore, architetto, orafo, musico, scienziato e inventore. L’importanza degli studi leonardeschi non è tanto nella vastità quanto nel capovolgimento totale del metodo. Leonardo sottopone tutto a verifica. Ha inizio con lui quel metodo sperimentale che sarà la base della “scienza nuova” galileiana e per il quale soltanto dall’esperienza si può giungere a stabilire le leggi immutabili. Il paese natale poteva offrire poco alla formazione culturale di Leonardo. Nel 1469, trasferitosi con il padre a Firenze, Leonardo diviene allievo nella bottega del Verrocchio, frequentata dai giovani Perugino e Botticelli. Leonardo cresce artisticamente in un ambiente ove si insegna a concepire la figura umana, inserita nello spazio. Probabilmente il primo saggio che possediamo di lui è un celebre disegno datato 1473, rappresentante un paesaggio con una roccia a destra, un castello a sinistra e una pianura sul fondo. Leonardo usa la linea in modo del tutto diverso dalla tradizione fiorentina; per Leonardo la linea serve ad accennare, ad evocare, a suggerire la presenza delle cose, non a descriverle. La raffigurazione appare leggermente offuscata perché riproduce la nostra percezione visiva che non può mettere a fuoco gli oggetti lontani. Dipinto in età giovanile è anche il Ritratto di dama, nel quale sono visibili elementi che Leonardo svilupperà nei particolari.

L’annunciazione

Intorno al 1475 dipinse l’Annunciazione degli Uffizi. La città portuale ai piedi del primo colle a destra è leonardesca. Sebbene l’opera presenti elementi propri della tradizione pittorica fiorentina; la sua concezione è del tutto nuova, a cominciare dall’idea dell’ambientazione in un giardino fiorito, invece che nell’intimità della camera verginale. Qui si limita a collocare la Madonna in un angolo dell’edificio che è alle sue spalle. Il significato è chiaro: il miracolo della concezione divina ad opera dello Spirito Santo, diviene un fato che trascende lei per investire l’umanità. La scena si svolge davanti a una villa toscana del tardo Quattrocento: una costruzione aperta verso l’esterno. Il prato è ricco di piante e fiori: per la prima volta le ali dell’angelo sono “battenti” come quelle degli uccelli che Leonardo indaga mentre progetta il volo umano: l’angelo è appena giunto e pronuncia le parole divine. La luce non è piena, è invece attenuata così da ammorbidire i tratti. La prospettiva della zona anteriore del dipinto è quella tradizionale fiorentina, ma al di là del muretto la profondità spaziale è resa mediante il digradare dei colori. Si tratta di un esempio della prospettiva cromatica scoperta da Leonardo. Ciò determina del dipinto anche una luminescenza diffusa dal fondo e, di conseguenza, un “controluce” che avvolge le immagini. La tavola preannuncia quindi un modo nuovo di intendere la pittura.

L’Adorazione dei Magi

Nel 1481 Leonardo riceve l’incarico di dipingere un’Adorazione dei Magi che resterà incompiuta e non sarà mai consegnata. La forma quadrata della tavola permette a Leonardo di organizzare la composizione in superficie e in profondità, secondo le direttrici, il cui punto d’incontro cade nella testa della Madonna che costituisce il vertice di una piramide alla quale essa da un movimento rotatorio orientandosi leggermente con le gambe verso sinistra e volgendosi come il bambino verso destra. In secondo piano, volte crollate e gradinate simili a quelle di un antico teatro simboleggiano il declino del mondo pagano per l’avvento del cristianesimo. Leonardo ha disegnato per poi colorire; ma il disegno, linea di confine che isola e definisce non ci conduce alla sua poetica,; concludere l’opera dal punto di vista formale avrebbe significato perderne il tratto evocativo e allusivo caro all’artista.

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