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Adorazione dei Magi


È una delle opere incomplete di Leonardo e rappresenta la natività. Anche in questo caso, nonostante l’opera non sia stata completata, l’analisi compositiva e iconografica consente di fare delle considerazioni rispetto alla ricerca compiuta da Leonardo sia in termini di rinnovamento iconografico sia in termini di interpretazione della storia.
La tavola ha forma quadrata e al centro c’è la vergine, a cui ruotano attorno una serie di personaggi che assistono all’evento, la nascita del Cristo. Sullo sfondo ci sono due cavalieri che stanno combattendo alle rovine di un tempio, che forse alludono alla caduta del tempio di Gerusalemme. Ci sono poi due alberi, la palma e l’alloro, che rappresentano la gloria e il martirio. Quello che però è singolare in quest’opera è la scelta di modificare una rappresentazione che si era consolidata negli anni, quella della natività. Essa, soprattutto nel 1400, prevedeva la rappresentazione della grotta, del Cristo tra Giuseppe e Maria, l’asino e il bue … qua invece Leonardo centralizza unicamente le figure della vergine e del Cristo come elementi cardine di un universo che ruota attorno all’evento. È quindi la storia la vera protagonista dell’opera, la storia che determina un passaggio, uno spartiacque fondamentale per la storia dell’uomo, nel momento in cui nasce il Cristo e ha inizio l’era cristiana. La volontà di porre al centro e di descrivere attraverso una mimica facciale e una gestualità molto evidente tutti i soggetti che vengono descritti e assistono all’evento miracoloso, sono una testimonianza del mondo che viene a conoscenza dell’evento miracoloso e straordinario della nascita del Cristo. I volti hanno un carattere molto espressivo e sono vissuti e hanno un carattere anche drammatico e scenografico, per sottolineare la portata dell’evento.
È quindi completamente diversa da altre opere ad essa contemporanee, come la natività del Botticelli.
Essa è un’opera che si definisce cortese, perché in essa compariva, come era usanza, nel corte dei magi, il volto del mecenate che aveva commissionato l’opera (qua i Medici). Era un modo per rendere omaggio al principe.
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