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La vita


È stato il più grande sculture della corrente neoclassica, mentre David fu il più grande pittore della stessa corrente. Egli si affida quasi completamente alle teorie di Winckelmann, che conosce personalmente a Roma, dove si reca molto giovane. Canova riporta alla luce lo splendore dell’arte classica: le sue sculture riprendono le emozioni e sentimenti dell’arte classica. Nelle sue opere ci sono nuove sensazioni, non c’è solo una rappresentazione di una bellezza canonica, fredda o rigida, tipicamente greca, ma sono rappresentazioni che hanno un certo pathos. È uno sculture neoclassico che sembra quasi aprire le poete al romanticismo. C’è una semplicità tipico di Winckelmann, misto alla novità emozionali introdotta dal Canova stesso. L’autore neoclassico si interessa alle opere di Michelangelo e di Bernini, trae emozioni e ispirazioni da quelli che lui considera i più grandi della storia dell’arte: non apprende solo la bravura quasi plastica nel rendere e lavorare la materia, ma rende anche un’emozione che, pur in minoranza rispetto all’estasi barocca, rende comunque in maniera forte il sentimento presentato nell’opera.
Dopo aver lavorato e studiato in Veneto, dove nasce, si trasferisce poi a Roma, dove apre uno studio-scuola. Si attornia di molti artisti, seguendoli con affetto: è un uomo che molto si è dato agli altri e all’arte, fu maestro e punto di riferimento, oltre che mecenate per alcuni artisti, introdotti con il suo aiuto nel mondo dell’arte, cosa che poteva fare per i molti committenti che aveva. Aveva creato una sorta di catena di montaggio: nel suo studio abbozzava le sue opere dopo averle disegnate, le passava poi ai suoi allievi che proseguivano il lavoro sotto sue disposizioni, per poi prendere l’opera alla fine e lavorare sui dei dettagli oltre che, sul marmo, con una cera colorata, dava un colore rosato, rendendo vivide le carni rappresentate.
Aveva avuto lo stesso ruolo di Raffaello nel 500; inoltre, gli si affida il compito di riportare in patria le opere sottratte da Napoleone. Muore nel 1822 e viene sepolto a Possano in un sepolcro notevole, a metà tra un tempio e un pantheon, per l’interno circolare, che fa realizzare su richiesta.

Teseo sul Minotauro


È una delle sue opere giovanili, realizzate quando si sposta a Roma. Il committente è il veneto ambasciatore Zulian, che ha conosciuto a Venezia le sue capacità (Come accade con Michelangelo).
È una rappresentazione del mito di Teseo, aiutato da Arianna nell’omicidio del Minotauro.
La rappresentazione è realistica, ed è neoclassica: lo è poiché Teseo è rappresentato dopo il momento topico, viene messa in luce la figura dell’eroe, momento pregnante in cui si comprende ciò che è avvenuto, la capacità e la potenza, come se fosse una statua simbolica. Qua si trova l’espressione neoclassica.
Antoine Louis rappresenterà la stessa tematica ma in modo differente: dopo il neoclassicismo, arriva il romanticismo e si aprono le porte al realismo. C’è enfasi, una forte emozione, c’è pathos e si presenta il moneto della lotta, l’apice della scena, è il momento topico.

Amore e Psiche che si abbracciano


Al Louvre, si tratta del momento in cui si risveglia Psiche, ma non si presenta il momento topico del bacio, invece si raffigura il momento precedente alla passione. Il sentimento è delicato, quello del risveglio, basato sull’avvicinamento corporeo, ma non c’è il trasporto emotivo erotico che sorge tra due amanti nel contatto. Tutto è studiato nei minimi dettagli: le ali sembrano delle piume, si lavora il marmo con una tale leggerezza da superare il Bernini, crea delle piume leggere e alte.
La costruzione della scultura è quasi romantica, ma lo studio statico preciso rimanda al neoclassicismo: si tratta del chiasmo policleteo, di tipo classico, dove il chiasmo deriva dalla lettera greca X, una soluzione ad X. Nel doriforo e nel chiasmo policleteo indica la corrispondenza tra il movimento degli arti: il braccio destro in movimento e la gamba sinistra ferma, e viceversa, per dare grazia, equilibrio e staticità alla statua.
La soluzione è un chiasmo in cui la staticità è data dalla perfetta costruzione dei corpi che riescono a mantenere in alto le ali. C’è un cerchio che idealmente unisce gli amanti e lei, con le braccia, costruisce un cuore.
Tutti i particolari sono realizzati in modo estremamente sapiente: Canova non realizzava statue con possibili visioni a 360 gradi, ma ogni parte era dettagliata e ogni elemento, pur piccolo, serviva nel racconto della storia.
Tutto lucidato con la cera rosa, usata per dare colorito.
Importante nelle sue opere è l’utilizzo della luce esterna: anche in questo caso, realizza le opere già sapendo dove dovevano essere ubicate. Al Louvre, il curatore delle stanze della scultura di canova ha preso spunto dalla collocazione originaria, rispettando i punti luce che dovevano colpire la statua, così da presentare l’opera al suo apice di bellezza. È una lice che doveva illuminare i profili dei volti, enfatizzandoli.
Le tre grazie
Parte dell’iconografia classica, le raffigura anche la Primavera di Botticelli, sempre devono essere poste frontali.
Thorvaldsen.

Canova


Le tre grazie vengono rappresentate rispettando i dettami di Winckelmann, senza aggiungere emozione, nulla traspare, c’è un accenno all’approccio fisico dalle mani che toccano il mento, non c’è coinvolgimento.
Il coinvolgimento è più forte, emotivamente traspare il sentimento.
Si sente il distacco dell’opera scultorea che manda all’arte classica Presenta quasi le grazie come tre amiche che sono coinvolte nel loro incontro, sembra un quadretto moderno.
Non si sfruttano pieni e vuoti: i vuoti sono riempiti da un’anfora su cui poggiano le vesti, e un cupido. Non serve ai fini della storia, è un espediente che serve per colmare le lacune Pieni e vuoti si sfruttano appieno: i corpi si toccano, non ci sono spazi vuoti di grandi dimensioni. Utilizza il panneggio come elemento di congiunzione ed unione delle tre ragazze, senza appoggiarli per terra semplicemente.

Il monumento funebre a Maria Cristina d’Austria


Realizza l’opera in circa 7 anni; una dei numerosi figli di Maria Teresa D’Austria, il monumento si trova a Vienna nella chiesa degli agostiniani, vicino al palazzo imperiale.
Ciò che si vede di particolare è un distaccamento dai classici monumenti funebri: non c’è un sepolcro o arca in bella vista, in cui si sistemava il defunto con apparati scultorei attorno. È un sepolcro che dietro di sé ha come significato il passaggio dalla vita alla morte tramite l’apertura scura e buia, collocata in mezzo a una semplice piramide di fasce di marmo, che riprende la cultura preclassica egizia, ma ripresa dai romani, della piramide Cestia a Roma, un mausoleo romano.
Canova ci dice che non c’è età per la morte, chiunque in qualunque momento può morire.
C’è un medaglione con Maria Cristina rappresentata di profilo all’italiana (Piero della Francesca) che, a differenza di quello fiammingo a ¾ (Leonardo e Antonello), mette in luce solo i lineamenti del volto senza espressività. Esso sostituisce il sepolcro vero e proprio, viene realizzato un monumento funebre che ha qualcosa di unico nella ripresa dell’antico. Sarà molto imitato nell’800, tenendo conto che il neoclassicismo è uno di quegli stili che rimarranno fino al 900, anche se non per la pittura.
La tomba è stata voluta dal marito della donna, che la amava e la considerava una delle donne europee più forti: come elemento simbolico si rappresenta il genio della morte poggiato sul leone simbolo di fortezza.
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