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IL GIUDIZIO UNIVERSALE

Paolo III richiama nuovamente Michelangelo a Roma per fargli sistemare la parete in fondo all’altare della Cappella Sistina, in quanto le altre tre pareti erano già state decorate da artisti altrettanto rinomati, come Botticelli, il Perugino, ma grazie alla sua grande fama Michelangelo realizza il giudizio universale. Il tema del giudizio universale così come narrato dalla Bibbia è l’attesa della seconda venuta di Cristo sulla terra per il giudizio di tutta l’umanità e la conclusione di tutta la storia umana: è quindi questa un’occasione per Michelangelo di completare il discorso che aveva iniziato anni addietro con la volta della stessa cappella. Il fondo generale dell’affresco è di un blu violetto che da all’intera opera un tono cupo: al centro della composizione trova posto Cristo giudice, circondato da un alone di luce e affiancato dalla Madonna: sono questi i due personaggi chiave dell’intera religiosità di Michelangelo.

L’iconografia tradizionale di tale rappresentazione, in uso durante tutto il corso del Medioevo e usata ancora oggi, prevede Cristo al centro con a destra i beati e a sinistra i peccatori ( si ricorda che la sinistra è la via del male e della perdizione ); Michelangelo invece stravolge tale concezione in quanto sintomo del peccato diventa non più la posizione a destra o a sinistra di Cristo bensì il peso e la leggerezza: le anime di coloro che hanno vissuto nel peccato sono pesanti per il peso dei peccati accumulati mentre le anime dei puri sono leggere.
Vi è anche la rappresentazione di molti personaggi danteschi che fanno comprendere la conoscenza di tale opera da parte di Michelangelo, come Caronte, il traghettatore delle anime dannate verso l’inferno e Minosse. Caratteristici dell’opera sono il movimento ascensionale delle anime attivato da Cristo con il movimento delle sue braccia, simile a quello di un'elica che forma un vortice grazie al quale i beati possono salire, ma anche il fatto che tutti i personaggi ad eccezione della Madonna, pura e di Cristo, senza peccato, sono nudi, a simboleggiare la nudità dell’umanità di fronte a Dio, che conosce tutti i peccati commessi che non possono essergli tenuti nascosti.
Non appena l’opera venne completata essa fu subito soggetta a forti apprezzamenti, ma anche ad energiche critiche: erano, infatti, gli anni del Concilio di Trento, un tentativo abortito di riappacificare la Chiesa cattolica e protestante, e la Chiesa cerca di tornare ad un'ortodossia rigorosa e a un'interpretazione classica delle Sacre Scritture soprattutto nelle opere che dovevano essere collocate nelle chiese: molti quindi non tolleravano la nudità in un chiesa. Quando però Michelangelo era ancora in vita nessuno osò modificare tale opera, ma nel 1564, un anno dopo la morte dell’artista, Daniele da Volterra, un pittore altrimenti rimasto quasi sconosciuto, fu incarico di coprire la nudità delle figure con drappi, svolazzi, addirittura foglie: per questo venne soprannominato il braghettone. Molto particolare è la rappresentazione di Cristo, imponente e grazioso e che suscita quasi timore, mitigato dalla dolcezza di Maria, ma anche quella dei santi che si possono quasi sempre riconoscere per un elemento legato alla sua vita o al martirio: nel caso di San Bartolomeo, rappresentato inizialmente nudo, ma poi coperto con uno svolazzo, tale elemento è la pelle svuotata, in quanto egli è stato spellato vivo; ancora più particolare è tale figura poiché la faccia della pelle svuotata è un autoritratto di Michelangelo, che si colloca quindi tra i beati.

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