Video appunto: Botticelli, Sandro - La Calunnia
Il tema di questa tempera sui tavola, realizzata verso il 1495, è ripreso da una descrizione di Luciano e da un passo tratto dal De pictura di Leon Battista Alberti, a proposito della calunnia di Apelle. L’opera viene dipinto negli anni in cui Botticelli era completamente conquistato dalle parole di Savonarola sul giudizio divino e sulla necessità di pentirsi, per cui si può affermare che La Calunnia costituisce lo spartiacque fra il primo ed il secondo periodo stilistico di Botticelli.
Il suo stile cambia notevolmente perché si concentra su di un forte plasticismo, su di un chiaro scuro più forte e su una grande drammaticità e teatralità dei personaggi.

La storia della calunnia di Apelle



Ad Apelle fu lanciata dal rivale Antifilo, invidioso della stima che egli godeva presso il re Tolomeo e geloso della sua arte, accusandolo di aver collaborato con Teodoto alla cospirazione di Tiro e ai danni dello stesso re Tolomeo.
Tolomeo, prestò orecchie solo all’accusatore, senza procedere ad un’indagine approfondita dei i fatti e, indignato, condannò Apelle come se fosse un traditore. Il pittore finì in prigione in attesa della decapitazione: fu salvato grazie un compagno di prigionia che, davanti al re, rese noto l’inganno di Teodoto.
Il dipinto viene ideato da Botticelli all’indomani della cacciata dei Medici, in un clima in cui erano frequenti le delazioni e le denuncie nei confronti di coloro che avevano sostenuto la casata caduta in disgrazia. Per questo motivo, l’opera ha anche un notevole valore di documentazione storica.
Descrizione e valore simbolico
In uno spazio prospettico molto calcolato, decorato da pilastri decorati con statue ai stile e da bassorilievi dorati, l’Innocente viene trascinato dalla Calunnia al cospetto del re Mida. Con l’altra mano, la Calunnia tiene una fiaccola che non fa alcuna luce perché è il simbolo della finta conoscenza che non serve a nulla. L’Insidia e la Frode abbelliscono la Calunnia, acconciandole i capelli con fiori, mentre il re Mida viene consigliato, sussurrandogli nell’orecchio, dal Sospetto e dall’Ignoranza A fare da tramite fra i due gruppi, abbiamo il Livore (vestito di scuro con un cappuccio) che tiene per mano la Calunnia e che, con un gesto perentorio, chiede udienza al re Mida, riconoscibile dalle orecchie d’asino.; alle spalle del gruppo, vestita di nero, Botticelli ha collocato la Penitenza o il Rimorso , dall’aspetto mesto di donna anziana , che sta osservando la nuda Verità (o Nuda Veritas come dicevano i classici). Quest’ultima ha un braccio rivolto verso il cielo come se volesse dire che spetta al cielo ristabilire la giustizia.

Lo sfondo



Lo sfondo è costituito da un loggiato articolato in pilastri che sostengono degli archi a tutto sesto er l’insieme è arricchito dalla presenza di nicchia in cui sono collocate statue che rappresentano personaggi della Bibbia e della mitologia classica. Inserendo personaggi classici accanto a figure della tradizione cristiana, Botticelli si ricollega al pensiero dell’ Accademia Neoplatonica di Marsilio Ficino, molto attiva nella Firenze del tempo. Al di là della loggia, abbiamo un paesaggio senza connotati: solo un cielo sereno e senza nuvole.
L’insieme della scena è dominato da un grande movimento e da un’agitazione concitata; fa eccezione la Verità immobile perché non ha nulla da temere.

Il messaggio



Il messaggio che Botticelli vuole trasmettere è chiaro: nel mondo classico non esiste la certezza della giustizia per cui tutte le certezze su cui si fondava l’umanesimo crollano. La mancanza di fiducia è da ricollegare alle predica del Savonarola che proprio in quegli stava rivoluzionando Firenze e che fra gli adepti aveva anche Botticelli stesso. Si può pertanto, affermare che il dipinto rappresenta la profonda crisi interiore che stava interessando l’artista in quegli anni, cambiando perfino il suo stile e le tematiche dei suoi dipinti.
A tutt’oggi rimane senza risposta un interrogativo: in chi si identifica il calunniato? Alcuni studiosi pensano che si tratti di Botticelli stesso perché era stato sempre vicino alla famiglia dei Medici; Altri sono, invece, del parere che si tratti del suo amico Antonio Segni, con riferimenti a fatti privati di cui non ci è pervenuta alcuna testimonianza