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Sandro Botticelli, La Primavera

La Primavera fu commissionata da Lorenzo di Pierfrancesco de Medici, cugino del Magnifico, forse in occasione del suo matrimonio celebrato nel 1483, e fu posta nella villa di Castello.
Vasari ha descritto per primo l’opera come rappresentazione di “Venere, che le Grazie fioriscono, dinotando la Primavera”.
Questa lettura ha condizionato le successive, fino all’identificazione ottocentesca del soggetto con una “allegoria della Primavera”.
Secondo un’ipotesi per molto tempo condivisa, l’opera rappresenterebbe il passaggio dall’amore terreno all’amore spirituale e contemplativo, attraverso la mediazione di Venere: è la Venere Humanitas, cara al pensiero neoplatonico, espressione dell’amore controllato dall’intelletto e opposto dall’istinto passionale.
Il giardino in cui questo processo si compie è governato dall’equilibrio, dalla modulazione armonica che assorbe ogni contrasto, come testimonia la soffusa luminosità. L’iconografia della Venere pagana viene dunque recuperata in quanto figura di mediazione tra Terra e Cielo, e in quanto garante del primato della virtus razionale; essa infatti, guida l’uomo nel giusto percorso di purificazione e di conoscenza. Qualunque sia l’esatta lettura del dipinto, esso mostra l’ideale di un mondo perfetto, in cui le forme visibili sono solo apparenze simboliche dell’armonia universale.

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