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Beato Angelico, una nuova concezione della luce

Si fa risalire alla tavole dell’Annunciazione del Prado l’avvio della “poetica della luce” che Beato Angelico approfondirà negli anni successivi. La luce che accompagna l’annuncio dell’angelo è divina e si manifesta sotto forma di raggio dorato emanato da Dio; tuttavia essa modella ogni cosa, divenendo espressione visibile del trascendente.
La luce simbolica dell’estetica medievale si trasforma in luce naturale, che dà volume alle superfici in base alla loro posizione rispetto alla fonte.
La resa del fenomeno luminoso però è coerente alla dottrina di San Tommaso, che vedeva in esso un’emanazione divina e il tramite principale per la rivelazione della bellezza del creato. La sua intensità è rivelata dalla maggiore o minore brillantezza dei colori, che, dunque, esprimono il grado di sacralità e di partecipazione spirituale degli oggetti rappresentati.

La luce dei quadri dell’Angelico è diafana, esalta i colori e scandisce la nitida geometria dello spazio attraverso sottili passaggi chiaroscurali.
E’ una luce unificante, che immerge le cose del mondo in un’atmosfera pacata. Il realismo con cui Masaccio interpreta la storia sacra si trasforma in pira contemplazione in meditazione sul mondo naturale inteso come espressione del trascendente.

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