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Tiziano: gli anni della maturità e della tarda attività, Tintoretto e Paolo Veronese


Tiziano 1490- 1576? “Venere di Urbino” (1538) sensuale naturalismo si colgono i primi segni di un nuovo orientamento , di un adeguamento al mutare del clima culturale. Nel frattempo Tiziano ha conosciuto Pietro Aretino che diviene il grande propugnatore della sua arte presso le corti italiane ed europee.
Stimolando gli interessi per la cultura figurativa centro-italiana già introdotti a Venezia grazie a Sansovino, Serlio, Vasari e Francesco Salviati che all'inizio degli anni 40 del 500 accentuano le inclinazioni romanizzanti in un consistente gruppo di artisti veneziani.
La ricerca di scorci inconsueti e audaci torsioni delle figure contagia anche Tiziano che nelle storie bibliche dipinte dipinte per la chiesa di Santo Stefano in Isola cerca di conciliare il plasticismo delle pose artificiose con i le ricerche cromatiche e luministiche destinate a riprendere il sopravvento sulle componenti plastico- figurative. La cosi detta svolta manieristica o crisi dell'artista costituisce un momento del continuo processo di arricchimento del linguaggio figurativo.
Esempio che traduce la sua maturità figurativa = “Danae” quando Tiziano trascorse molti mesi a Roma. Poi si mette in viaggio per raggiungere Augusta dove Carlo V lo convoca e ne dipinge i ritratti dell'imperatore.
L'artista raggiunge il culmine nell'ultimo decennio nelle mitologie come “Marsia Scorticato” scheda 12 unendosi a quella disfatta pittorica e incandescente a larghe masse cromatiche che caratterizzano la sua ultima attività. Oltre alle mitologie ritratti come quello dell'antiquario Jacopo Strada o l'incoronazione di Spine di Monaco e Tarquinio e Lucrezia di Bordeaux tutte opere nelle quali le forme sembrano consumarsi quasi incandescenti nell'atmosfera.

Tintoretto


Tintoretto – Jacopo Robusti è di una generazione più giovane del Tiziano ma naturalmente la sua formazione include la conoscenza della tradizione locale incarnata da Tiziano ma comprende anche lo studio delle sculture di Michelangelo Sansovino e degli antichi discostandosi dalle consuetudini della pittura veneta poco incline all'esercizio grafico ritenuto importante a Firenze e a Roma. Tintoretto acquisisce un forte senso plastico- monumentale che lega la sua propensione luministica di intonazione drammatica e un accentuato interesse per effetti teatrali.
grande successo con “ il miracolo di San Marco” la sua raffigurazione sviluppa elementi spettacolari volti ad ottenere il massimo coinvolgimento emozionale degli spettatori
Il tema dell'intervento miracoloso centrale dell'opera di Tintoretto è ripreso è ripeso in alcuni dipinti seguenti come San Rocco cura gli appestati nei quali l'artista sviluppa la carica suggestiva dei contrasti luministici, rinunciando ad effetti prospettico – architettonici di natura scenografica con l'intento di accentare il significato spirituale degli avvenimenti rappresentati.
Ritratto di Jacopo Sansovino eccellente esempi della sua abilità di ritrattista e la sua tendenza a rappresentare personaggi colti in cui il loro volto trascorre un 'emozione e un elemento rivelatore della sua interiorità.
In altre opere di storia la suggestione ambientale è affidata agli elementi paesistici come nelle tele con Storie della Genesi per la Scuola della Trinità e nella Susanna e i Vecchioni 1557. durante gli anni 60 l'attività del Tintoretto si intensifica ulteriormente. Entro il 1566 l'artista consegna alla Scuola Grande di San Marco tre teleri raffiguranti episodi prodigiosi della vita del santo. Autentica protagonista della rappresentazione è la luce miracolosa e reale- che investe architetture e figure conferendo forza di coinvolgimento emozionale. Effetti di luminismo incandescente dominano anche la tempestosa raffigurazione del Trafugamento del corpo di San Marco.
Negli anni seguenti con il Giudizio finale della Madonna dell'Orto e la Grande Crocifissione nella sala dell'Albergo della scuola di San Rocco.. il tintoretto mostra di saper dominare vaste superfici senza ricorrere alla tradizionale strutturazione prospettica dello spazio ma riprendendo spunti dalle tarde opere di Michelangelo. Palazzo Ducale devastate dagli incendi del 1574 e del 1577 il tintoretto dipinge le allegorie mitologiche per le pareti dell'Atrio quadrato , tele per il soffitto della Sala delle Quattro porte.
Centro della sua attenzione rimangono i cicli della sala grande e della sala inferiore della scuola di san Rocco. In particolare nelle visionarie raffigurazioni di scene dell'Antico e del Nuovo Testamento per la Sala Grande
l'ambientazione paesistica prende il sopravvento con toni intimi e insieme misteriosi nella natura della Fuga in Egitto con accenti visionari nei notturni delle due sante penitenti assorte in contemplazione. Un orchestrazione luministica di straordinaria ricchezza domina tutta l'attività dell'artista fino alle grandi tele per il presbiterio di San Giorgio Maggiore raffiguranti la Caduta della mamma e l'Ultima cena.

Veronese


Le esperienze più significative del pittore includono l'area padana con la conoscenza dell'opera di Giulio Romano a Mantova e di Coreggio e Parmigianino a Parma oltre che di Sanmicheli. Una orchestrazione prospettica -costruttiva si manifesta fin da suoi primi dipinti caratterizzati da un forte sentimento del colore. Nel 1551 con Gian Battista Zelotti affresca gli ambienti della villa Soranzo costruita da Sanmicheli a Treville. L'arrivo a Venezia è segnato da una maggiore accensione cromatica che conduce il Veronese a un colorismo brillante , timbrico basato sulla contrapposizione di colori puri senza mediazioni tonali con accostamenti complementari che esaltano la luminosità dell'immagine con ombre colorate ed effetti cangianti. Tra le prime opere la stanza del consiglio dei dieci. audaci scorci rivelano la forte componente disegnativa e spettacolare della sua formazione. Veronese elimina la presenza cromaticamente erosiva delle ombre. Il suo stile esalta l'amore per il fasto e l'opulenza di una vasta cerchia di committenti.
San Sebastiano il trionfo di Mardocheo uno degli scomparti elle storie di Ester , Veronese si vale di effetti illusionistici che rivelavano la sua dimestichezza con l'opera del Pordenone oltre che di Giuliano Romano.
Lo slancio sperimentale delle prime opere veneziane si placa però progressivamente nel corso degli anni, frequenta circoli umanistici come dei Grimani e dei Barbaro per i quali l'artista dipinge villa di Maser costruita dal Palladio e di un viaggio romano avvenuto nel 1560. A partire dagli anni '60 le scene dipinte dal Veronese si affollano di figure stagliate sullo sfondo da grandiosi prospetti architettonici mentre l'impianto della rappresentazione diventa più teatrale e gli episodi sacri e mitologici trascendono in luminose rappresentazioni profane.
Le ultime opere del verone quelle dipinte tra il 1576 e il 1584 manifestano un intonazione più lirica che si estrinseca in un maggiore attenzione agli effetti d'ombra alla funzione delle figure con gli elementi del paesaggio che diviene protagonista.

Ultima cena - 1573: l'opera appare più sontuosa rispetto alle precedenti


Palladio 1508-980 Venezia e terraferma.
Villa per Daniele e Marcantonio Barbaro a Maser affrescata da Paolo Veronese e ornata da Alessandro Vittoria con splendidi stucchi nel ninfeo del giardino. Veronese affresca le sale intorno al 1560-2.

Tradizione e rinnovamento nella pittura veneta tra centro e periferia


Alla base della diffusione di elementi di gusto manieristico in ambiente lagunare sono principalmente i soggiorni a Venezia di Vasari e di Francesco Salviati e Andrea Meldolla detto lo Schiavone che rielabora modelli derivati da stampe del Parmigianino diffondendoli per mezzo di incisioni o opere pittoriche. Lo Schiavone si accosta maggiormente a opere di Tiziano e Tintoretto.
La decorazione della Libreria Marciana costituisce un momento importante della penetrazione del gusto manieristico a Venezia anche se l'assorbimento del gusto è sempre mediato dalla tradizione pittorica locale. Stucchi realizzati da Alessandro Vittoria , la Sapienza dipinta da Tiziano. La decorazione del soffitto a volta ribassata viene affidata da Tiziano e del Sansovino ad un gruppo di artisti tosco-romani: Giovanni De Maio, Giuseppe Porta, Battista Franco, Giulio Licinio, Gian Battista Zelotti, Paolo Veronese e lo Schiavone eseguono in gara i 21 tondi allegorici da collocare negli scomparti del soffitto sottoponendo i disegni preparatori e i modelli all'approvazione di Tiziano. Che alla fine consegna il premio a Paolo Veronese.
A Venezia frequenti sono i soggiorni di Jacopo Bassano di Bassano allarga le su conoscenze studiando le opere da Tiziano a Lotto. Anche la produzione di Parmigianino lo attrae , resta aperto a varie esperienze ma riamane fedele a una ricca stesura cromatica con colori accostati e contrapposti a larghe campiture o tocchi rapidi, nel 1540 l'artista si stabilisce a Bassano nella città natale e interrompe i contatti con gli ambienti artistici lagunari. I suoi dipinti di soggetto religioso si trasformano in temi agresti con ricchezza di motivi naturalistici, inizialmente ripresi da stampe nordiche ma in seguito autonomamente sviluppati. Nella semina del grano il riferimento alla parabola evangelica è trasceso nella rappresentazione di una scena pastorale ricca di elementi realistici. Gli ultimi anni dell'artista segnano la ripresa dell'interesse per i contrasti luministici con una attenuata gamma cromatica che sfocia in effetti di notturno, lirica e drammatica.
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