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Auguste Rodin - La porta dell'inferno

La Porta dell’inferno fu commissionata a Rodin dal Ministero delle Belle Arti per ornare l’ingresso del Museo delle arti decorative di Parigi, istituzione che in realtà non vide mai la luce. Nella Porta emergono i due aspetti che caratterizzano l’intera opera di Rodin: la vena materialistico-terrena e quella spiritualistica e simbolista. Il soggetto è liberamente ispirato alla prima cantica della Divina Commedia, ma della miriade dei personaggi che compaiono nella scultura, solo due gruppi sono legati al testo dantesco, Ugolino e i suoi figli e Paolo e Francesca nella metà inferiore del battente di sinistra. Rodin propose una lettura personale delle sofferenze dell’umanità, ma senza avvalersi di una narrazione scandita in sequenze. Inoltre, pur partendo dall’esempio quattrocentesco della Porta del Paradiso di Lorenzo Ghiberti per il Battistero di Firenze, rinunciò alla suddivisione in formelle e dispose le figure nude in uno spazio libero da architetture, che rimanda immediatamente alla composizione a vortice del Giudizio universale di Michelangelo.

Le cornici e le modanature della struttura della porta sono troncate e disgregate dai gruppo di anime che ne invadono i profili: ciò conferisce unità e dinamicità al monumento. La figura di maggiore spicco è il pensatore ed è posta al centro del riquadro superiore; si tratta di una rappresentazione di Dante o più in generale dell’artista-poeta che medita con distacco intellettuale sul destino degli uomini. E’ un uomo aggressivo e primordiale; i piedi e le mani sono quelle di un faber, ovvero di un artefice, un costruttore e non di un sognatore. Nel modo di trattare l’anatomia Rodin ha recuperato le forme scultoree e titaniche di Michelangelo.

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