• Moulin de la Galette
• La sua pittura preferisce il paesaggio, come quella di Monet, ma subito si orienta verso il ritratto e la rappresentazione di soggetti umani inseriti nel loro ambiente (il milieu tanto caro a Zola). I colori mobili e brillanti si abbracciano e si completano tra loro: cerca di rendere gli infiniti filtraggi della luce del sole tra le fronde degli alberi. Infatti, nota che “le ombre non sono nere”, ma hanno sempre un colore. “La natura ha solo colori e il bianco e il nero non sono colori”. La sua teoria delle ombre si ritrova perfettamente nel dipinto Moulin de la Galette, abbozzato en plein air e ultimato in atelier. È presentato alla terza esposizione impressionista e l’ultima alla quale partecipa Renoir.
È ritratto un ballo popolare all’aperto ambientato al Moulin de la Galette, un vecchio mulino abbandonato sulle alture di Montmartre, quartiere settentrionale di Parigi.
Galette significa “dolcetti”, che venivano offerti come consumazione compresa nel prezzo di ingresso di 25 centesimi. Vari personaggi (donne e uomini) sono seduti su sedie e panchine tra gli alberi; alcune coppie danzano al suono di una piccola orchestra verso sinistra, sullo sfondo. L’atmosfera è chiassosa e di allegria. Per eseguire l’opera lui frequenta per sei mesi questo Moulin per entrare in contatto con questo mondo per rendere il movimento indiavolato. È uno dei capolavori della maturità artistica di Renoir. Con un nuovo uso del colore, molto libero, ci suggerisce sia il senso del movimento (già difficoltoso da rendere) sia lo stato d’animo collettivo e la gioia di un pomeriggio di festa. Forma e colore diventano infatti un tutt’uno. La forma è costruita grazie al colore che assume funzioni e tonalità differenti in base al contrasto tra luci e ombre e toni caldi e freddi. Sulla sinistra, tra le coppie danzanti spiccano i vestiti colorati delle donne contro gli alberi maschili per la diversa luminosità. Questo dà sia la forma dei corpi sia la sensazione di movimento. L’apparente casualità della rappresentazione invece sta alla base di un attento studio compositivo. Non esiste un soggetto principale e nessun personaggio risulta isolato perché è inserito in un preciso gruppo o contesto (chi balla, chi chiacchiera, chi siede…). Tutti questi gruppi sono illuminati dalla luce filtrata degli alberi che determina la profondità prospettica della scena.

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