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Realismo Americano

Dopo la Prima guerra mondiale gli USA scelsero una posizione di distacco dal resto del mondo, adottando per la prima volta nella loro storia una posizione restrittiva verso l’immigrazione. Questo isolamento si manifestò per molti decenni anche nell’arte americana che restò lontana dalle avanguardie europee. Gli anni Venti sono stati definiti gli “anni ruggenti”, un’era segnata dall’euforia, dal trionfo del cinema e del jazz, che terminò con l’inizio della grande crisi economica del 1929. L’arte viene influenzata dal clima di difficoltà di quegli anni di crisi grazie ad una legge, la Federal Art Projiect, che convenzionò centinaia di artisti perché documentassero in modo esauriente e approfondito la condizione americana. Ne nacque un’arte capace di offrire la vera immagine delle cose, senza trascurare l’espressione del disagio, la critica verso la società e la sottolineatura di desolata malinconia. Diverse generazioni di artisti americani hanno scelto di rappresentare le forme del mondo industriale e delle metropoli, oscillando tra una posizione di critica e una visione ottimistica. Alcuni artisti mostravano nostalgia per il passato, esaltando la dimensione provinciale dell’America e contestando le abitudini delle grandi città. Il più apprezzato della linea chiamata “regionalistica” era Grant Wood. Ma il pittore dominante della scena artistica americana della prima metà del Novecento è stato indubbiamente Edward Hopper. Egli ha attraversato il Novecento senza allontanarsi né da New York né da una pittura che tende alla più realistica e attenta rappresentazione della vita e dell’esperienza americana nei suoi molteplici aspetti.

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