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Claude Monet

L'arte di Mane fu punto di riferimento per un gruppo di giovani pittori che decisero di svilupparne lo stile. La battaglia dell'artista contro la rigidità dell'arte accademica ispirò la rivoluzione Tecnico-Espressiva: la Rivoluzione impressionista. Colazione sull'erba ed Olympia di Manet, ritenute rivoluzionarie, ispirarono i giovani pittori. Dal 1866 iniziarono a riunirsi al Cafè Guerbois. Nel 74 nello studio di Nadar (giornalista e fotografo), fu inaugurata la prima mostra del gruppo, prima mostra impressionista.
Gli impressionisti rappresentarono la Borghesia.

Nacque a Parigi, studiò in alta Normandia. A Parigi si iscrisse all'Accademia dove diventerà amico di Pisarro e frequentò l'atelier di Gleyre, professore della scuola di Belle Arti. Monet si fece notare al Salon del 66 con il quadro Camille in abito verde, ritratto della sua futura moglie. Fu apprezzato molto da Zola e Manet e dipinse:

Donne in giardino, 66, Olio su tela, Parigi:
nel 67 fu respinto dalla giuria del Salon, fu completamente dipinto all'aria aperta. Dipingeva solo quando la luce del sole cadeva sulla modella nel modo giusto. Se l'effetto della luce cambiava Monet s'interrompeva. Per mantenere una posizione fissa di fronte al soggetto, scavò un fossato nel terreno per calarvi la tela, così da poter dipingere facilmente anche la parte più alta. Una volta completata l'opera non fu all'altezza delle ambizioni di Monet, ma fu testimonianza della sua volontà di trattare luci e colori nel modo più simile al vero.
Colazione sull'erba, 66, Olio su tela, Parigi:
ripropose il soggetto di Manet, senza le sue connotazioni più scandalose. Intese omaggiare, ma anche sfidare il suo maestro ideale. Il soggetto era troppo grande per essere dipinto en plain air, fu eseguito in studio, preceduto da disegni a oli preparatori. L'opera non fu mai terminata e rimase nella casa di un suo creditore; quando Monet riuscì a recuperarla, tagliò la parte centrale per ricavarne un quadro autonomo.
Donne in Giardino e Colazione sull'erba, furono accolte dalla critica con sdegnata ostilità. Questi dipinti non si conformavano in alcuno modo ai principi accademici dell'appropriatezza e della rifinitura del soggetto scelto. I soggetti erano tratti dalla vita quotidiana e a quei tempi ciò era considerato un vero insulto agli accademici, secondo i quali un quadro di grosse dimensioni era adatto solo alla rappresentazione di temi eroici, capaci di esprimere significati morali.

Monet amò rappresentare soprattutto paesaggi, ricercò sempre luoghi adatti al suo lavoro, per questo si trasferì a Etretat ed a Bougival.

La gazza, Olio su tela, Parigi, 1869:
fu iniziato proprio ad Etretat durante l'inverno, e terminato a Parigi. Straordinaria variazione di una vasta gamma di tonalità bianche, appena macchiare di nero, marrone e blu. La rappresentazione della neve è solo un pretesto per studiare i giochi delle luci radenti e delle ombre colorate e per ottenre un insieme di eccezionale luminosità. Questo dipinto emana una sensazione di quiete. La tela è divisa in due parti uguali dal muretto, la cui orizzontalità è bilanciata dalla verticalità degli alberi. La gazza, posata sopra una staccionata, ha una posizione decentrata, ma la sua macchia scura riesce a dare rilievo all'intera scena invernale.
Il dipinto fu respinto al Salon del 1869 e Monet venne definito un matto.
Monet fece allora collocare l'opera nella vetrina di un mercante d'arte, richiamando folle incredule ed ostili. Il pittore avrebbe dovuto aspettare la fine degli anni Ottanta del secolo perché il suo linguaggio rivoluzionario fosse compreso anche dalla critica.
La grenouillere, 1869, Olio su tela, New York:

Nel 1871 l'artista traslocò con la famiglia ad Argentuil, dove fu raggiunto da Sisley, Renoir. Risale a questo periodo:
Colazione in giardino, Olio su tela, 1872, Parigi:
caldo e luminoso cromatismo ottenuto dalla giustapposizione di colori puri, secondo la legge dei colori complementari, in tocchi frammentari sempre più minuti. Questo quadro riprende il tema della Colazione sull'erba , ma lo rielabora, abbandonando ogni riferimento alle opere di Manet e Courbet. L'opera rappresenta uno scorcio del giardino della sua casa di Argentuil, in una bella mattinata assolata, dove la famiglia del pittore ha appena concluso una ricca colazione. In primo piano un tavolino rotondo coperto da una tovaglia bianca e, di lato, un grande cesto di vimini rettangolare con pane e frutta, esempio di nautra morta. Un bambino, il figlio dell'artista, gioca spensieratamente seduto per terra mentre sul fondo due donne passeggiano chiacchierando. Un cappello di paglia è appeso in alto sui rami dell'albero, i cui nastri svolazzano sospinti da un venticello. Un parasole ed una borsa sono posati sulla panca. Atmosfera di tenera e rassicurante intimità.

Argentuil era una rinomata città raggiungibile da Parigi, dove si svolgevano regate sul fiume. Nel tempo in cui Monet visse lì, dipinge circa 170 tele, metà delle quali ha come soggetto paesaggi o eventi sporitivi ambientati sulla riva della Senna.
Nel 72 Monet realizzò una tela che ritrae proprio una di queste regate.
Regate ad Argentuil, 1872, Olio su tela, Parigi:
fu dipinto sulle rive del fiume, all'aria aperta e nella luce naturale. Monet volle fissare sulla tela il fluire regolare dell'acqua e l'aspetto mutevole delle cose legato alle varibili condizioni della luce. Così, stese sull'azzurro del fiume i rossi delle case, i verdi degli alberi, i bianchi delle vele, nella sua poetica, la percezione di un'immagine riflessa era concreta quanto qeulla delle cose reali e come tale andava rappresentata.
All'artista fu sempre contestato il criterio di selezione dei suoi soggetti paesaggistici. Laddove gli 'antichi maestri' accademici avevano composto in studio i loro paesaggi scegliendo le parti più belle della natura, Monet amava dipingere all'aria aperta tutto quanto lo ispirava. Monet contestò le convenzioni di atelier, abbandonò la prospettiva, ignorò le nozioni abituali e il senso comune, aveva l'idea che in natura tutto fosse ugualmente degno.

Nel 1874, presso lo studio del fotogrado Nadar, Monet ed un gruppo di suoi amici pittori allestirono una mostra collettiva, presentando al pubblico oltre 160 delle loro opere. In quell'occasione fu coniata la parola Impressionismo. La usò per la prima volta in senso dispregiativo Leroy, un critico. Con questo termine, il giornalista si riferiva all'opera di Monet, dipinta due anni prima ma presentata all'esposizione:

Impressione: levar del sole, 1872, Olio su tela, Parigi:
Leroy la giudicò incolta e rozzamente sommaria, l'intero gruppo fu descritto come 'ostile alle buone maniere'. Il termine 'Impressione' non era nuovo: era usato per distinguere i vari stati preparatori di un'opera. In particolare, denomivana l primo strato di colore applicato alla tela, dunque, esso indicava i bozzetti di rapida esecuzione, che servivano a fissare l'immediata reazione dell'artista ad un soggetto, oppure era adottato per le tinteggiature delle pareti degli edifici. Leroy dunque usò sarcasticamente il neologismo 'impressionisti' con il significato di 'imbianchini'. Impressione però era anche sinonismo di sensazione, Monet, scegliendo quel titolo così particolare, aveva voluto giocare con il doppio significato della parola.
Il dipinto di Monet mostrava un paesaggio marino: il porto di Le Havre immerso nella foschia dell'alba. In primo piano si riconoscono due barche con i pescatori emergere dalla luce diffusa come ombre scure da un disegno estremamente semplificato. Sullo sfondo, la banchina del porto, il veliero, le gru, le ciminiere fumanti sono appena accennate con poche pennellate grigiastre. Il sole è presentato come un cerchio di colore puro, si diffonde su tutto il quadro, unendo acqua e cielo. Il soggetto dell'opera non è l'alba in se stessa, ma l'impressione dell'alba.

La realtà fu analizzata da Monet in molte delle sue manifestazioni d in tanti suoi aspetti.
Buolevardes dei capucines, Olio su tela, 1873, Mosca:

rappresenta un boulevard parigino, uno dei grandi viali aperti dal barone Haussmann, politico e urbanista che sotto il governo di Napoleone III ristrutturò alcune aree di Parigi. La scena, vista dall'alto, è osservata dalla finestra dello studio di Nadar. Gli elementi che ne consentono l'identificazione sono ridotti al minimo, ai soli edifici sulla sinistra. Non era la rappresentazione del viale che interessava a Monet, ma il brulichio della folla in movimento.

Monet rivolse particolare attenzione anche agli sviluppi tecnologici del suoi tempo.
Stazione di Saint - Lazare, 1877, Olio su tela, Parigi:
è la stazione ferroviaria parigina che ospitava la partenza e l'arrivo dei terni di cui l'artista ammirava l'ossatura metallica. Monet dedico a questo soggetto otto tele, presentandole alla terza mostra impressionista del 1877, e adottò questo tema per fare della pittura 'pura', dove si colgono i particolari effetti di luce di un ambiente annebbiato dal fumo.

Monet era soprattutto interessato a quanto avveniva nella retina, non a quello che si sviluppava nella mente umana: voleva indagare il prcesso percettivo, non quello concettuale. Le sue tele non imitavano più la realtà, i soggetti avevano perso il loro instrinseco valore e traevano ispirazione dalla vita vera, mobile ed inafferrabile, non imprigionabile dentro forme delineate e contorni definiti. Un quadro impressionista di Monet è una suggestiva composizione di vibrazioni luminose, ottenuta attraverso l'adozione di una tavolozza molto semplificata. I brillanti colori dello spettro solare sono usati puri, stesi a piccole pennellate, non mescolti, ma giustapposti: è infatti l'occhio di chi osserva da adeguata distanza a compiere la sintesi necessaria. Le leggi ottiche dei colori complementari sono applicate nella pittura di Monet in modo del tutto intuitivo ed empirico, senza il rigore scientifico. I quadri di Monet erano concepiti come giochi di luce e di ombre, dotate di colori propri e dunque capaci di attribuire profondità agli spazi e qualità tridimensionali agli oggetti.

Dal 1887 le mostre di Monet si moltiplicarono e l'artista iniziò ad ottenere accoglienze favorevoli. Iniziò a viaggiare: si recò in Norvegia, in Italia ed in Inghilterra.
Nel 189 iniziò la prima delle sue 'serie' di dipinti, quella dei
Covoni, effetti di neve, 1891, Olio su tela, Collezione privata:
nella quale studiò le variazioni della luce osservando lo stesso soggetto da un punto di vista invariato.
Fu tra il 1892 ed il 1894 che Monet dipinse le cinquanta riproduzioni della
Cattedrale di Rouen, 1894. Olio su tela, Parigi:
studiò questo monumento al variare dlle condizioni atmosferiche, osservandolo dalla finestra sel secondo piano di un negozio. Questa ossessiva ripetizione di un medesimo soggetto consentiva all'artista, una continua rielaborazione del tema. Raccontò che all'inizio aveva programmato di dipingere solo due tele, una sotto il cielo grigio e l'altra durante una giornata di sole. Poi scoprì che gli effetti della luce cambiavano continuamente, con il trascorrere delle ore e anche dei minuti; così decise di registrare la successione di questi mutamenti in una serie di quadri, destinandone uno ad ogni specifico effetto. Ogni volta che l'effetto della luce cambiava, Monet smetteva di lavorare ad una tela e continuava sull'altra, in modo da ottenere l'impressione vera di un aspetto della natura. In questo modo poteva raggiungere un effetto di istantaneità. La chiesa non è percepita solo in funzione delle variazioni temporali e climatiche, è anche reinterpretata soggettivamente.

Nel 1883 Monet aveva acquistato una vecchia casa colonica sul torrente Epte, presso Givenry, a metà strada tra Parigi e la Normandia. Trasferitosi con tutta la famiglia, visse in questa casa più di quarant'anni, fino alla morte, dedicandosi totalmente alla pittura e alla cura dle suo giardino. L'artista-giardiniere coltivò le sue piante accostando le tinte dei fiori come in una gigantesca tavolozza. In vecchiaia riversò tutta la sue energia nella rappresentazione del proprio giardino, ne mise in evidenza il fascino e la poesia, producendo un gran numero di composizioni. Lo attrasse molto la superficie dell'acqua.
Nel 1893 scavò nel giardino un piccolo fossato per ricavarvi uno stagno, che ornò con ninfee dai diversi colori. Proprio al tema dei fiori che galleggiano nell'acqua l'artista, quasi cieco, lavorò con accanimento nel corso degli anni Novanta. In particolare le ninfee diventarono una fonte inesauribile di spunti e d'ispirazione. Egli le dipingeva per cogliere gli effetti luminosi e cromatici che mutavano di continuo.

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