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Impressionismo


Il 15 aprile 1874 si inaugurò la mostra nel studio del fotografo Nadar, perché al Salon non li avrebbero accettati.
Monet espose il quadro “Impression, soleir lavant” cioè, l’impressione del sole che sorge, che darà spunto al critico per il nome dell’intero movimento artistico.
Gli impressionisti dipingevano all’aperto portandosi appresso i tubetti di colore a olio e la tavolozza.
I loro soggetti preferiti sono il paesaggio e le scene di svago (natura morta e ritratto).
Davano brevi pennellate di colore e avevano un particolare interesse per la luce e all’apparenza invece che alla sostanza.
L’impressionismo ha punti di contatto con la poetica di Verlaine:
Art portique 1874 – Il verso dev’essere solubile nell’aria e deve suggerire l’attimo, il fremito della realtà che è imprecisa.
E con la poetica di Pascoli:
Il temporale 1891 – Un bubbolino lontano…
Rassegna l’orizzonte, come soffocato, a mare
Nero di pece, a monte
Stracci di nubi chiare
Tra il nero un casolare
Un’ala di gabbiano
Somiglianze con il quadro di Monet “paesaggio con temporale”

Claude Monet

Nato 1840 – morto 1926
La sua formazione si crea frequentando altri artisti come Manet.
Subito viene attratto dal paesaggio “en plein air” (aneddoto del Louvre)
Dagli anni ’60 crea i primi dipinti importanti.

Donne in giardino

Olio su tela 1866 255x205 Museo d’Orsay Parigi
Un grande formato ma dipinto “en plein air” si capisce dalle luci e ombre realistiche.
Le figure sono spontanee, come modella usa la sua prima moglie Camilla (tutte e 4 le figure).
Unisce la scena di svago con il paesaggio come aveva fatto anche Manet ma senza creare scandalo (senza uomini e senza nudi)
Si notano i germi dell’impressionismo:
• Senza prospettiva lineare
• Senza chiaroscuro
• Taglio fotografico
• Macchia a campitura uniforme
• Luce naturale
• Nessun riferimento antico
• Ombre colorate
Ma il formato è troppo grande e le figure sono troppo dettagliate per l’impressionismo.
Non ebbe successo al Salon ma fu apprezzato da Emile Zola.

Impression, Soleir Levant

Olio su tela 1872 48x63 Museo Marmottan Parigi
Piccolo formato.
Dipinto “en plein air” il 13 novembre dalla finestra del suo albergo.
Rappresentata l’alba sul porto di Le Havre. Dipinge “virgole” di colori complementari che creano pura luce.
E’ l’impressione visiva della realtà, pura apparenza di forme incerte (quello che l’occhio vede).
Dipinge “dopo aver visto e prima di aver capito”.

I papaveri

Olio su tela 1873 50x65 Museo d’Orsay
Camille e Jean Monet a passeggio. Rappresentati due volte all’inizio, e alla fine del sentiero.
Il paesaggio è molto più importante dei personaggi.
Piccolo formato e molto approssimativo.
Molto attenzione visiva ai papaveri che essendo rossi nel prato verdi risultano più luminosi (colori complementari).

Serie della cattedrale di Rouen (nord Francia)

Dagli anni ’90 Monet inizia a lavorare a cicli di opere in serie, stretto rapporto con la fotografia.
30 tele 1892-1894
“En plein air” dalla sua finestra da dove vede la facciata occidentale di notredame d Rouen.
Usa un’inquadratura fotografica e sfida le variazioni di luce (sia per l’ora del giorno sia per il meteo).
Pennellate rapide e pastose.
Espose con successo a Parigi.

Monet a Giverny

Giverny è un paesino di campagna dove Monet comprò una casa. Ci visse più di 40 anni dove modifica e decora la casa a suo piacimento, soprattutto il giardino, addirittura sceglie i fiori in base al colore della loro fioritura. La zona verde della casa è piuttosto grande, progettato da giardiniere giapponese, che crea un ponticello sopra lo stagno delle ninfee. Monet è molto ispirato alle stampe giapponesi.
Lavora molto nella residenza a Giverny creando la maggior parte delle sue opere.
Nel tempo cambiano il punto di vista e la precisione, perché invecchiando si avvicina di più al soggetto per colpa delle cataratte
Le sue ultime “ninfee” (totale di 250 tele solo di ninfee) sono molto astratte (simile all’arte informale degli anni ’50)
L’acqua è il suo soggetto prediletto perché è mutevole (tantissimi suoi dipinti contengono l’acqua).
La prospettiva è sempre con il punto di visto leggermente rialzato che deriva dalla tradizione fiamminga (proviene dal nord Europa).

Le grandi ninfee – dal 1916

8 tele, dai 2 m ai 17 m di larghezza
Ninfee zoomate a formato grandissimo (dipinge ormai a memoria).
Con questo inno alla natura, celebra la vita e quindi la fine della prima guerra mondiale. Dopo alla sua morte le cede allo stato.
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