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L’impressionismo

Con lo studio dell’impressionismo ci accostiamo a uno dei movimenti artistici rimasti celebri per la forte carica innovativa. Al principio il movimento non fu accolto in maniera entusiastica e nemmeno serena dai contemporanei. La maggior parte accordava infatti il proprio favore alla produzione accademica e tradizionale. Dal 1831 il Salon era l’esposizione ufficiale che consacrava la fama degli artisti. Per essere ammesse al Salon le opere dovevano passare attraverso il vaglio di una giuria che accettava quelle consone alla tradizione e respingeva quelle più originali che con la loro novità sconvolgevano il metro di giudizio degli esaminatori. Nel Salon del 1863 ottenne un grande successo un’opera del pittore Alexandre Canabel, la Nascita di Venere, dove venivano seguiti i canoni di una pittura legata all’uso di convenzioni stilistiche e tecniche. Da questo nacque il Salon des Refusès ovvero l’esposizione alternativa degli artisti rifiutati dalla commissione del Salon, dove si potevano amirare opere di ben diversa ispirazione e tecnica.

I caratteri di un’epoca, i segni di una svolta

Per Impressionismo si è soliti usare il termine “movimento” anche se esso individua non un gruppo organizzato, un programma teorico o una scuola. Il 15 aprile 1874 a Parigi, in alcune sale prestate gratuitamente dal fotografo Nadar in Boulevard des Capucines, si apriva una mostra organizzata da un gruppo di giovani pittori, in opposizione al Salon. Da vari anni gli artisti della mostra in Boulevard del Capucines si battevano conto l’accademismo per l’affermazione di una pittura che interpretasse la realtà in maniera nuova. Le idee degli esponenti venivano fervidamente discusse negli incontri che si tenevano al Caffè Gerbois.
Il gruppo veniva chiamato “di Batignolles” e personaggio centrale ne era Edouard Manet cui si affiancavano Camille Pissarro, Claude Monet, Edgar Degas. Nel 1874 fondarono insieme la “società anonima cooperativa dei pittori, scultori e incisori”. Poiché la giura del Salon aveva quasi sempre respinto le loro opere nacque gradualmente l’idea di una mostra di pittori indipendenti. La mostra ottenne un esisto disastroso. Un critico, Louis Leroy scrisse un articolo nel quale immaginava di accompagnare nella visita un vecchio pittore di fama, tentando di spiegargli che quelle macchie erano le “Impressioni” dell’artista usando questo termine ironicamente per tutto l’articolo. È chiaro che il termine veniva adoperato in senso spregiativo: l’impressione è priva di meditazione, superficiale e indefinita. A rafforzare questa opinione contribuì una delle tele di Claude Monet, esposta alla mostra del 1874 intitolata proprio Impressione. L’articolo di Leroy fece così scalpore che da allora i pittori del gruppo vennero definiti da tutti “Impressionisti”

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