Filippo Tommaso Marinetti e il Futurismo


•L’esordio del Futurismo si ha a Parigi con il Manifesto del Futurismo (1909) scritto da Marinetti. Essendo ricco può dedicarsi interamente all’attività artistica futurista. Questo Manifesto si scaglia contro la cultura ufficiale italiana, la tradizione accademica e un pensiero conservatore. Esalta la guerra, il pericolo, l’aggressività, così come lo spirito vitale, la velocità, la macchina, il movimento, lo schiaffo e il pugno, la lotta, il patriottismo, il militarismo, il disprezzo della donna, la distruzione dei musei, delle biblioteche e delle accademie, combattendo contro il femminismo. Il futurismo si trasforma in una vera atmosfera, dato che nascono serate futurista e gruppi futuristi. Il futurismo favorisce l’entrata in guerra dell’Italia.

Umberto Boccioni


•La vita
•Dopo il 1910, anno in cui incontra Marinetti, abbraccia con convinzione il Futurismo e contribuisce alla creazione del Manifesto tecnico della pittura futurista. Viene chiamato alle Armi per la Prima guerra mondiale e muore cadendo da cavallo.

•La città che sale
•In questo olio su tela 2 metri x 3 del 1910 si vede un turbinoso affollarsi di cavalli e di operai. Sullo sfondo appaiono edifici in costruzione. Nella città che sale emerge il movimento e la forza creativa. C’è la necessità di dipingere il nuovo. All’inizio il titolo scelto non a caso era: Il lavoro. Gli uomini e i cavalli sono deformati dalla loro imponente attività e questa aggressività nei movimenti è accentuata dall’uso del divisionismo, permettendo così che le massi di colore si compenetrino e si scontrino generando un coinvolgente effetto dinamico. Boccioni non vuole raffigurare oggetti o persone, ma stati d’animo.

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