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Arti figurative nel XIX secolo

Il XIX secolo si apre con il Neoclassicismo. Ovunque, ma soprattutto in Francia e in Italia, alla fine del secolo precedente si diffonde un grande interesse pere l’antichità classica greco-romana, dovuto in gran parte agli scavi di Ercolano e di Pompei. Il ricco materiale rinvenuto viene riprodotto in un gran numero di stampe ed incisioni e molti artisti dell’epoca trassero la loro ispirazione da questi modelli dell’antichità. Il maggior esponente della scultura neoclassica italiana è Antonio Canova. Egli trascorse gran parte della sua vita a Roma, tenuto molto in considerazione dai Papi. Anche Napoleone fu attirato dalla sua arte e la sorella Paolina si fece scolpire la celebre scultura come Venere vincitrice. Dotato di un’eccezionale abilità tecnica, egli si preoccupava di imitare fedelmente i classici per cui le sue opere sono prive di originalità. In Francia, opera Jacques Louis David. Egli è il pittore della rivoluzione Francese e napoleone lo nomina primo pittore dell’Impero. Le sue tele sembrano rappresentazioni teatrali dove la disposizione di gruppi e gli atteggiamenti dei personaggi manifestano una grande ricerca di effetto scenografico. Tuttavia le sue opere ebbero un grande successo perché esaltavano le virtù degli antichi che i cittadini della nuova Repubblica francese intendevano imitare.
Piano piano, cessa l’ammirazione del mondo classico fatto di una bellezza serena e perfetta e ci si orienta verso una forma artistica più spontanea ed in grado di rappresentare le passioni, i sentimenti, anche i più tormentati. Nasce così la pittura romantica il cui maggiore rappresentante è Francisco Goya. Nelle sue opere egli sa raffigurare sia gli aspetti frivoli della società settecentesca che gli aspetti tragici della storia dell’inizio secolo. La tela “La fucilazione del 3 maggio 1808 ci fa capire come egli sia l’iniziatore della pittura della realtà.
Il primo pittore della realtà e della natura è Gustave Corbet che apre la via al Naturalismo, proponendo opere che rappresentano la realtà anche negli aspetti più umili. Nella cerchia di questi pittori, verso il 1860 si forma il gruppo d egli impressionisti. Monet, Pissarro, Degas, Renoir, Manet a cui più tardi si unisce Cézanne. Essi, dipingendo all’aria aperta, intendono riportare sulla tela l’impressione che la realtà fornisce in un determinato momento della giornata, sotto una determinata luce.
Alla fine del secolo, sulla scia degli impressionisti nasce la scuola dei divisionisti. Questi pittori, invece di mescolare i colori per ottenere le varie sfumature, tracciano sulla tela tanti piccoli segni a forma di punti, linee o piccole virgole, servendosi di pochi, ma fondamentali colori. Il maggiore esponente della corrente divisionista è Giovanni Segantini.
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