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SCUOLA DI BARBIZON E CAMILLE COROT

La scuola di Barbizon è stata creata da un gruppo di artisti che intorno al 1835 si trasferiscono in questa località vicino alla foresta di Fontainebleau, vicino Parigi. Qui inizieranno a dipingere en plain aire, e diventando quindi paesaggisti. Sono contro l'accademia, e l'ideatore del gruppo è Pierre-Ètienne-Thèodore Rousseau (1812-1867). a questo movimento si avvicineranno anche Camille Corot e Jean-François Millet, senza però condividerne a fondo le tematiche.

Jean-Baptiste-Camille Corot è nato a Parigi nel 1796 e inizia la sua formazione artistica relativamente tardi, e dopo un viaggio in Italia si afferma come paesaggista. Dalla metà degli anni Trenta entra in contatto con le esperienza naturalistiche della scuola di Barbizon, ma non ne farà parte. Muore nel 1875. La scuola di Barbizon e Corot sono degli anticipatori di quello che sarà il Realismo.

REALISMO

Nel contesto culturale dei moti rivoluzionari del 1848 e dei grandi fermenti politici e sociali in Francia, l'arte attraversa una sorta di crisi di identità. L'artista non si nasconde più dipingendo cose irreali, mitologiche e romantiche. I movimenti realisti nascono per rispondere a una richiesta di vero e quotidiano, si cerca di documentare la realtà nel modo più distaccato possibile come veniva teorizzato negli altri campi durante il Positivismo. Il movimento infatti si sviluppa in Francia come metodo scientifico per indagare la realtà senza esserne coinvolti emotivamente. Il fine dell'artista è quindi di annotare ciò che lo circonda in modo realistico astenendosi da qualsiasi giudizio.
Il maggiore esponente di questa corrente artistica è Courbet.

GUSTAVE COURBET (1819-1877)

Jean-Désiré-Gustave Courbet è nato a Ornans nel 1819 da una famiglia contadina benestante. Si forma da autodidatta e inizia a dipingere secondo la moda romantica copiando i quadri del Louvre. Rifiuterà poi qualsiasi tipo di influenza e tutte le forme d'arte ufficiali credendo che la pittura sia solo la rappresentazione degli oggetti visibili. Nel 1861 apre una propria scuola in polemica con l'Accademia e le altre scuole ufficiali. Morirà in esilio nel paesino svizzero di Vevey nel 1877. La sua pittura, essendo realista si basa sui fenomeni del quotidiano.

OPERE

“Lo Spaccapietre” 1849 Olio su tela (Svizzera, collezione privata).

Il dipinto rappresenta un manovale intento a frantumare sassi per ricavarne di più piccoli. L'artista lo dipinge con minuziosa attenzione per i particolari: le toppe nelle maniche della camicia, il panciotto strappato, i calzini bucati. A sinistra, sotto un cespuglio ci sono anche una pentola e un pezzo di pane, un accenno a quello che sarà il pasto dello spaccapietre. La natura circostante è abbozzata in modo essenziale e scarno.

“Atelier del pittore” 1855 Olio su tela (Parigi, Musée d'Orsay)

Nel dipinto Courbet definisce i suoi ideali artistici e umani. Al centro l'artista rappresenta se stesso intento a dipingere realisticamente un paesaggio di Ornans. Attorno a lui vi sono circa una trentina di personaggi nella penombra dell'atelier. A sinistra ci sono le classi sociali che si trovano ai margini della società: operai, saltimbanchi, balordi... (Gente che vive di morte, perchè vivono in funzione del soddisfacimento dei beni materiali, umili, vita banale.). Hanno la testa reclinata e pensosa nella quale si legge il dolore della vita. A destra vi sono i sogni e le allegorie tra cui l'amore (amanti, amore libero), la filosofia e la letterature (Baudelaire, volti di amici e conoscenti). La verità è nuda accanto all'artista di fronte a un bambino che rappresenta l'innocenza della nuda verità.

“Fanciulle sulla riva della Senna” 1857 Olio su tela (Parigi, Musée du Petit Palais)

Il dipinto rappresenta due giovani donne vestite secondo la moda dell'epoca che riposano sul prato in riva alla Senna. Il dipinto destò molto scalpore in quanto è scena quotidiana di quel tempo. Le due ragazze hanno i volti assonnati e un po' volgari, all'occhio di alcuni critici sono delle prostitute. Le loro posizione sono goffe e sgraziate, sembra che siano state colte di sorpresa. Quella in primo piano si è appena assopita e l'altra e immersa nei suoi pensieri e in grembo regge un mazzo di fiori colorati.

Altro artista realista è Jean-François Millet

Jean-François Millet (1814-1875)

Millet nasce nel 1814 a Gruchy, in Normandia. Si avvicinerà alle tematiche della scuola di Barbizon dove si trasferirà definitivamente fino alla morte nel 1875.
Rispetto all'oggettività di Courbet, Millet ha caratteri meno provocatori verso la critica sociale e il mondo contadino che dipinge, inserendo spesso accenti sentimentali.

OPERE

“Le Spigolatrici” 1857 Olio su tela (Parigi, Musée d'Orsay)

Nel dipinto sono rappresentate tre contadine chine che stanno lavorando. La linea dell'orizzonte è collocata molto in alto, rendendo le figure delle tre donne monumentali. Sullo sfondo si vedono dei pagliai e degli altri contadini con un gregge. La scena è molto realistica e non fa trasparire alcun giudizio morale e quindi nessuna denuncia sociale, ma anzi, i colori del cielo al tramonto lo rendono quasi nostalgico.

MACCHIAIOLI

Negli anni Quaranta dell'Ottocento in Italia Firenze è una delle capitali culturali più libere e attive. La maggior parte degli intellettuali e degli artisti si riunivano al famoso Caffè Michelangelo a discutere.
L'anima intellettuale del gruppo di questo Caffè era lo scrittore e critico d'arte fiorentino che possedeva una tenuta nella Maremma, Diego Martelli (Firenze, 1838-1896), che teorizzò “la macchia in opposizione alla forma” che sta alla base del movimento dei Macchiaioli. Il nome venne usato per la prima volta come critica in una rivista, e fu poi ripreso ironicamente dal pittore Telemaco Signorini. Il movimento si sviluppò intorno al 1855 e il 1867.
Lo sviluppo della “macchia” nasce in opposizione all'accademismo e alla volontà di ripristinare il senso del vero. Secondo questi giovani artisti, tutte le nostre percezioni visive avvengono grazie alla luce, che da noi viene percepita attraverso la modulazione dei colori e delle ombre. La pittura deve quindi riprodurre la sensazione della luce impiegando colori e ombre variamente graduati. Il disegno perde importanza in quanto nella realtà la linea di contorno non esiste, ma è determinato dal passaggio di colori. La realtà viene quindi rappresentata attraverso masse di colore, cioè macchie. Ne deriva una sensazione di solidità.

I soggetti della corrente sono i momenti quotidiani, tipici del realismo.

Uno dei maggiori esponenti dei macchiaioli è Giovanni Fattori.

GIOVANNI FATTORI (1825-1908)

Giovanni Fattori nasce a Livorno nel 1825. Dai primi degli anni '50 frequenta i Caffè Michelangelo dove conoscerà Diego Martelli che diventerà suo grande amico. Aderisce ai macchiaioli, e predilige soprattutto le situazioni quotidiane meno appariscenti, ma spesso più dolorose e reali. Diventerà professore dell'Istituto di Belle Arti di Firenze. Un suo dipinto verrà esposto al Salon di Parigi. Morirà a Firenze nel 1908.

OPERE

“Soldati francesi del 1959” 1859 Olio su tavola (Milano, Collezione privata)

Il dipinto è stato realizzato grazie alla possibilità di osservare la banale quotidianità delle truppe francesi di Napoleone III che erano sbarcate a Livorno.
Il quadro si sviluppa in larghezza ed è organizzato in semplici fasce di colore sovrapposte (ocra-terreno, grigiastra-muro, azzurrino-cielo). I personaggi sono rappresentati con veloci pennelate di colori quasi puri in risalto sullo sfondo.

“Rotonda di Palmieri” 1866 Olio su tavola (Firenze, Galleria d'Arte Moderna)

Il dipinto è una piccola tavoletta dove sono rappresentate, secondo la moda del tempo, delle ricche signore che fanno i bagni di aria di mare stando sedute sotto un tendone di uno stabilimento balneare rinomato di Livorno. Lo sviluppo del dipinto è orizzontale e in fasce di colori sovrapposti per assonanza o dissonanza (ocra-ombra, giallo-parte al sole, azzurro-mare, bruno rossiccio-rocce, azzurro grigiastro-cielo). Le macchie delle figure si addensano al centro creando un'immagine solida che evidenzia i volumi.

“In vedetta - Il muro bianco” 1872 Olio su tela (Valdagno, Collezione privata)

Il senso della prospettiva è dato dal muro sulla destra. La figura del soldato a cavallo in primo piano si staglia sullo sfondo. I due cavalieri in lontananza danno equilibrio alla scena. Il dipinto gioca su forti contrasti.

“Bovi al carro” 1867 Olio su tela (Firenze, Galleria d'Arte Moderna)

Il dipinto è stato realizzato durante il soggiorno a Castiglioncello presso Diego Martelli, e rappresenta un carro trainato da buoi sullo sfondo di un'assolata campagna maremmana. Il tema del quadro è il paesaggio e il duro lavoro nei campi. Lo sfondo è realizzato da fasce di colori sovrapposti che degradano verso il turchese del mare in lontananza. La profondità prospettica è accentuata dal viottolo che attraversa diagonalmente, dal basso a sinistra verso destra, il dipinto. Il soggetto del carro con i buoi è monumentale e grazie allo squilibrio verso destra il quadro da un senso di vastità degli spazi.

“Lo Staffato” 1880 Olio su tela (Firenze, Galleria d'Arte Moderna)

Il dipinto è una scena di crudo realismo in gran movimento. Il soggetto è un cavallo che, spaventato, si è lanciato al galoppo trascinandosi dietro il suo cavaliere che, disarcionato, è rimasto con un piede mortalmente impigliato nella staffa. Il dipinto è diviso orizzontalmente in due fasce distinte, la terra e il cielo.

ARCHITETTURA DEL FERRO

A causa dell'industrializzazione che permetteva di sperimentare tecnologie e prodotti sempre più raffinati, verso la fine del XIX secolo, con la Seconda rivoluzione industriale, la produzione dei materiali da costruzione ebbe un grande impulso. Si scoprirono processi di fusione al altissime temperature che portarono a produrre travi e altri elementi in ferro di dimensioni e resistenza tali da poter essere utilizzate nell'edilizia. Grazie alla produzione di ghise, acciaio e vetro si rivoluzionò il modo di costruire e le tipologie degli edifici. Gli elementi strutturali tipici degli architetti che venivano utilizzati da secoli (archi, volte, cupole) divennero obsoleti, e per la grande potenzialità dei nuovi prodotti dell'industria, iniziarono ad emergere gli ingegneri (no preparazione artistica, ma scienze delle costruzioni).
Gli architetti sono costretti a una pausa di riflessione dopo il caotico Storicismo eclettico. Solo alcuni approfittarono della novità per sperimentare forme nuove.
Si iniziarono a costruire quelle che vennero chiamate grandi strutture (ponti, viadotti, stazioni ferroviarie e padiglioni espositivi).
I padiglioni espositivi nacquero in occasione delle Esposizioni Universali che si organizzavano dal 1851 nelle capitali per mostrare i prodotti dell'industria.
Queste strutture erano caratterizzate dalla facilità di montaggio e smontaggio.
La prima Esposizione Universale si tenne nel 1851 a Londra, e il comitato organizzatore bandì un concorso internazionale per la costruzione del padiglione da collocare tra Hyde Park e Kensington Garden. Il vincitore fu il costruttore di serre Joseph Paxton (1803-1865).
Il padiglione era una costruzione si oltre 77000 m² (spazio più vasto coperto da una costruzione nella storia dell'umanità) era formato da ghisa e vetro, e venne soprannominato Palazzo di cristallo, o Crystal Palace.

“CRYSTAL PALACE”

la costruzione è composta da una navata centrale gradonata lunga oltre mezzo km nella quale si innesta un transetto coperto con una gran volta a botte in ghisa e vetro costruita per non dover abbattere alcuni alberi secolari del parco. Gli elementi strutturali erano stato prodotti in serie da diverse fonderie. Dopo l'esposizione l'edificio venne smontato e rimontato nella periferia di Londra, a Sydenham, dove fu distrutto nel 1937 da un incendio.

Nel 1889, in occasione del centenario della Rivoluzione francese (1789) l'esposizione fu organizzata a Parigi per la quarta volta. Nel Campo di Marte vennero costruiti il “Palazzo”, con pianta a U, la “Galleria delle macchine” e la “Torre” realizzata da Gustave-Alexandre Eiffel (1832-1923), che diventò il simbolo di Parigi.

“TOUR EIFFEL”

La sagoma slanciata dell'enorme costruzione non è dovuta ad un fattore estetico, ma dalla necessità di contrastare adeguatamente la forza del vento che a causa dell'altezza avrebbe compromesso l'equilibrio de tutta la struttura.
Nel complesso la torre è alta 300 m (320 compresa l'antenna) e si regge su 4 enormi piloni reticolari disposti in modo arcuato, al fine di scaricare meglio l'enorme peso della costruzione. A 57 m si trova il primo ripiano dal quale altri 4 piloni inclinati si raccordano verso la seconda piattaforma, a 115 m. nella parte terminale della costruzione i piloni si fondono in un unico traliccio verticale a struttura reticolare che sale fino all'ultima piattaforma a 274 m.
Finita l'esposizione la Torre non fu smontata perchè ci si accorse che senza di essa il panorama di Parigi sarebbe cambiato.

In Italia l'architettura del ferro si sviluppò per “moda”. Alcuni esempi sono la “Galleria Vittorio Emanuele II” a Milano, la “Galleria Umberto I” a Napoli e la “Mole Antonelliana” a Torino.

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